Fibromialgia e Cannabis

Fibromialgia, l'incredibile storia di Rosanna: «Con la Cannabis sono rinata»

Una ex modella, una splendida donna il cui sorriso nasconde un dolore immenso: fitte in tutto il corpo causate dalla fibromialgia. Grazie alla cannabis è rinata

Cabbais contro la fibromialgia
Cabbais contro la fibromialgia (Miss Nuchwara Tongrit | Shutterstock)

TRENTO – Il suo nome è Rosanna Casagranda ed è una bellissima donna di 55 anni che un tempo lavorava come fotomodella. Al di là delle apparenze, però, la sua vita non è stata affatto rose e fiori. Tutt’altro, specie a livello di salute. Per fortuna, pare aver trovato un valido aiuto dall’utilizzo della cannabis. Ecco i dettagli della sua storia.

Tutto inizia cinque anni fa
I suoi veri problemi iniziano all’età di cinquant’anni quando la povera donna viene colpita da un’ischemia cerebrale. Subito dopo l’infausta diagnosi: Rosanna soffre anche di fibromialgia. Si tratta di un problema molto serio che spesso viene sottovalutato e non considerato come una vera e propria malattia. D’altro canto, secondo la definizione dell’Associazione italiana sindrome fibromialgica (AISF), è una forma di reumatismo extra-articolare o dei tessuti molli. Patologia che può provocare anche dolori molto forti che spesso causano invalidità.

Il bellissimo volto di Rosanna
Il bellissimo volto di Rosanna (Screenshot dalla pagina Facebook di Rosanna Casagranda)

50% di invalidità
La fibromialgia si può presentare in maniera più o meno invalidante, ma per Rosanna la vita è diventata davvero complicata tant’è vero che le è stato dato il 50% di invalidità permanente. Il paradosso è che lei ha sempre amato la vita sana e il benessere. Tempo addietro aveva persino dato vita a prodotti a suo marchio. «Avevo anche realizzato una mia linea di cosmetici, poi è cominciato l’inferno, un lungo pellegrinaggio da un medico all’altro, poi la drammatica ultima diagnosi: si tratta di Fibromialgia».

Esistono cure?
Purtroppo nonostante i molti soldi spesi in ricerche nessuno ancora è stato in grado di offrire un valido aiuto. La povera Rosanna, quindi, da anni si è vista costretta ad assumere antidolorifici per mitigare le forti fitte. «Sono arrivata a spruzzarmi la morfina in bocca, ormai gli antidolorifici non mi fanno più nulla, è un dolore dei nervi, e confesso di aver pensato anche di farla finita», racconta l’ex modella.

La svolta con la Cannabis
Finalmente anche Rosanna ha cominciato a tirare su un sospiro di sollievo: ha provato la Cannabis e finalmente ora si sente meglio. «Ho cominciato a curarmi con la cannabis terapeutica, che in Italia è legale dal 2013 e si può acquistare in qualsiasi farmacia con la ricetta. Si tratta di un olio che contiene il principio attivo CBD della cannabis, e da quattro settimane sto molto meglio».

In Italia, però, è sempre complicato
Come sempre nel nostro paese le cure tardano ad arrivare. E se Rosanna – o altri pazienti – volessero accedere a cure con la Cannabis ancora più forti, sarebbe un vero problema perché in Italia questo genere di farmaci non si trovano.

La lettera di Rosanna
Il primo quotidiano a riportare la vicenda di Rosanna è stato La voce del Trentino. Una lettera, infatti, è arrivata alcuni giorni fa, con un appello ben preciso, proprio alla redazione del giornale:

«Sono ammalata di fibromialgia, una malattia sempre più comune, un male che ti annienta e ti toglie la vita piano piano. Sono cinque anni che vivo con dolori fortissimi in ogni parte del corpo, ma da qualche settimana sono rinata. Ho cominciato una nuova vita. Ho cominciato una nuova cura. Ho iniziato ad usare la cannabis a scopo terapeutico. Non si tratta di «farsi le canne», che sono tutt’altra cosa, ma di assumere dei preparati galenici con i principi attivi che la cannabis contiene. Se ci pensate, tutti gli antidolorifici più in voga sono oppiacei, e il loro uso è ampiamente ammesso e diffuso. La cannabis ad uso terapeutico, in confronto, è acqua fresca, quanto a concentrazione di principi attivi. Gli oppiacei danno dipendenza, la cannabis cura. E non solo la mia malattia, ma si usa per la sclerosi multipla, per i dolori neuropatici e per i dolori oncologici. Ho letto tanti studi sull’efficacia di questa pianta e ora in Italia i farmaci a base di cannabis sono legali. Legali, ma non si trovano, i medici non li prescrivono, le farmacie non li preparano e quando si trovano sono a carico del paziente. Perché? Tornando a me, a parte i primi giorni, il dolore è praticamente scomparso! Sì, sto bene. E sto usando semplicemente un olio, dosato dal mio specialista, che non ha nemmeno tutti i principi della cannabis: cioè non ha la parte psicoattiva, quella che agisce sul sistema nervoso (e che si trova per esempio nelle sigarette). Dopo aver provato su di me, ho deciso di lottare perché tutti vengano a conoscenza di queste terapie. Non sto cercando pubblicità. Sto solo combattendo una battaglia. Mi aiuta Stefano Balbo, ammalato di sclerosi multipla e anche lui «rinato» dopo aver iniziato la terapia a base di cannabis. Insieme, vorremmo fare in modo che queste terapie vengano passate dal Sistema sanitario nazionale. Io ora sto bene e vi giuro che vivere senza dolore è meraviglioso! Non mi sembra vero. Ora ho bisogno dell’aiuto di tutti. Voglio donare la mia esperienza agli altri. Per me non è stato facile uscire allo scoperto, vuol dire esporsi a critiche e soprattutto ammettere di avere un problema. In fondo, la mia (la nostra) malattia è «invisibile», quindi avrei potuto continuare a restare nell’ombra. Invece voglio che si parli di fibromialgia e della cura a base di cannabis terapeutica, lo voglio per chi soffre e non sa, per chi non conosce e sopravvive disperato. Per la mia fibromialgia ho provato di tutto, sono stata dappertutto ma senza nessun risultato. Antidolorifici sempre più forti, a volte sono stata presa per psicopatica e liquidata con le solite medicine. E ogni volta ne uscivo devastata. L’anno scorso sono perfino andata da un anestesista e ogni sera mi spruzzavo in bocca con una siringa una dose di anestetico per poter dormire. Ma avevo solo allucinazioni e il male mi triturava l’anima. Ho pensato di farla finita, ma poi guardavo Pantuff, il mio cane, e mi fermavo. A chi l’avrei lasciato? Ho un’invalidità del 50 per cento e ho dovuto smettere di lavorare. Non percepisco niente perché sono, ero una libera professionista. Da tempo, da anni studiavo un rimedio, la medicina è il mio lavoro, ma non riuscivo a trovare la via, una strada che potesse essere quella giusta. Adesso l’ho trovata e dovete saperlo anche voi, perché chiediate al vostro medico di curarvi in questo modo. Spesso i dottori sono impreparati o diffidenti. Occorre invece un cambio radicale di prospettiva: solo così daremo una serenità di cura a chi ne ha davvero bisogno», conclude la donna a La Voce del Trentino.