27 maggio 2020
Aggiornato 18:00
Batteri e musica

Anche i batteri «ascoltano» la musica. Ecco la preferita di Escherichia Coli. E combatte i tumori

Scienziati italiani dell’Università di Firenze, scoprono la musica generata in ambiente batterico. Ecco la playlist di Escherichia Coli, il batterio che potrebbe aiutare a combattere i tumori

La PlayList di Escherichia Coli
La PlayList di Escherichia Coli Shutterstock

Pensate che la musica possa essere apprezzata solo dall’orecchio umano? Vi sbagliate di grosso. Secondo una recente ricerca condotta da alcuni scienziati italiani, anche i batteri riescono ad avvertire la differenza tra un tipo e l’altro e, a quanto pare, hanno persino i loro gusti. Tra i microorganismi più studiati da alcuni studenti dell’università di Firenze, c’è anche l’Escherichia Coli. Un batterio che potrebbe migliorare la qualità della vita ai malati di cancro grazie a una terapia mirata.

La Playlist dei batteri
Alcuni ragazzi, studenti in Biotecnologie dell’ateneo Fiorentino, sono riusciti a concentrarsi sullo scambio di informazioni che avviene tra un batterio e l’altro. Durante lo studio, coordinato da Alessio Mengoni, gli scienziati sono riusciti a convertire in suoni e colori la comunicazione batterica.

Il miglior candidato per un concorso
L’ambizioso (e originale) progetto degli studenti fiorentini è stato ideato allo scopo di partecipare all’International Genetically Engineered Machine competition (iGEM)-Giant Jamboree. Si tratta di un famoso concorso di biologia sintetica tenuto presso il Massachusetts Institute of Technology di Boston. Per poter partecipare è necessario effettuare dei progetti basati sulla biologia sintetica, quindi un prodotto – se così si può chiamare – derivante dal connubio tra ingegneria genetica e scienza. Attraverso queste due conoscenze si potrebbe dar vita a sistemi biologici mai visti prima d’ora. A rappresentare l’Italia, in questa splendida avventura che terminerà nella giornata di oggi, ci saranno solo gli studenti dell’università fiorentina.

La comunicazione batterica
«I geni di Escherichia coli, costruiti sinteticamente dai ragazzi, sono stati modificati in modo da poter comunicare tra loro tramite delle molecole segnale» e, durante lo scambio di informazioni, «i due batteri s’influenzano reciprocamente, provocando a intervalli regolari dei segnali fluorescenti poi tradotti in suoni attraverso un software, creato ad hoc dagli studenti, capace di quantificare la luce emessa in suoni», spiega Alessio Mengoni. Dai risultati è emerso che la comunicazione cellulare è molto più varia di quanto si fosse creduto fino ad ora. E, incredibilmente, la comunicazione batterica permetteva di generare fluorescenze e composizioni musicali di ogni genere. A detta degli scienziati è un po’ come se anche i batteri avessero una loro PlayList, tant’è vero che gli studenti hanno intitolato il loro progetto «Sound of Coli».

Escherichia Coli per migliorare la terapia antitumorale
Tutti sappiamo che uno dei limiti della terapia anticancro è la scarsa – se non nulla – selettività d’azione. La chemioterapia, in particolare, è una delle cure più temute a causa degli effetti devastanti che ha su tutte le nostre cellule, comprese quelle sane. Tuttavia, sembrano esserci nuove speranze da una nuova terapia mirata che permetterebbe di avere una maggiore efficacia nell’aggredire il cancro e una minor tossicità sull’organismo umano. Tali speranze arrivano da ciò che viene definito drug delivery ovvero dalla veicolazione precisa di un farmaco. Per farlo bisogna utilizzare un carrier, uno dei migliori candidati pare essere proprio l’Escherichia Coli.

Escherichia Coli Nisser
Il miglior carrier probabilmente è un particolare tipo di batterio chiamato Escherichia Coli Nissle 1997. In fase sperimentale è stato adoperato per veicolare la doxorubicina, un antibiotico antineoplastico ad ampio spettro. Dai risultati è emerso che la nanoformulazione è riuscita a rilasciare il farmaco in maniera selettiva nelle zone tumorali più acide e ha ottenuto un accumulo nettamente maggiore del batterio a livello tumorale. Ciò ha permesso di inibire la crescita del tumore inducendo morte programmata. L’efficacia è stata superiore rispetto ad altri carrier.

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