1 aprile 2020
Aggiornato 00:30
Francine e Adrienne

Intervento record al Bambino Gesù: separate due gemelline siamesi unite dalla schiena

Eccellente intervento di chirurgia al Bambino Gesù: separate due gemelline siamesi che condividevano il midollo spinale e l’intestino

Gemelle siamesi separate al Bambino Gesù di Roma
Gemelle siamesi separate al Bambino Gesù di Roma Shutterstock

ROMA – Altro intervento da record al Bambino Gesù: due gemelline siamesi di nome Francine e Adrienne, provenienti dal Burundi, da ora in poi potranno fare una vita totalmente autonoma. Le piccole erano legate  dalla schiena e per la prima volta, da quando sono nate, potranno finalmente guardarsi negli occhi. Le gemelle erano considerate pigopaghe – ovvero unite dalla zona sacrale -  e condividevano anche il midollo spinale e la parte terminale dell’intestino.

La preparazione all’intervento
Al fine di poter eseguire un intervento così delicato, specialisti di diversi settori (Neonatologia, Chirurgia plastica, Neurochirurgia, Anestesiologia e Rianimazione, Diagnostica per immagini) hanno dovuto coordinarsi e organizzare l’operazione per ben 3 mesi. Per farlo hanno anche adottato strumenti tecnologici come risonanze tridimensionali e stampe 3D.

Dodici ore di intervento
Il team, coordinato dal professor Pietro Bagolan, direttore del Dipartimento di Neonatologia medica e chirurgica, è riuscito a separare le due piccole gemelline grazie a un intervento della durata di ben 12 ore. In sala operatoria – il 30 novembre scorso - vi erano 4 équipe d’eccellenza per un totale di 25 persone. Per il Bambino Gesù questo è il secondo caso di separazione di gemelli siamesi a poche settimane di distanza l’una dall’altra. Mentre quella precedente, realizzata dallo stesso nosocomio, risale a ben trent’anni fa.

Un caso complicato
Il caso delle due neonate nate in Burundi appariva alquanto complicato perché le gemelline avevano in comune il midollo spinale, formando una sorta di V all’interno delle vertebre. La membrana che riveste il midollo (sacco durale) era anch’esso in comune così come la parte terminale dell’intestino, il retto, lo sfintere e l’ano. Quindi i medici non dovevano solo separare tali organi ma anche ricostruirli. Ed è stato necessario farlo seguendo un ordine ben preciso: prima di tutto i neonatologi hanno dovuto dividere l’ano, poi il retto e lo sfintere. Immediatamente dopo i neurochirurghi hanno separato e ricostruito il midollo spinale completo di sacco durale. Infine altri operatori hanno dovuto dar vita all’area sacrale di ciascuna gemella. Al termine i chirurghi plastici hanno richiuso i tessuti.

Una vera sfida
«La sfida di questo intervento – spiega il professor Bagolan – è stata quella di separare il midollo spinale senza sacrificare le varie radici nervose; ricostruire velocemente il sacco durale per evitare perdite di liquido cerebro-spinale e ricreare l’area ano-rettale mantenendo integra la funzionalità dello sfintere. Il nostro obiettivo prioritari era garantire alle bambine la migliore qualità di vita possibile tenendo conto che torneranno a crescere in un’area geografica in cui i presìdi sanitari sono una rarità».

7 mesi di vita
Le bambine, dopo essere state in terapia intensiva, sono state trasferite nel reparto di neonatologia. E il 5 gennaio – vigilia dell’Epifania – festeggeranno 7 mesi di vita. Come nel caso precedente, anche il percorso clinico delle due gemelline rientra nell’ambito delle attività umanitarie dell’Ospedale pediatrico della Santa Sede.

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