29 maggio 2022
Aggiornato 04:30
Fascite necrotizzante

Divorata dai batteri mangiacarne. Muore Nancy l’ultima vittima dell’uragano Harvey

Dopo undici giorni di agonia è morta tra sofferenze atroci l'ultima vittima dell'uragano Harvey. Si chiamava Nancy Reed, ed era una ex maestra elementare di 77 anni. Tutto sulla fascite necrotizzante

Uragano Harvey a Houston
Uragano Harvey a Houston Foto: Shutterstock

STATI UNITI – E’ morta in modo agghiacciante, dopo 11 giorni di agonia l’ex maestra elementare di 77 anni Nancy Reed. È stata letteralmente divorata dai batteri mangiacarne. L’infezione era stata contratta dopo la devastazione provocata in Florida e Texas dagli uragani Irma e Harvey, che avevano lasciato questi terribili batteri nell’acqua, che era rimasta infestata. Con la morte di Nancy, le vittime nella Contea di Harris salgono a 36.

La terribile malattia
La malattia terribile che ha colpito Nancy Reed è la fascite necrotizzante, una infezione che viene trasmessa dall’acqua contaminata, specie se quest’ultima viene in contatto con ferite aperte o anche soltanto con qualche piccola escoriazione della pelle. Secondo quanto riportato dai media locali l’ex maestra settantenne sarebbe morta tra sofferenze atroci. Anche un uomo di Treviso è morto ad agosto per la fascite necrotizzante dopo essere anche lui stato infettato dai batteri mangiacarne.

Come Nancy è stata infettata
Secondo la ricostruzione dei fatti Nancy Reed sarebbe caduta nell’acqua contaminata quando era a casa sua a Houston. La casa infatti era invasa dalle acque a seguito dell’azione distruttiva dell’uragano Harvey. La caduta è stata per lei fatale, in quanto è proprio in questa occasione che è stata infettata dai batteri mangiacarne, e ha contratto la fascite necrotizzante. I batteri sarebbero penetrati nel suo corpo attraverso le ferite provocate dalla caduta, in cui si è anche rotta un braccio. Secondo la biologa marina dell’Università del Nord Carolina, prof.ssa Rachel Noble, il batterio responsabile di queste terribili infezioni è il Vibrio vulnificus, agente patogeno che vive nelle acque marine che, sebbene rappresenti un rischio raro d’infezione, è potenzialmente mortale per chi presenta una ferita aperta.

Il pericolo anche dagli insetti
Non è soltanto il piccolo organismo marino a tramettere l’infezione, ma anche gli insetti. E questo non dovrebbe stupire, visti i danni che stanno causando in questi tempi le zanzare con la trasmissione di infezioni come la malaria, il Chikungunya, il West Nile e così via. Infatti, nella stessa Contea, riportano ancora i media locali, anche un ex vigile del fuoco e paramedico era stato infettato attraverso la puntura di un insetto sul braccio mentre era intento soccorrere i vicini di casa anch’essi vittime della alluvione. Per fortuna, il paramedico ha riconosciuto in tempo i sintomi e si è rivolto ai medici per le cure, così si è potuto salvare. Nella Contea di Galveston, tuttavia, altre persone sono morte, di cui una per setticemia sempre causata dai batteri presenti nell’acqua. A dover stare più attente sono le persone immunodepresse, quelle che presentano ferite della pelle o escoriazioni. Nel caso si sospetti di essere venuti in contatto con acque o altro che sia contaminato è bene disinfettare immediatamente le ferite, comprese le piccole escoriazioni e spelature. Poi, per sicurezza, rivolgersi sempre al proprio medico.

La fascite necrotizzante
L’agente patogeno che ha infettato la donna le avrebbe causato una gravissima infezione chiamata ‘fascite necrotizzante’. Questa è considerata una patologia rara che colpisce i tessuti molli. L’infezione attacca i fasci muscolari, il tessuto sottocutaneo e il derma. In particolare i più colpiti sono gli arti inferiori, la parete degli addominali e il perineo. È una condizione particolarmente grave che se non riconosciuta e trattata in tempo può portare alla morte, proprio come è accaduto al paziente del Veneto.
La fascite necrotizzante è suddivisa in 4 diverse tipologie: quella di Tipo I è provocata da batteri appartenenti alla famiglia degli streptococchi di tipo A, C, e G. In genere attecchisce nelle persone con una compromissione immunitaria e debilitate da malattie croniche. Questa pare sia stata il tipo di infezione che ha ucciso Angelo Corazza.
C’è poi il Tipo II, che è invece un’infezione causata anche dagli stafilococchi o da anaerobi appartenenti al genere Clostridium. Il Tipo III, poi, è mediata da microorganismi marini che trasportano batteri particolarmente virulenti e che nell’arco di 48 ore dalla comparsa dei primi sintomi portano spesso alla morte. Infine, il Tipo IV è un’infezione che si determina più raramente e che è provocata da agenti patogeni fungini.

I soggetti a rischio
A essere a rischio fascite necrotizzante, oltre alle persone debilitate da una malattia cronica, ci sono anche i tossicodipendenti, gli alcolisti, i diabetici e gli affetti da patologie vascolari. Tuttavia anche i soggetti sani possono essere infettati e colpiti dalla fascite necrotizzante. Per questo motivo è bene tenere d’occhio i sintomi.

I sintomi della fascite necrotizzante
Quando un batterio provoca la fascite necrotizzante, i sintomi si manifestano rapidamente e nel giro di pochi giorni. Spesso questi sono scambiati per altri problemi, dato che durante le prime ore si accusa un dolore circoscritto, un possibile eritema e gonfiore che appare molto morbido. Nella prima fase dell’infezione gli antibiotici non hanno un effetto risolutivo o efficace: per questo è necessario continuare la cura. Dopo di che, si ingrossano i vasi linfatici si ingrossano e compare la febbre – anche lieve. In seguito compaiono disidratazione, tachicardia, vomito e diarrea.