19 gennaio 2020
Aggiornato 18:00
CAR-T Cell e linfomi

La tecnica CAR-T Cell fa regredire il linfoma non Hodgkin in breve tempo

Ancora conferme dalla tecnica CART-T cell. Risultati positivi anche contro il linfoma non Hodking. Si attende l’approvazione di FDA

CAR T Cell per linfoma non Hodkin
CAR T Cell per linfoma non Hodkin Shutterstock

Nuove speranze di cura per il linfoma non Hodkin grazie all’innovativa terapia Car T Cell. Due studi, recentemente condotti da Filadelfia a Tokyo, sono infatti riusciti a dimostrare come la cura sia in grado di offrire una remissione di lunga durata nei pazienti affetti da questa temibile malattia. I risultati saranno presto presentati all’American University of Hematology Annual Meeting and Exposition di Atlanta. Mentre il follow-up durato due anni sarà pubblicato nel New England Journal of Medicine.

Cos’è la tecnica CAR-T?
Si tratta di una cura che fa parte del gruppo dell’immunoterapia. Il suo nome deriva dai linfociti T e da un recettore denominato chimeric antigen receptor (antigene-specifico chimerico). La terapia è molto semplice quanto efficace: si effettua un prelievo di sangue del paziente e si estraggono i linfociti T. Dopodiché vengono aggiunti a tali cellule delle sostanze in grado di potenziare il sistema immunitario, attraverso particolari tecniche di ingegneria genetica. I linfociti della persona malata vengono così equipaggiati con un vettore virale che riconosce e uccide in maniera selettiva le cellule cancerose. Una volta fatto il lavoro, il personale medico re-inietta gli stessi linfociti del paziente che ora saranno in grado di riconoscere il cancro e ucciderlo, come potrebbe accadere su un individuo sano.

Lo studio JULIET
Lo studio, denominato JULIET, è stato finanziato da Novartis. Si è dedicato sui pazienti affetti da linfoma diffuso refrattario a grandi cellule B (DLBCL). La remissione completa si è verificata dopo soli tre mesi e il 73% dei pazienti non ha avuto più alcuna recidiva neppure dopo sei mesi dall’inizio della terapia. In totale, sono stati esaminati 81 pazienti a cui sono state eseguite delle infusioni con cellule T CAR.

Remissione a tre mesi
«Nel complesso, i dati di entrambi gli studi mostrano che la maggior parte dei pazienti in remissione a tre mesi rimane in remissione», ha dichiarato Schuster, che professore presso il Lymphoma Clinical Care, ricercatore al Perelman School of Medicine e direttore del Lymphoma Program presso l’Abramson Cancer Center.

Insieme alla chemioterapia
Due terzi dei pazienti affetti da linfoma a grandi cellule B vengono trattati con alte dosi di chemioterapici, ma quanto la cura fallisce ci si può affidare a un trapianto di cellule staminali autologhe che, potenzialmente, potrebbe portare alla guarigione completa. Tuttavia la metà di questi pazienti sono refrattari alla cura e per questo motivo e divengono i migliori candidati a questo approccio. «Circa un terzo dei pazienti che falliscono a tutte le terapie attuali, anche i trapianti, potrebbe ora avere una forma di terapia che potrebbe offrire loro remissioni durature. Questa terapia ha il potenziale per salvare vite umane se approvata dalla FDA per questa indicazione», ha dichiarato Schuster.

Buone speranze
Un farmaco simile, noto con il nome di Kymriah è stato recentemente approvato dall’FDA per il trattamento di pazienti fino a 25 anni di età affetti da leucemia linfoblastica acuta (ALL). In questi casi la remissione totale della malattia si è verificata con una singola dose nel 93% dei pazienti. Novartis ha quindi richiesto l’approvazione anche per il farmaco CTL019 per il trattamento del linfoma non Hodkin.

Diretto verso le cellule cancerose
Il nuovo farmaco di Novartis rende i linfociti T in grado di bersagliare le cellule cancerose verso una proteina denominata CD19, fino a farle morire completamente. Ogni singolo paziente assiste a una replicazione pari a circa 10.000 nuove cellule immunitarie. Le cellule ingegnerizzate possono sopravvivere nell’organismo umano per diversi anni.

Gli effetti collaterali
Tutte le terapie CAR-T possono provocare la cosiddetta sindrome da rilascio di citochine (CRS) che porta sintomi simil-influenzali tra cui febbre, dolori muscolari e nausea. Raramente potrebbe richiedere una cura intensiva a base di tocilizumab. Tutti i pazienti che hanno manifestato tale sintomatologia sono guariti comunque velocemente. Più raramente si evidenziavano infezioni, neutropenia febbrile, citopenie, eventi neurologici o anomalie metaboliche note con il nome di lisi tumorale. Quest’ultima si è verificata solo nell’1% dei pazienti. Nessun decesso è stato registrato in seguito al trattamento e tutte le tossicità si sono risolte in tempi brevi. Il CRS è stato sperimentato solo su cinque pazienti e solo uno ha dovuto effettuare il trattamento con il tocilizumab. Lo studio è stato reso possibile anche grazie alle sovvenzioni dal National Institutes of Health.