18 settembre 2020
Aggiornato 19:00
Cuffia Paxman

Chemioterapia, al Sant’Anna arriva la cuffia che salva i capelli e ne evita la caduta

Paxman è una cuffia refrigerante utilizzata ormai in diversi paesi, che preserva i capelli dalla caduta. Si utilizza durante la terapia e funziona con la maggior parte dei chemioterapici

La chemioterapia fa paura a causa dell’estrema stanchezza e dei seri effetti collaterali che provoca, spesso a volte più della malattia stessa. Ma c’è un altro fatto che temono le persone che devono sottoporsi a questo genere di cura: la perdita totale dei capelli. E se per un uomo può essere disastroso, per una donna diviene un evento drammatico. Per fortuna, però, la scienza ci mette oggi a disposizione uno strumento che evita questo problema. E, attualmente, è disponibile al Sant’Anna di Torino.

Un casco da parrucchiera
Se siete donne sicuramente avete provato, almeno una volta nella vostra vita, il casco della vostra parrucchiera. Quello che permette di asciugare i capelli in modo più uniforme. E, in maniera molto simile, è stato realizzato il Paxman Scapl Cooling – uno strumento che permette di preservare i capelli durante la chemioterapia. L’unica differenza è che quello della vostra parrucchiera scalda, mentre questo raffredda.

Al Sant’Anna di Torino
Il casco anticaduta è disponibile al Sant’Anna di Torino grazie all’Associazione «Insenoallavita» Onlus. La sua funzione è quella di evitare la drammatica caduta dei capelli che si verifica a causa dell’atrofia della radice del bulbo pilifero. «L'alopecia ha un impatto negativo sulla qualità di vita dei malati di cancro, indipendentemente dal sesso e dall'età, induce un cambiamento dell'immagine corporea e, in particolare, dalla donna è vissuta come una diminuzione di femminilità in termini di estetica e sensualità», si legge nella nota della Città della Salute.

Disponibile per tutti
Da oggi, presso Day Hospital Oncologico dell’ospedale Sant'Anna – grazie alla formazione a cui è stato sottoposto tutto lo staff infermieristico, qualsiasi paziente oncologico potrà richiedere l’utilizzo della cuffia. Il dottor Saverio Danese, primario della Ginecologia e Ostetricia ospedaliera e Presidente dell’Associazione, spiega che lo strumento è stato donato grazie al contributo di una paziente. «L’alopecia viene vissuta come una continua dimostrazione della propria malattia, alterando le relazioni sociali e familiari. Questo problema fisico ed emozionale può portare a una riluttanza o rifiuto a sottoporsi a trattamenti chemioterapici».

Come funziona
L’apparecchio è dotato di due postazioni che possono essere utilizzate durante la seduta chemioterapica. Il paziente indossa il casco che ha lo scopo di ridurre vistosamente la temperatura a livello del cuoio capelluto diminuendo il flusso di sangue ai follicoli piliferi. Il risultato è molto semplice: questi ultimi vengono isolati dagli effetti del farmaco. «La temperatura del cuoio capelluto viene abbassata gradualmente – continua la nota - facendo circolare un refrigerante speciale all'interno della cuffia, ed è mantenuta costante per tutto il periodo del trattamento, partendo da circa 20 minuti prima e continuando anche a fine seduta per un periodo di tempo che può variare da 45 minuti sino a 2 ore. La perdita dei capelli a seguito di alcuni trattamenti di chemioterapia si verifica a causa dell'atrofia parziale o totale della radice del bulbo pilifero, «attaccato» dal farmaco. Il sistema del raffreddamento produce invece una sensibile riduzione del flusso di sangue ai follicoli piliferi, preservandoli in questo modo dalla distruzione. Il sistema Paxman può essere efficace su una vasta gamma di farmaci chemioterapici».

Un protocollo appositamente dedicato
«Come Day Hospital Oncologico abbiamo formulato un preciso protocollo di utilizzo di questo strumento, per poterne studiare i risultati e garantire alle nostre pazienti la possibilità di accedere al trattamento col massimo del beneficio atteso», ha dichiarato il professor Danese.

Una novità? Non proprio
Nel comunicato Stampa della Città della Salute, si legge come la cuffia non sia affatto nata ora. In realtà, già negli anni ’50 gli imprenditori Paxman avevano dato origine a un particolare sistema di raffreddamento. Che non serviva, però, per i malati di cancro, bensì per il processo di produzione della birra. Un giorno, però, alcuni soci dell’azienda vengono colpiti da un dramma: la moglie del figlio del fondatore si ammala di tumore al seno. Ed è così che l’intera famiglia dedica tutte le proprie conoscenze e i propri sforzi – anche in termini economici – per creare qualcosa di utile per i malati di cancro che dovevano essere sottoposti a cure così devastanti. Glenn, il marito della donna affetta da tumore al seno, si rende conto di quanto possa essere drammatico per una donna perdere i capelli. Ed è così che dà vita alla cuffia refrigerata sperimentata dalla moglie che, ahimè, pochi mesi dopo è morta. Ma la Paxman continua la sua ricerca e produce il primo prototipo ufficiale di casco. Ancor oggi, Paxman è l'unico produttore di questo tipo di tecnologia utilizzata in Gran Bretagna, Svizzera, Francia, Germania e Giappone.

Bersaglio selettivo?
Idealmente la medicina vuole che una delle peculiarità principali di un farmaco chemioterapico sia la selettività del bersaglio. A livello pratico, invece, sappiamo che la scienza non è ancora stata in grado – nonostante anni e anni di ricerche – di creare un farmaco che elimini solo le cellule neoplastiche. Infatti, «al momento non esistono farmaci chemioterapici in grado di agire esclusivamente sulla massa tumorale e non presentare effetti collaterali su altri tessuti dell'organismo anche se, solitamente, questi ultimi sono in grado di tornare alla normalità al termine della terapia».
Per avere maggiori informazioni sulla cuffia, potete visitare il sito internet ufficiale.