20 novembre 2019
Aggiornato 16:00
Vaccino antitetanica

Bambino di 8 anni non vaccinato: piange dopo l'espulsione dalla squadra di pallanuoto

Un bambino di otto anni viene espulso dalla squadra di pallanuoto a causa di un regolamento del Coni che prevede l’obbligo del vaccino antitetanica. Piange davanti al medico ma le condizioni non cambiano

Bimbo non vaccinato espulso dalla squadra di pallanuoto
Bimbo non vaccinato espulso dalla squadra di pallanuoto Shutterstock

Fino a ieri eravamo circondati, probabilmente a nostra insaputa, di bambini e adulti non vaccinati. Ora è scattata una sorta di psicosi parallela al nuovo decreto sull’obbligatorietà vaccinale. In questo caso, la vittima, è un bambino di otto anni che è stato recentemente escluso dall’attività agonistica. Perché – per scelta dei genitori – non è mai stato sottoposto a un nessun vaccino. Come è logico pensare, a soffrirne di più della situazione è stato il piccolo, che è scoppiato a piangere non appena ha saputo che non potrà più entrare nella squadra di pallanuoto. Tuttavia verrebbe da chiedersi come sia possibile che a quell’età non ha ancora nessun tipo di vaccino, essendo che per legge, c’è un obbligo ben preciso. Ecco tutti i dettagli.

Niente gare agonistiche
È un giovanissimo giocatore di pallanuoto, ama moltissimo questo sport e desidera partecipare a gare agonistiche. Ma non potrà farlo perché i genitori hanno scelto di non vaccinarlo, neppure contro il tetano. Vaccinazione obbligatoria in questi casi. Il medico: «mi dispiace molto per il bambino, è pure scoppiato a piangere».

Obbligo per gli sportivi
Tutti gli sportivi iscritti al Coni, devono essere presenti nell’elenco della vaccinazione antitetanica obbligatoria come da Legge numero 292 del 5 marzo 1963. Per questo motivo il medico di medicina sportiva dell’Asl di Udine si è visto costretto a escludere il bambino di otto anni dalla squadra di pallanuoto. Secondo il regolamento i genitori hanno diritto, nel prossimo mese, di presentare un ricorso alla Commissione regionale costituita alla Direzione Centrale Salute e Protezione sociale di Trieste. Ma come potranno mai vincere tale ricorso?

Non idoneità
Secondo quanto riportata dal Messaggero, la mancata idoneità del bambino sarebbe stata evidenziata nel momento in cui il Centro per la lotta contro le malattie cardiovascolari dell’Azienda 4 per i servizi sanitari, ha effettuato verifiche. Una volta scoperta la mancata vaccinazione antitetanica il bambino è stato escluso dalla squadra. «Ci sono due buoni motivi che hanno spinto a questa scelta. Il primo è di ordine deontologico. Si dà l’idoneità per evitare tutti i rischi al ragazzo. Il discorso vale anche quando si presenta uno sportivo con malattie al cuore in cui ogni sforzo può comportare dei pericoli alla sua salute. Il secondo fa riferimento a una legge nazionale del 1963 in cui si dice che ‘i lavoratori a rischio e gli iscritti al Coni’ devono essere protetti contro il tetano», ha spiegato Alessandro Colò, dirigente medico della medicina dello sport dell’Azienda 4.

Non aveva scelta
Come è logico pensare, il medico non aveva scelta e doveva necessariamente prendere provvedimenti come previsto dal regolamento. «Sono un pubblico ufficiale. Cos’altro potevo fare? C’è una legge che parla chiaro. Lo avevo visitato, dal punto di vista clinico non presentava nessuna anomalia. Quando poi ho chiesto al padre del piccolo di presentare il tesserino delle vaccinazioni fatte mi ha informato che è contrario e che per questo non l’ha vaccinato. Bene, gli ho risposto, non posso dare l’idoneità».

È la prima volta che accade
Il vaccino antitetanica è uno dei vaccini più comuni che, generalmente, utilizza anche chi non è propenso all’uso di tali farmaci. Non a caso, la responsabile della piscina Cividale ha asserito che è la prima volta che si trova di fronte a una situazione di questo genere. «È la prima volta. I ragazzini sono sempre stati tesserati con un semplice certificato che attestava la loro idoneità. Che io sappia le vaccinazioni non sono mai state prese in considerazione». Secondo Gianfranco Beltrami, vicepresidente Società Italiana di medicina Sportiva, i genitori stanno commettendo un errore, imputandosi a non vaccinare il piccolo di otto anni. «Intanto c’è una legge e va rispettata. Bene ha fatto il medico di Udine. Poi si può discutere. Il pericolo oggi non è quello del 1963 quando fu scritta la norma. Però il rischio c’è sempre e mi pare che di tetano si muoia ancora», conclude Beltrami. In merito alla sua dichiarazione non possiamo dimenticare il recentissimo caso della bambina ricoverata in ospedale a Torino a causa del Tetano. In ogni caso nessuno ha ancora fornito dettagli sulla sua situazione scolastica: secondo la legge non potrebbe neppure frequentare la scuola elementare ma, evidentemente, questo problema non c’è – o nessuno ne parla.