18 febbraio 2019
Aggiornato 05:30

La birra previene il cancro. Lo studio

I ricercatori dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa hanno sintetizzato nuove molecole in grado di contrastare i tumori, affamandoli, partendo dal luppolo, l’ingrediente principale della birra

Il luppolo potrebbe combattere i tumori
Il luppolo potrebbe combattere i tumori Shutterstock

PISA – La parola chiave dello studio condotto dai ricercatori del dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa è ‘affamare il tumore’. Questo quanto emerge dallo studio appena pubblicato sulla rivista scientifica European Journal of Medicinal Chemistry, che ha dimostrato come le proprietà dei composti presenti nel luppolo e nella birra possano contrastare i tumori. Nello specifico, l’equipe guidata dal professor Armando Rossello, si è basata sulle proprietà antiangiogeniche di un fitocomposto, lo Xantumolo (XN), un flavonoide presente in buone percentuali nel luppolo e nella birra, che è dotato di numerose proprietà benefiche.

Le molecole attive
Questa ricerca, si legge nel comunicato dell’Università di Pisa, «ha permesso di scoprire nuove piccole molecole basate sulla struttura del composto naturale, di per sé in grado di ridurre l’angiogenesi tumorale, e in grado di ‘affamare’ il tumore inibendo i meccanismi grazie ai quali le cellule tumorali si procurano ossigeno e si diffondono nell’organismo. L’azione anti-angiogenesi che rappresenta una delle più diffuse strategie terapeutiche antitumorali spesso viene affiancata alla chemioterapia».

Lo studio
I ricercatori hanno osservato come due dei nuovi derivati dello Xantumolo, brevettati, fossero capaci di esercitare un’attività anti-angiogenica ancora maggiore rispetto al principio naturale base dello XN. La ricerca è stata svolta in stretta collaborazione con il gruppo della dottoressa Adriana Albini, direttrice del laboratorio di Biologia vascolare e angiogenesi di MultiMedica e direttore scientifico della Fondazione MultiMedica Onlus, e del professor Douglas Noonan, dell’Università dell’Insubria di Varese. «Questa ricerca – spiega il professor Rossello – ha avuto l’obiettivo di progettare e sviluppare modificazioni strutturali della molecola dello xantumolo per migliorarne le proprietà anti angiogeniche mantenendo la sua bassa tossicità. Lo studio, durato quattro anni, ha evidenziato che i nuovi Xantumoli possiedono una capacità di riduzione dell’angiogenesi dell’80% in test sperimentali e sono risultati particolarmente efficaci nell’interferire con funzioni chiave della cellula endoteliale (struttura di base cellulare che costituisce i vasi sanguigni tumorali), quali la proliferazione, l’adesione, la migrazione, l’invasione e la formazione di strutture simil-capillari. Questi nostri risultati – conclude il docente dell’Università di Pisa – aprono la strada per lo sviluppo futuro su più ampia scala di analoghi sintetici dello Xantumolo da sperimentare come possibili agenti chemiopreventivi efficaci, alternativi e a basso costo».

Testare i derivati più attivi
«Il passo successivo – aggiunge la dott.ssa Albini – sarà quello di testare i più attivi derivati brevettati del luppolo in modelli cellulari complessi e individuare i principali interruttori molecolari coinvolti nel loro effetto anti-angiogenico e anti-tumorale come possibili bersagli da colpire, sia in approcci terapeutici sia di prevenzione».
«Un mio particolare ringraziamento va al costante supporto, non comune in Italia, della nostra Università, che mostra particolare cura e attenzione verso la ricerca di base e che con sforzi economici lodevoli, malgrado la difficile congiuntura economica del Paese, utilizzando fondi e bandi di ricerca competitivi (finanziamento di Ateneo e Progetti di Ricerca di Ateneo) sostiene costantemente i propri ricercatori. Ciò consente di sviluppare ricerche competitive e fruttifere in pubblicazioni di rilevanza internazionale e prodotti a ricaduta economica nel trasferimento tecnologico quali i brevetti», conclude il prof. Rossello.
La ricerca è stata condotta dai ricercatori dei seguenti laboratori: Antonino Bruno, Barbara Bassani e Denisa Baci per l’IRCCS MultiMedica; Elisa Nuti, Caterina Camodeca, Lea Rosalia, Elisabetta Orlandini e Susanna Nencetti, per l’Università di Pisa; Cristina Gallo per l’IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia. È stata realizzata grazie al supporto di un finanziamento da parte dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), di una borsa della Fondazione Umberto Veronesi (FUV) e di fondi di ricerca dell’Università di Pisa.