18 ottobre 2019
Aggiornato 03:30
Bambini con l’aids a scuola

Dopo le parole del sindaco leghista di Vignola sull'obbligo vaccinale, l’immunologo Burioni: l’Aids non si trasmette

L’ammalato di Aids può andare a scuola, mentre i bambini non in regola con i vaccini no. In sintesi il pensiero del sindaco di Vignola Simone Pelloni che ha scatenato una marea di polemiche. L'Hiv e l'Aids, secondo gli esperti, non si trasmettono con le interazioni sociali

Vaccini e Aids, è polemica per le parole di Pelloni
Vaccini e Aids, è polemica per le parole di Pelloni Shutterstock

VIGNOLA – «Quello che qualche genitore mi ha detto sembra paradossale. Anche all’ammalato di Aids si garantisce il diritto allo studio, al non vaccinato lo si esclude dall’asilo nido e dalla scuola d’infanzia o lo si fa pagare una multa qualora non faccia i vaccini in tempi prestabiliti. Questo è un paradosso ovviamente assurdo». Queste le parole pronunciate dal sindaco leghista di Vignola in provincia di Modena durante un incontro pubblico sull’obbligo vaccinale nelle scuole avvenuto la settimana scorsa, dopo che alcuni genitori avevano richiesto un incontro in Unione per avere maggiori informazioni sulla legge. Parole che, come comprensibile, hanno scatenato una valanga di polemiche. Tra le repliche del Presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, o del segretario regionale del PD Paolo Calvano arriva anche quella dell’immunologo Roberto Burioni che avverte i ‘somari’, citati nel suo recente libro sulle vaccinazioni, che a differenza di quello che si vuole far credere l’Aids e «il bambino (e l’adulto) affetto da Hiv non è un pericolo per nessuno visto che la malattia non si trasmette con i contatti sociali».

Parole indegne
Duro anche il presidente della Regione, Stefano Bonaccini che rivolgendosi a Pelloni scrive su Facebook: «usa parole indegne a proposito di vaccinazioni e bambini affetti da Aids, dovrebbe soltanto fare una cosa: scusarsi». Rincara la dose anche Paolo Calvano: per lui «Pelloni pronuncia parole inaccettabili, mettendo a confronto due situazioni incomparabili e discriminando i bambini immunodepressi (per esempio malati di Aids). Un bambino con malattie immunodepressive, non può vaccinarsi. Ma ha diritto ad andare a scuola. Se un bambino immunodepresso si sedesse di fianco a un bambino non vaccinato, per esempio per il morbillo, non gli trasmetterebbe la sua malattia. Al contrario, sarebbe lui ad ammalarsi di morbillo e certamente morirebbe. Ed è esattamente per questo tipo di situazioni che abbiamo introdotto la legge sull’obbligo dei vaccini: tutelare i più deboli, garantendo a loro, come ai loro coetanei, pieni diritti. Quello che Pelloni definisce ‘un paradosso assurdo’ è invece una garanzia di diritto alla salute per tutti. Da sindaco dovrebbe saperlo e porsi come il garante del rispetto della legge anziché dire quello che ha detto».

Gli antivaccini fanno propaganda
Secondo il dottor Roberto Burioni, direttore della scuola di specializzazione in Microbiologia e Virologia all’università San Raffaele di Milano, i no vax fanno soltanto della propaganda. E, «la propaganda antivaccinista fa davvero uscire il peggio del nostro Paese. Una delle frasi che ho sempre sentito è ‘perché un bimbo con l’Aids può entrare a scuola e mio figlio non vaccinato deve rimanere fuori’? La risposta è semplice: il bambino (e l’adulto) affetto da Hiv non è un pericolo per nessuno visto che la malattia non si trasmette con i contatti sociali. Al contrario – prosegue Burioni – chi è immunodepresso, per qualunque motivo, beneficia della immunità di gregge, che perdiamo a causa dei genitori che non hanno vaccinato e non vaccinano i figli. Discriminare un bambino o un adulto perché infetto da Hiv è un’infamia delle peggiori».