19 agosto 2019
Aggiornato 20:00
Caffè e Parkinson

3 tazzine di caffè per fermare il Parkinson: non è vero

Dietrofront, ancora una volta, per quanto riguarda i benefici del caffè. Gli stessi ricercatori che nel 2012 hanno asserito facesse bene ai malati di Parkinson ora affermano l’opposto

Caffeè contro il Parkinson
Caffeè contro il Parkinson Shutterstock

MONTREAL - È un deja vu piuttosto frequente quello delle smentite in medicina. La letteratura scientifica riporta centinaia e centinaia di studi che riguardano lo stesso argomento ma altrettanti con risultati opposti. È bene quindi porre molta cautela sulle dichiarazioni relativa a un farmaco, una molecola o un alimento ritenuti benefici – o pericolosi – per la nostra salute. È il caso del caffè contro il Parkinson: uno studio revisionale, infatti, smentisce clamorosamente i suoi benefici.

La ricerca precedente
Una ricerca condotta nel 2012 dagli scienziati canadesi della McGill University di Montreal, ha messo in evidenza come il caffè sia in grado di ridurre i tremori tipici della Malattia di Parkinson. È importante sottolineare però, che il gruppo di volontari era piuttosto esiguo – appena sessanta persone. Alla metà dei pazienti sono stati somministrati, per un mese e mezzo, delle pillole contenente l’equivalente di 3 tazzine di caffè al giorno, mentre ai restanti è toccata l’assunzione di un placebo. In trenta persone si sono evidenziati miglioramenti durante i test motori in seguito al consumo di caffeina. La spiegazione degli scienziati è stata che i problemi motori tipice del Parkinson sono causati dalla riduzione di dopamina in alcune aree cerebrali ove i neurono vengono distrutti. La produzione di dopamina viene inibita generalmente dai recettori dell’adenosina. Ed è proprio su questi che interverre la caffeina. Risultato: il caffè riduce il rischio di Parkinson aumentando la dopamina. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Neurology.

Arriva la smentita
Se molti saranno stati particolarmente contenti della notizia, oggi le cose sono decisamente cambiate. Altri esperti della McGill University hanno confutato la ricerca precedente dichiarando che «la nostra ricerca ha rivelato che la caffeina non può essere raccomandata come terapia per i sintomi di movimento del morbo di Parkinson», spiega Ronald B. Postuma. Come è possibile che prima affermino una cosa e pochi anni dopo l’opposto?

Un nuovo studio
Questa volta lo studio è stato condotto per più tempo – e quattro anni. Durante la ricerca sono stati coinvolti soggetti affetti da Parkinson di età superiore ai 62 anni. Anche in questo caso sono stati suddivisi in due gruppi: al primo sono stati somministrati 200mg di capsule di caffeina due volte al giorno, mentre al secondo un semplice placebo.

I risultati
Dai risultati del nuovo studio è emerso che non vi era alcun miglioramento o differenza tra il gruppo placebo e il gruppo caffeina. Inoltre i ricercatori hanno dichiarato che «Non c'era anche alcuna differenza nella qualità della vita».

È stato bello fino a che è durato
Ora gli amanti del caffè non avranno più alcuna scusa per bere qualche tazzina in più, ma è senz’altro vero che è stato bello crederci. Come gli stessi autori dello studio hanno dichiarato: «la caffeina, che è così sicura e poco costosa, è stata legata a un rischio ridotto di sviluppare il Parkinson. Quindi è stato eccitante pensare che avrebbe potuto aiutare le persone che affette dalla malattia», conclude Postuma.