Salute | Acrilamide

Le patatine in busta contengono sostanze cancerogene, lo studio shock. Cos' l'acrilammide

Nelle patatine fritte in busta pare sia contenuta anche una sostanza tossica e potenzialmente dannosa per il Dna e il cervello: l'acrilammide. Da un’indagine emerge che almeno tre aziende non rispettano i limiti delle linee guida dell'EFSA

Patatine e acrilammide
Patatine e acrilammide (Moving Moment | shutterstock.com)

ROMA – A chi non piacciono le patatine fritte? A tutti, e a tutte le età. Compagne ideali di uno spuntino o dell’aperitivo, compaiono spesso anche nei party e nelle feste di compleanno. Ma questi stessi stuzzicanti cibi pare possano contenere una sostanza tossica e potenzialmente pericolosa per la salute: l’acrilammide, che si ritiene possa anche alterare il Dna (aumentando il rischio di cancro) e avere effetti dannosi per il cervello.

Le patatine ‘pericolose’
Analizzate dallo Studio ABR, alcune marche di patatine fritte confezionate sono state riscontrate essere a rischio per l’elevata presenza di acrilammide. Sono state prese in considerazione le buste di patatine vendute nella GDO (Grande Distribuzione Organizzata) su cui, secondo gli autori dello studio «si presuppone debba esserci già un controllo analitico a monte da parte delle aziende stesse, come le buone pratiche di produzione e le regole di autocontrollo igienico (manuali di HACCP) descrivono e impongono». Invece, si è scoperto che forse non è proprio così.
Lo Studio ABR si è concentrato su 6 diversi campioni di patatine fritte, scelti in modo casuale, prodotte da altrettante aziende più o meno note nel mercato italiano.

I campioni analizzati sono:
- Amica Chips Eldorada;
- Carrefour Classiche;
- Crocchias Classiche Terranica;
- Lays Classiche senza glutine;
- Patasnack Classica senza glutine;
- San Carlo 1936.

La sorpresa
Le analisi hanno rivelato alcune sorprese. Tre diverse marche (il 50%) contenevano concentrazioni di acrilammide superiori ai valori previsti nelle Linee Guida europee dell’EFSA – e che dunque sarebbero state disattese. In particolare, Carrefour Classiche contenevano 1.870 mcg/Kg di acrilammide contro i 1.000 mcg/Kg max previsti dalle linee guida EFSA. Seguono le patatine Crocchias Classiche Terranica con 1.500 mcg/Kg e Amica Chips Eldorada con 1.290 mcg/Kg. Al di sotto invece della soglia di concentrazione di acrilammide vi erano Patasnack classica senza glutine con 545 mcg/Kg, San Carlo 1936 con 520 mcg/Kg e Lays Classiche senza glutine con 310 mcg/Kg.
Sebbene l’acrilammide sia stato trovato in diversa misura nelle patatine analizzate, la sua presenza è considerata a rischio, poiché si ritiene che l’esposizione a qualsiasi livello a una sostanza genotossica possa danneggiare il DNA, la stessa EFSA ammette di non poter stabilire una dose giornaliera ‘sicura’ a seguito dell’assunzione di sostanze come l’acrilammide tramite gli alimenti. Per cui il limite di 1.000 mcg/Kg fissato dall’Authority è in realtà teorico, e non c’è un parametro definitivo. Tant’è vero che Paesi come la Danimarca ha fissato i suoi limiti in 700 mcg/Kg.

·         Vedi anche: Acrilammide o acrilamide: cos'è, dove si trova, come ridurlo e il rischio di cancro. Falsi miti, bufale e verità.
Una sostanza cancerogena (?) che non si trova solo nei fritti come spesso si crede. Ecco tutto ciò che si dovrebbe sapere sull'acrilammide

Non solo patatine
Parlando di sostanze potenzialmente tossiche come l’acrilammide è tuttavia bene ricordare che questa non è presente soltanto nelle patatine fritte, ma in molti altri cibi cotti a elevate temperature, fritto o anche cotti nel forno. Per cui l’acrilammide lo si può ritrovare nel pane, nei biscotti e altri prodotti a base di cereali. Ma anche nel caffè e nel tabacco. Insomma, se proprio si deve andare a vedere, questa sostanza potrebbe essere presente in molti alimenti che portiamo a tavola ogni giorno. Il problema è che anche assumendone piccole quantità, se lo si fa di continuo si può verificare il cosiddetto effetto accumulo, o somma, per cui a un certo punto si supera la soglia di sicurezza, e la sostanza può diventare pericolosa.

Lo studio choc
«Che mondo sarebbe senza Nutella?» Recitava un tempo una nota pubblicità. Ma vi siete mai chiesti come sarebbe la nostra vita senza patatine fritte? È vero: tutti sappiamo che non si tratta di un piatto estremamente salutare ma ogni tanto quale peccato di gola è più che lecito. Peccato, però, che secondo un recente studio, le nostre care vecchie patatine – fritte in abbondante olio – potrebbero aumentare il rischio di morte. Non ci credete? Ecco cosa hanno scoperto gli scienziati.

Perché proprio le patatine fritte?
Non poteva essere il minestrone a ucciderci? Doveva proprio essere uno tra i piatti più amati? Purtroppo è proprio così: secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, le patatine fritte sono uno di quegli alimenti che uccide giorno per giorno. E non pensate neppure per un attimo di affidarvi a quelle preparate in casa. Il risultato, ahimè, è identico.

La ricerca
Lo studio, condotto per otto anni su oltre quattromila persone di età compresa fra i 45 e i 79 anni, ha evidenziato come il consumo di patate fritte può portare alla morte precoce. Durante la durata della ricerca sono morte 236 persone: tutte consumavano patatine fritte almeno due volte a settimana. Lo studio è stato condotto in collaborazione con università italiane (Padova e Brescia), londinesi e spagnole.

Ma la colpa è delle patate?
Se vi state chiedendo se il problema è dovuto al tubero in sé abbiamo una risposta per voi: non è colpa delle patate. Cotte con il metodo della bollitura o al forno, infatti, non si è assistito ad alcun aumentato rischio di morte. «Il consumo frequente di patate fritte sembra essere associato a un aumentato rischio di mortalità. Ulteriori studi su campioni di dimensioni maggiori devono essere eseguiti per confermare se il consumo complessivo di patate è associato a un maggior rischio di mortalità», concludono i ricercatori.

Scioccati per quanto emerso dallo studio?
Possiamo rassicurarvi con questo articolo in cui vengono evidenziate le cinque più importanti cause di morte. E non vengono contemplate, chiaramente, le patatine fritte. Il big killer principale è contraddistinto dalle malattie cardiache nelle quali ricordiamo è bene mantenere una sana alimentazione. Tra questi evitare gli acidi grassi idrogenati e i prodotti raffinati. Al secondo posto in classifica troviamo il cancro nelle sue varie forme, seguito da ictus, malattie respiratorie croniche (per esempio asma, bronchite, enfisema) e infine, gli incidenti. E per questi ultimi uno stile di vita esemplare – patatine fritte comprese – non è sufficiente.

[1] American Society for Nutrition - Fried potato consumption is associated with elevated mortality: an 8-y longitudinal cohort study - Nicola Veronese, Brendon Stubbs, Marianna Noale, Marco Solmi, Alberto Vaona, Jacopo Demurtas, Davide Nicetto, Gaetano Crepaldi, Patricia Schofield, Ai Koyanagi, Stefania Maggi, Luigi Fontana.