13 novembre 2018
Aggiornato 23:00

Donna di 36 anni muore durante il parto a Bologna. La mortalità materna in Italia

Nella notte di ieri una donna di 36 anni è morta durante il parto indotto nel reparto di Ostetricia del Policlinico di Sant'Orsola. La bimba tuttavia è salva. Cosa è accaduto
Muore di parto a 36 anni al Sant'Orsola di Bologna
Muore di parto a 36 anni al Sant'Orsola di Bologna (Shutterstock.com)

BOLOGNA – Tragedia nel reparto di Ostetricia del Policlinico di Sant’Orsola di Bologna. Una donna di 36 anni originaria del Bangladesh è morta durante il parto indotto nella serata di ieri. Solo che le cose sono precipitate, e alle 22:00 è stato necessario ricorrere alla rianimazione.
L’induzione del parto è stata necessaria poiché la donna presentava problemi si salute legati alla gravidanza, giunta alla trentottesima settimana. Ricoverata al Sant’Orsola il 23 agosto, nella giornata di ieri si era proceduto a indurre il parto. Il ricorso al rianimatore per le complicanze sopraggiunte (la donna avrebbe perso coscienza) però non ha avuto esito positivo, e per la donna non c’è stato nulla da fare. Nel frattempo il medico in sala parto è riuscito a far nascere la bambina, ora ricoverata nel reparto di Neonatologia in buone condizioni di salute.

Fare chiarezza
Ora resta da fare chiarezza su quanto accaduto, mentre la direzione del Policlinico Sant’Orsola fa sapere che si sta procedendo con gli accertamenti e gli approfondimenti previsti, per poi comunicare le informazioni agli organi competenti. Da una prima analisi dei fatti avvenuti, pare che il personale abbia agito correttamente, così come gestito il percorso clinico e seguito tutte le procedure previste. I casi di morte materna sono per fortuna rari, ma possibili – si precisa in una nota del Policlinico. Che poi riporta anche che la Direzione e il personale dell’Ostetricia «esprime il proprio dolore per l’accaduto e le più sentite condoglianze ai famigliari della donna».

La morte materna
La morte materna, come anticipato anche dalla nota del Sant’Orsola è un caso raro in Italia, tuttavia ogni anno se ne verificano. Su questo tema l’Istituto Superiore di Sanità ha istituito un sistema di sorveglianza per rilevare le morti materne e gli eventi morbosi gravi acuti, analizzare le cause associate e calcolare i rapporti di mortalità materna e i tassi di morbosità materna grave. Nello specifico, si legge sul sito dedicato di Epicentro «Obiettivo dello studio è rilevare, all’interno delle strutture di ricovero delle Regioni partecipanti, tutte le morti di donne in gravidanza o che abbiano avuto, nei 42 giorni precedenti il decesso, un qualunque esito di gravidanza (parto, aborto spontaneo, interruzione volontaria di gravidanza, gravidanza ectopica) e comprendere le cause a esse associate. Il progetto prevede anche la prosecuzione del record-linkage, avviato dall’Iss nel corso del precedente studio retrospettivo, tra le schede di morte Istat e le Schede di dimissione ospedaliera (Sdo) al fine di verificare l’esaustività del sistema di sorveglianza nella rilevazione dei casi e di rilevare tutti quei decessi che si verificano al di fuori delle strutture ospedaliere e fino a un anno dal termine della gravidanza». Nelle 5 Regioni che hanno inizialmente partecipato al sistema, fra anche cui l’Emilia-Romagna, tra il 2000 e il 2007 sono stati identificate 260 morti materne (118 entro 42 giorni dall’esito di gravidanza e 142 tra 43 giorni e 1 anno dall’esito di gravidanza). Il rapporto di mortalità (MMR) calcolato dal sistema di sorveglianza dell’ISS è pari a 11,8 per 100mila nati vivi. Valore che appare in linea con quanto osservato negli altri Paesi europei.