30 agosto 2025
Aggiornato 04:30
Alcool e adolescenti

Alcol e giovani adolescenti: il primo bicchiere a 10 anni. Cosa li spinge a bere

Anche se in 5 anni cala il consumo di alcol tra gli adolescenti, sono molti ancora quelli che iniziano a bere anche prima dei 10 anni, con i genitori. Ma il 15% resta bevitore abituale. Ecco i motivi che spingono i ragazzi a bere

Alcol e adolescenti
Alcol e adolescenti Foto: Shutterstock

TRENTO – Cala il numero di adolescenti, intorno ai 13 anni, che bevono alcol. Negli ultimi cinque anni si è passati dal 45,2% del 2012 al 23,3% del 2017. Ma se cala la percentuale, pare che cali anche l’età in cui si assaggia il primo bicchiere, con il 40% che lo fa prima di compiere i 10 anni, mentre il 23% ne ha bevuto almeno uno intero. A promuovere l’assaggio è ancora l’ambiente familiare nel 71,8% dei casi. E un buon 15% di giovani è bevitore abituale, nonostante le Campagne d’informazione e la vendita di alcolici vietata ai minori. Questi e altri sono alcuni dei dati emersi da una ricerca su un campione di 1.982 adolescenti italiani – di cui la maggioranza tredicenni – condotta dal Dipartimento di sociologia e ricerca sociale dell’università di Trento, diretta da Carlo Buzzi e promossa dall’Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol e dalla Società italiana di medicina dell’adolescenza, e presentata a Sociologia.

Piccoli segnali di contrazione ma…
«C’è qualche segnale di contrazione – ha dichiarato il prof. Buzzi commentando i risultati – il consumo d’alcol tra gli adolescenti va lentamente riducendosi. Visto che il primo bicchiere si beve soprattutto con i genitori possiamo dire che la trasgressività legata al bere è caduta di molto». Ad aver ridotto il ricorso all’alcol, secondo gli esperti, potrebbe essere la maggiore informazione circa i danni prodotti dal bere, promossa dalle numerose Campagne contro l’abuso. Tuttavia, la percentuale di ragazzini che beve, e che mette in pericolo la propria salute è ancora elevata. Tra i ragazzi di 12, 13 e 14 anni interrogati nella ricerca a rinunciare oggi al bicchiere sono il 45,2%, mentre i bevitori occasionali sono comunque ancora il 39,7% e, infine, i bevitori abituali che bevono almeno una volta la settimana sono il 15,1%. Senza contare che i tredicenni a essersi ubriacati almeno una volta sono il 18%, una cifra che resta in ogni modo alta, anche perché circa un terzo di questi lo ha fatto più volte.

Perché lo fanno
Se l’imprinting alcolico viene più spesso dato per la prima volta in famiglia, le motivazioni che poi spingono gli adolescenti a bere sono altre. Secondo l’indagine le bevande alcoliche preferite dai tredicenni sono la birra, il vino, i soft-drink e in misura minore superalcolici. I motivi per cui i ragazzi bevono sono al primo posto (con il 48,9% dei casi) la necessità di adeguarsi al gruppo di cui fanno parte. Segue il divertimento di farlo nel 47,9% dei casi e a ruota il desiderio di dimenticare i problemi con il 44,6% dei casi, infine nel 38% dei casi c’è la voglia di sballare. Senza poi contare che nel 30,2% dei casi i giovanissimi bevono o si ubriacano senza una motivazione precisa, o giusto per fare un’esperienza. «I risultati della ricerca sono in controtendenza rispetto all’allarme generale, e che i ragazzi sono abbastanza estranei allo sballo – afferma Michele Contel, segretario generale dell’Osservatorio permanente sui giovani e alcol di Roma – Il che non significa abbassare la guardia». Non lo si deve fare anche perché se i ragazzi tra i 12 e i 14 anni hanno di questi comportamenti, le cose cambiano quando l’età si alza. Si sa infatti che spesso maggiore età non è sinonimo di maggiore consapevolezza o giudizio: sono purtroppo ancora molti, troppi, i giovani che bevono abitualmente o compulsivamente (binge drinking) per esempio il sabato e la domenica. Questi, oltre a essere a rischio salute spesso mettono a rischio la propria e l’altrui vita mettendosi magari alla guida sotto l’effetto dell’alcol. Tornando alla ricerca sugli adolescenti, il presidente dell’Osservatorio permanente sui giovani e alcol di Roma ha concluso: «Questa fascia di giovanissimi consumatori è indice di una vulnerabilità legata a vari fattori, non ultimo la gratificazione immediata che passa anche attraverso la pervasività delle nuove tecnologie digitali e la precocità di utilizzo».