15 dicembre 2018
Aggiornato 03:30

Quel dolore sotto le lenzuola che mette a rischio la coppia

Vulvodinia, il dolore femminile che mette a rischio la sessualità e la coppia. Sintomi e rimedi
Problemi di coppia e sessualità
Problemi di coppia e sessualità (Shutterstock.com)

MILANO – Sono molte le donne che provano dolore durante un rapporto sessuale. Un dolore subdolo che, spesso, porta a rinunciare alla sessualità – mettendo in crisi non solo la donna ma anche la coppia. E' la vulvodinia, un disturbo che condiziona anche la vita di tutti i giorni, ma che deve essere affrontato con consapevolezza per poterlo risolvere – senza vergogna – e poter tornare a vivere.

La vulvodinia, un problema comune a molte donne
Spesso non si parla di vulvodinia, o comunque di provare dolore durante un rapporto perché ci si vergogna, si pensa di essere la sola a provarlo o perché si teme possa essere altro. Ma il dolore durante un rapporto sessuale «è un’esperienza che accomuna un numero considerevole di donne, donne che fino a non molto tempo fa non avrebbero potuto nemmeno dare un nome al proprio problema, tanto erano scarse le conoscenze e gli sforzi in materia – scrive la dott.ssa Elisa Sipio del Centro Santagostino in un articolo pubblicato sul magazine del Centro – È solo negli ultimi venti anni che la comunità medica ha iniziato ad affrontare il tema del dolore vulvare, a studiarlo e a cercare di capirlo, nonostante interessi una percentuale di donne che si arriva a stimare intorno al 10-15%».


La vulvodinia e il sentirsi 'strane'
Si tratta di «una patologia nuova (nel senso della sua diagnosi e studio) – prosegue la dott.ssa Sipio – ma nonostante i grandi passi fatti negli ultimi tempi, le donne che convivono con questo fastidioso sintomo spesso si scontrano con diverse difficoltà nell’affrontare l’argomento con il proprio medico, tra cui l’imbarazzo, la difficoltà del medico stesso nel trattare temi legati alla sessualità, la paura di non essere 'normali' o di apparire 'strane'. Tutto ciò fa sì che la vulvodinia resti ancora oggi un problema sottostimato, poco indagato, e che spesso giunge all’attenzione di un medico preparato per affrontarla con notevole ritardo rispetto alla sua insorgenza».

I sintomi della Vulvodinia
La dottoressa Sipio spiega poi quali sono i sintomi principali, o tipici, della vulvodinia. E' prima di tutto importante precisare che se si prova dolore vulvare non è detto che si tratti di vulvodinia. Questo tipo di dolore infatti può anche essere provocato da infezioni, traumi locali, disturbi ormonali, neurologici, dermatologici e anche oncologici. Se, escluse altre cause, tuttavia il dolore persiste e in particolare da più di 3 mesi, allora si può parlare di vulvodinia.

Non si è 'strane'
«Alcune donne sperimentano dolore spontaneo, senza eventi scatenanti. Più frequente è il caso invece del dolore provocato dal tentativo di rapporto sessuale penetrativo – sottolinea la Sipio – È stato dimostrato come la percezione del dolore che si protrae a lungo genera dei meccanismi a livello del sistema nervoso che rendono 'centrale' il dolore, cioè che rendono la percezione del dolore indipendente dalla presenza o meno dello stimolo doloroso. Questo ci insegna che non è corretto pensare che il dolore sia generato dalla mente, come spesso le pazienti affette da vulvodinia si sentono impropriamente dire, bensì è la mente a essere influenzata e 'modellata' dall’esperienza del dolore cronico. Spesso infatti – continua l'esperta – nel giro di poco tempo il problema diventa ben più vasto della semplice presenza del dolore, arrivando a modificare la quotidianità e a rendere più o meno 'reattiva' la persona, provata dalla lunga sopportazione e convivenza con il dolore».

Ne soffre più la sfera sessuale
E' ormai provato che soffrire di vulvodinia abbia un notevole impatto sulla qualità della vita in generale. La donna che ne soffre arriva quasi sempre a modificare il proprio comportamento, le proprie abitudini e le relazioni. Sono però l’emotività e la sfera sessuale a risentirne maggiormente. «Sovente – fa notare la dott.ssa Sipio – la donna arriva a mettere in atto strategie di evitamento anche nei confronti della sessualità non penetrativa, allontanando il partner o evitando le occasioni di intimità. Ciò genera a sua volta disagio nel partner, che vede le proprie attenzioni rifiutate, che spesso non capisce cosa provi la propria compagna e non sa come aiutarla. Assistere impotente alla sofferenza della propria partner talvolta induce nell’uomo delle vere e proprie disfunzioni della sfera sessuale come il calo del desiderio o il deficit erettile, disfunzioni di cui nessuno si preoccupa poiché il medico il più delle volte cerca di curare la propria paziente, senza considerare ciò che accade al partner».

Dal medico quando si ormai in crisi
Dal dolore all'impatto che questo ha sulla sessualità e il rapporto di coppia, spesso si arriva a prendere la decisione di rivolgersi a un medico o uno specialista quando ormai tra i partner «si è instaurato un complesso di problematiche interdipendenti, fisiche, sessuali e relazionali, dove non è più sufficiente risolvere il solo problema del dolore, cosa che peraltro resta prioritaria, ma è necessario affrontare in modo più ampio la situazione nella sua complessità», spiega la Sipio.
Il difficile, in questi casi, è trovare la persona giusta, ossia un professionista che conosca il problema, e che dunque lo sappia affrontare con la dovuta urgenza ma, soprattutto, competenza. Difatti, in questi casi, non si ha a che fare con un 'semplice' dolore, ma con tutta una serie di problematica sia del singolo che, ormai, della coppia.  Lo specialista, sottolinea la Sipio, deve saper agire «avvalendosi di un’equipe che accolga e gestisca tutti gli aspetti del problema».

I rimedi
«Si tratta di una sindrome che in ogni donna riconosce meccanismi e cause diverse e diversamente curabili, le terapie quindi devono essere personalizzate – fa notare l'esperta – Frequentemente ci si avvale dell’uso di farmaci, per bocca o per via locale, di integratori o di prodotti emollienti, si interviene sulle abitudini quotidiane che possono irritare o influenzare la percezione del dolore, come i prodotti usati per l’igiene o l’abbigliamento. Soprattutto è utile che, oltre al ginecologo esperto, la donna che ha una diagnosi di vulvodinia possa affidarsi a un’equipe multidisciplinare, che comprenda diverse figure professionali. Fondamentale la presenza di professionisti dedicati alla terapia fisica, come la TENS antalgica e la riabilitazione del pavimento pelvico, per agire sulla componente muscolare del dolore e insegnare alla donna ad avere il controllo del proprio corpo. Importantissima inoltre la consulenza sessuale – prosegue Sipio – che aiuti la donna o la coppia a fare chiarezza sul problema, ridefinire i problemi e trovare insieme stili di vita soddisfacenti. Infine, estremamente utile la psicoterapia, ovvero un percorso che sostenga la donna nel momento di difficoltà in cui si trova, aiutandola, tra le altre cose, a ridurre l’impatto del dolore sulla sua vita, a gestire l’ansia e l’aggressività, a modificare la risposta al dolore, e che sostenga anche il partner per ridurre la conflittualità nella coppia e favorire strategie di comunicazione e di adattamento più efficaci».
Presso il Centro Medico Santagostino è presente un team di specialisti che si occupa di vulvodinia a 360°, dopo una prima visita chiamata 'visita per patologia vulvare' verrà stabilito insieme al medico il percorso più adatto al caso specifico.