15 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
No vax fino alla fine

Piuttosto che vaccinare mio figlio vado in carcere: l'avventura di una mamma no vax

Sette possibili giorni di prigione per una mamma che si rifiuta di vaccinare il proprio figlio. È accaduto a Detroit, nel Michigan. La donna ha giustificato il gesto perché non poteva andare contro le sue convinzioni religiose. Ma dietro c'è anche dell'altro

Una mamma no vax rischia il carcere
Una mamma no vax rischia il carcere Shutterstock

MICHIGAN – «Preferisco andare in carcere che vaccinare mio figlio», aveva dichiarato con aria di sfida Rebecca Bredow, di Detroit nel Michigan. Ed è stata accontentata. Difatti è stata condannata a sette giorni di prigione. La mamma ‘no vax’ in realtà avrebbe fatto opposizione alla vaccinazione del figlio di 9 anni perché le sue convinzioni religiose le impongono di non ricorrere alla pratica vaccinale e perché ritiene di avere il diritto di decidere se inoculare o no un vaccino al proprio figlio. Dietro alla storia, però, c’è anche una battaglia legale contro l’ex marito, che la pensa in modo diverso.

Ho ragione io
Spesso quando due persone si separano sono tutte e due arroccate sulle loro posizioni, o convinzioni. Ognuno in genere pensa ‘ho ragione io’. E anche per quel che riguarda la vaccinazione del proprio figlio, affidato congiuntamente ai due ex coniugi, ognuno ritiene appunto di avere ragione. Lei è ferma sul non volerlo vaccinare, mentre lui è fermo sul volerlo invece vaccinare. In mezzo ai due litiganti, purtroppo non sempre il ‘terzo gode’, anzi. In questo caso il terzo – ossia il figlio – ne è soltanto una innocente vittima.
La battaglia incentrata sulla vaccinazione del bambino va avanti dal 2009, quando la mamma l’ha intentata. Sebbene nel 2016 il Tribunale avesse dato ragione al padre, a oggi la decisione del giudice non è stata rispettata. Per questo motivo la mamma si è resa ‘rea’ di non aver fatto vaccinare il figlio. Cosa che l’ha portata alla condanna a 7 giorni di carcere.

Convinzioni religiose?
A giustificazione della mancata vaccinazione del figlio, Rebecca avrebbe addotto le sue convinzioni religiose, dicendo che Dio vieta l’essere feriti da un vaccino e che lei deve proteggere il proprio bambino da questo. «Non posso andare contro le mie convinzioni religiose – ha spiegato Rebecca al Washington Post – Si tratta di una scelta. Una scelta come madre, in grado di prendere decisioni mediche per il figlio. Non sono contro i vaccini, ognuno dovrebbe essere libero di agire come meglio crede».

Le eccezioni
A differenza di quanto avviene in altri Stati o Paesi, nel Michigan è possibile opporsi alle vaccinazioni anche per motivi che non siano medici. Per esempio se lo vieta la propria religione. E proprio su questo punto che Rebecca ha incentrato la sua battaglia. Convinta anche che l’ex marito James, che prima della separazione era d’accordo con lei, fosse ancora dello stesso avviso. Ma le cose a quanto pare sono cambiate. E ora lui è intenzionato a far vaccinare il bambino, anche perché il Tribunale gli ha dato ragione. Rebecca ha ancora una settimana di tempo per onorare la sentenza, altrimenti potrebbe finire in carcere. «Molto probabilmente andrò in prigione – ha commentato Rebecca – Ho a disposizione quattro giorni per vaccinare mio figlio. Vogliono che la copertura sia completa, il che, se lo decide il medico, potrebbe significare sottoporlo a otto vaccini, in un’unica dose». Una soluzione che a lei pare improponibile, e pericolosa. «Sono molto arrabbiata – ha proseguito Rebecca – mi sento messa in un angolo. Mi sento come se i miei diritti come genitore fossero stati portati via». Perché è stata presa in considerazione solo l’intenzione del padre?, si domanda Rebecca: «Che si dice invece della mia scelta come madre?». Una scelta che, forse, non è stata presa in considerazione. Dalla parte dell’ex marito vi sono, oltre alla legge, anche i medici e le autorità sanitarie, mentre dalla parte di lei ci sono i movimenti no vax che stanno portando avanti azioni di protesta e solidarietà con Rebecca. Chi vincerà alla fine la battaglia? Di certo non il bambino.