20 gennaio 2020
Aggiornato 06:00
Obesità e aloe vera

Curava l’obesità con l’aloe vera: naturopata condannato. Ecco come difendersi dagli impostori

Naturopata condannato a un anno e mezzo per aver tentato di curare una donna affetta dall’obesità con costosissime bottiglie di aloe vera

Naturpata cura l'obesità con l'aloe vera
Naturpata cura l'obesità con l'aloe vera Shutterstock

E’ vero: molte persone sono rimaste insoddisfatte da alcuni risultati ottenuti dalla medicina tradizionale. Purtroppo ha ancora molte lacune e tanti – forse troppi – limiti. Tuttavia, al momento è l’unica che abbiamo a disposizione che adotti sistemi scientificamente provati. D’altro canto sono sempre di più le persone che si appoggiano ai naturopati¸ la maggior parte dei quali senza alcuna laurea in medicina. Ed è così che in alcuni casi – come quello che stiamo per raccontarvi – i pazienti spendono fior di quattrini per cure che non funzionano. Ecco cosa è accaduto a una donna di 59 anni.

Guarire dall’obesità?
Tutti sappiamo che guarire – realmente – dall’obesità non è affatto semplice. E comunque si tratta di una patologia che può portare a molte conseguenze negative per la nostra salute: per tale motivo ci si deve affidare a personale esperto altamente specializzato. Va da sé che le cure miracolose non esistono e che qualunque altra persona non avrebbe avuto i requisiti per aiutarla. Nonostante ciò, una donna di 59 anni del peso di 112 chilogrammi, sceglie di rivolgersi a un naturopata che gli prescrive dell’aloe.

L’aloe guarisce dall’obesità?
Nei database scientifici si trovano molti riscontri circa alcune virtù dell’aloe, questo non lo si può di certo negare. Seppure sia considerata anche un ottimo depurativo, affermare che sia in grado di guarire letteralmente dall’obesità è decisamente eccessivo. Nonostante ciò le promesse di guarigione erano così elevate che il naturopata ha consigliato alla donna di bere dell’Aloe Arborescens Brasiliana dal costo di ben 130 euro al litro. La cura prevedeva l’assunzione di una bottiglia di Aloe ogni tre giorni per circa nove mesi. Paradossalmente, però, il prodotto contentava tale pianta solo nella misura del 10%.

Una cura costosissima
In totale la donna ha speso ben 30mila euro ma la sua obesità era esattamente al punto di prima. Solo con il tempo la paziente si rende conto che quella del natoropata è una vera e propria truffa. In seguito alla denuncia, la donna è stata riconosciuta come parte lesa in un processo terminato con la condanna del naturopata a un anno e due mesi.

Almeno la soddisfazione
Se la donna, da un lato, non è guarita dall’obesità, almeno ha ottenuto un po’ di soddisfazione: «siamo pienamente soddisfatti perché è stato riconosciuto e condannato il comportamento truffaldino dell’imputato. Ora sarà attivata la causa civile per il risarcimento dei danni», spiegano gli avvocati Tom Servetto e Roberta Maccia. Per ora, comunque, il naturopata sarà costretto a versare una provvisionale di 20 mila euro.

Il Naturopata
Ricordiamo che c’è molta confusione per quanto riguarda le regolamentazioni dei nauropati. Questa figura non può, in nessun modo, sostituirsi a quella del medico. Quindi non può fare diagnosi e neppure può fare prescrizioni o indicarvi cure basandosi su una diagnosi medica. L’unica cosa che può fare è offrirvi suggerimenti per uno stile di vita più adatto a voi - e possibilmente davvero sano. Quindi evitate come la peste naturopati che vi consigliano diete, che vi richiedano esami  medici o del sangue o che tentano di curarvi con metodi non scientificamente provati qualsiasi tipo di patologia o disturbo. In tutti questi casi dovrete obbligatoriamente affidarvi a una persona laureata in medicina.

Meglio affidarsi a personale qualificato
In tutta questa vicenda emerge un fatto alquanto allarmante: le persone hanno difficoltà a trovare specialisti che davvero siano in grado di aiutarli. Purtroppo nel nostro Paese vige un clima di vacatio legis, ossia non ci sono molte regole in fatto di medicine complementari ed è così che chiunque, dal giorno alla notte, può dichiararsi esperto in materie che a volte di scientifico non hanno neppure il nome. Ma, come giustamente ricorda a Diario del Web Salute il dottor Guido A. Morina, Psicologo, sociologo, dottore in giurisprudenza e Consulente del Benessere, la Suprema Corte di Cassazione ha più volte chiarito che «integra il reato di truffa aggravata - e non il reato di abuso della credulità popolare il cui elemento costitutivo e differenziato si individua nel turbamento dell'ordine pubblico e nell'azione rivolta nei confronti di un numero indeterminato di persone - il comportamento di colui che, sfruttando la fama di mago o guaritore, ingeneri nelle persone offese il pericolo immaginario di gravi malattie e le induca in errore, procurandosi un ingiusto profitto con loro danno, facendo credere di poterle guarire o di poterle preservare con esorcismi o pratiche magiche o con la somministrazione e prescrizione di sostanze asseritamente terapeutiche [C 18.1.2006, Locaputo, CED 233361, D&G 2006/8, 47, con nota di BOVIO e GRASSO; in senso conforme C 18.11.2008, n. 43129, Leggi d’Italia; C 25.2.2009, n. 8621, Leggi d’Italia]».

Mago, nutrizionista o naturopata?
Ma non pensiate che tale normativa riguardi solo le persone che si improvvisano guaritori o maghi. Comprende, infatti, anche tutti quegli esperti nati dal nulla che – in seguito a semplici corsi triennali, e sprovvisti di laurea in medicina – prescrivono medicinali naturali o suggeriscono diete in merito alla condizione del paziente che si è rivolto a loro. Morina ricorda, infatti, che «la Sesta Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20281/17 (pubblicata in data 28 aprile 2017), ha affermato che anche l'attività consistente nel fornire suggerimenti alimentari, se esercitata da soggetti sprovvisti di titoli abilitanti, come quella di dietista o biologo, è suscettibile di sanzione penale, 'per esercizio abusivo della professione' proprio per le possibili ricadute nei confronti degli utenti». Quindi – in sintesi - un naturopata serio non può indicarvi una dieta adatta a voi se non possiede anche una laurea in dietistica.

E le intolleranze alimentari?
Stessa cosa dicasi per le intolleranze alimentari: «già nel 2013 – prosegue Morina -  la Suprema Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 15006 del 02 aprile 2013, aveva affermato che l’esercizio delle attività di controllo sulle intolleranze alimentari, la verifica dei bisogni nutritivi e della corretta assunzione di alimenti sono 'tipiche del medico chirurgo specializzato in scienze dell’alimentazione', ed esercitarle senza titolo costituisce esercizio abusivo della professione medica e, che lo svolgimento in modo continuativo di queste 'complesse attività' sia 'riservato all’esperto in scienze dell’alimentazione'. Dunque, integra il reato sopra citato anche la condotta di chi si 'limiti a dare ai propri clienti, consigli sullo stile di vita e di natura alimentare, pur senza prescrivere o eseguire esami diagnostici'». Ricordiamo anche che spesso vengono diagnosticate intolleranze alimentari con metodi non provati scientificamente come il vega test.

Attenzione ai naturopati che vi prescrivono diete
Attenzione, quindi a tutti i naturopati che vi prescrivono diete di qualsiasi tipo: «un’ulteriore pronuncia della Suprema Corte di Cassazione, la n. 13378 del 16/04/2015, ancor più nello specifico, ha affermato che il 'naturopata non può prescrivere diete in quanto tale attività – con la connessa precedente anamnesi e successivo controllo e misurazione dei risultati' - alla stregua del parere del Consiglio Superiore di Sanità, è attività riservata al medico chirurgo nutrizionista e al biologo».

Fake News
In tutta questa vicenda non possiamo anche non menzionare nuovamente il triste fenomeno delle Fake News: qualunque informazione un media fornisce deve essere documentato da validi dati scientifici. Perché «la diffusione di notizie false, esagerate e tendenziose» - ricorda il dottor Morina, è considerata dal nostro Codice Penale come potenzialmente in grado di turbare l’ordine pubblico, e in questo caso è, appunto, sanzionata penalmente (art. 656 del Codice Penale). Per esempio, se qualcuno sostiene di poter curare le stesse patologie curate dalla medicina scientifica con rimedi alternativi altrettanto efficaci e privi di effetti collaterali, non può̀ limitarsi a giustificare questa affermazione citando i casi di guarigione che ha verificato nel suo studio medico (sempre che sia medico), ma deve fornire dati almeno quantitativamente confrontabili con quelli relativi ai rimedi attualmente in uso», conclude Morina.