20 settembre 2019
Aggiornato 09:04
Violenza donne

Veneto contro la violenza sulle donne, al via un percorso su misura nei Pronto Soccorso

Contro la violenza sulle donne un progetto della Regione Veneto. Nell'iniziativa coinvolti circa 3mila medici e infermieri

Violenza sulle donne
Violenza sulle donne Shutterstock

VENEZIA – Ci sarà in Veneto un percorso dedicato ad accogliere le donne che subiscono violenza, sin dal momento in cui arrivano al pronto soccorso e fino ai centri antiviolenza e alle case 'rifugio'. Questo l'obiettivo del percorso di formazione per i 'professionisti dell'emergenza' che la Regione Veneto ha attivato sulla base delle 'Linee guida per le aziende sanitarie e ospedaliere in tema di soccorso e assistenza sociosanitaria per le donne che subiscono violenza'.

Nell'iniziativa sono coinvolti circa 3.000 medici e infermieri dei Pronto Soccorso del Veneto e medici di medicina generale, per un totale di 110 corsi attivati in tutte le Ulss e le Aziende Ospedaliere del Veneto, entro l'anno. Per il Programma di formazione - curato, per la parte scientifica, dal Coordinamento regionale Emergenza e Urgenza e, per la parte organizzativa, dalla Fondazione Scuola di sanità pubblica, con il coordinamento amministrativo dell'Unità organizzativa Cooperazione internazionale - la Regione Veneto ha destinato un milione di euro, trasferiti nel 2017 dalla Stato nel quadro del Piano straordinario contro la violenza sulle donne.

Poche donne denunciano le violenze
«Soltanto circa una donna su dieci che subisce violenza decide di denunciare, continuando a subire per anni maltrattamenti e abusi fisici e psicologici – spiega l'assessore regionale al Sociale, Manuela Lanzarin – Un percorso strutturato, con operatori preparati che lavorano in collaborazione con i Centri Antiviolenza del territorio, consentirà alle donne che subiscono violenza di essere accolte al triage del Pronto Soccorso con un percorso dedicato, così da garantire tempestività della presa in carico, privacy e sicurezza. Qui comincerà un confronto con l'operatore sanitario, improntato alla cura, al sostegno e all'attenzione di eventuali figli, ma anche attento a conservare elementi importanti nell'eventualità la donna voglia procedere a denunciare l'autore della violenza. Non dimentichiamo – conclude Lanzarin – che nella maggioranza dei casi si tratta di violenze domestiche che coinvolgono anche i figli e spesso la paura di denunciare è dovuta al timore di un loro allontanamento».