20 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Antrace a Roma

Roma, un caso di antrace a Grottaferrata: sintomi e come si trasmette

A Roma due casi di contagio da antrace, o carbonchio. Il contagio è partito da un allevamento di bovini ai Castelli Romani. Dodici animali sono già morti a causa del batterio bacillus anthracis. Uno dei due è già stato dimesso; l’atro è ancora ricoverato

Antrace o carbonchio, due casi a Roma
Antrace o carbonchio, due casi a Roma Shutterstock

ROMA – L’Italia sotto il mirino di batteri e virus? Una specie di guerra batteriologica non scatenata da qualche fanatico terrorista o guerrafondaio, ma a quanto pare dall’ambiente stesso. E così si ha notizia di nuovi casi di meningite, morbillo, malaria, West Nile e così via in un elenco che pare non avere fine. Ora tocca anche all’antrace, o carbonchio. Secondo quanto appreso da fonti locali sono stati segnalati due casi umani, dopo che era scoppiata un’infezione in un allevamento di bovini ai Castelli romani, alle porte della Capitale. A causa del bacillus anthracis pare siano morti 12 capi d’allevamento. Per poi essere stati contagiati due uomini: un veterinario e un agricoltore. Le ultime notizie riportano che il veterinario è già stato dimesso, mentre il coltivatore diretto è ancora ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma, in attesa di ulteriori test.

Zona infetta
La zona in cui si ritiene sia stato infettato l’agricoltore è quella detta del Tuscolo, in località Molara. Per questo motivo, un’ordinanza del sindaco di Grottaferrata, Luciano Andreotti, l’ha dichiarata ‘zona infetta’. Nel frattempo si sta indagando per rilevare eventuali agenti di contagio e altre persone che possano aver contratto l’infezione. Tuttavia, precisa il direttore della Prevenzione Asl Roma 6, Mariano Sigismondi, non si ha ancora alcuna diagnosi certa, che sia stata confermata dai laboratori o dall’ospedale di Frascati. I sanitari invitano comunque tutte le persone che abbiano notato sintomi strani o particolari di presentarsi presso le strutture sanitarie per sottoporsi ai controlli del caso. In ogni caso, assicura Sigismondi, saranno trattati come si deve tutti i ‘casi sospetti’.

L’antrace o carbonchio
L’antrace o carbonchio è un’infezione batterica provocata dal Bacillus anthracis. Le spore di questo agente patogeno sono particolarmente resistenti e permettono la sua sopravvivenza nell’ambiente per molti anni. È un’infezione rara ma allo stesso tempo pericolosa. Sebbene l’essere umano ne sia infettato di rado, non è escluso che ciò avvenga. A esserne colpiti sono tuttavia gli animali, sia domestici che selvatici. In particolare, spesso si sviluppa tra gli animali da allevamento.

L’antrace negli esseri umani
Anche se raramente, l’antrace può comunque colpire l’essere umano. In questo caso si conoscono tre diverse forme della malattia. Il tipo dipende da come si è contratta l’infezione: se per ingestione, per via aerea o cutanea. Secondo le stime, nel 95% dei casi l’infezione è contratta per via cutanea, ossia attraverso il contato diretto con la pelle o i tessuti di animali infetti. Può tuttavia accadere di inalare le spore presenti per esempio nella terra, sollevate da una lavorazione o in altri modi. In questo caso si dice che l’infezione è stata contratta per via aerea. Nel caso dell’ingestione, la malattia è contratta a seguito dell’assunzione di un alimento infetto, per esempio carne contaminata o le stesse spore presenti per esempio nella verdura.

L’incubazione dell’antrace
La comparsa dei primi sintomi dipende dalla gravità dell’infezione, ossia da quante spore si sono insediate nell’organismo. In media, tuttavia, l’incubazione varia da un giorno a 8 giorni. Di solito i primi sintomi compaiono dopo 48 ore nel caso di inalazione. Tra uno e sette giorni se l’infezione è stata contratta per via cutanea.

I sintomi dell’antrace
Come per altre malattie come la malaria, la meningite eccetera spesso i sintomi iniziali possono essere confusi con altre malattie.
I sintomi variano a seconda del tipo di infezione: se per via cutanea, aerea o per ingestione.
Nel caso di infezione per via cutanea spesso compare gonfiore locale, una pustola o ascesso (che poi diviene vescica e si ulcera) nella zona colpita (dopo circa 1-7 giorni). La manifestazione è accompagnata da prurito, infiammazione. Dopo che la vescica si ulcera, compare la caratteristica escara nera. Se l’infezione non viene riconosciuta e trattata può avvelenare il sangue e provocare anche la morte. Di solito la lesione, o pustola, compare su mani, avambracci, testa e collo.
I sintomi per le infezioni da inalazione sono simili a quelli dell’influenza: febbre, mal di testa, tosse secca, dolori muscolari e articolari. A questi possono seguire gravi disturbi respiratori e shock nel giro di 2-6 giorni. Se non trattata, la malattia di solito è letale, per questo motivo è indispensabile trattare l’infezione il prima possibile.
Nel caso di infezione per ingestione, la malattia può essere facilmente letale. Se non diagnosticata in tempo e trattata di solito conduce alla morte. I sintomi più comuni sono: febbre, mal di gola, ingrossamento del collo, dolore addominale, diarrea emorragica, vomito con sangue.

Il trattamento dell’antrace
Quando diagnosticato in tempo utile, l’antrace può essere curato con una terapia antibiotica. Spesso si ricorre anche all’intervento chirurgico. In caso di infezione per via aerea e orale la mortalità è più alta. Si ritiene difficile che la malattia possa essere trasmessa da uomo a uomo.