22 settembre 2018
Aggiornato 08:30

La bimba morta per Seu a Bari, non era il latte ma l’acqua contaminata

A quanto pare la morte della piccola di 19 mesi di Corato, avvenuta all’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, non è stata causata dal latte non pastorizzato, ma da acqua contaminata
Seu, dietro alla morte della bimba di Corato potrebbe esserci acqua contaminata
Seu, dietro alla morte della bimba di Corato potrebbe esserci acqua contaminata (Shutterstock.com)

BARI – La bimba di quasi due anni (19 mesi in realtà) di Corato (BA) che è morta qualche giorno fa preso l’Ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, pare non sia stata uccisa dal latte non pastorizzato che avrebbe causato l’infezione da Seu (la sindrome emolitico-uremica), ma da acqua contaminata. Per questo motivo, ora le autorità sanitarie stanno conducendo delle verifiche sulle falde acquifere dei pozzi artesiani sospettati. Questo dopo che le analisi di laboratorio condotte alla ricerca del batterio nei cibi indicati dai genitori della bambina, come carni, verdure e alimenti di origine lattiero-casearia non hanno rivelato la presenza dell’agente infettivo. Allo stesso modo, i sanitari stanno compiendo analisi cliniche sui genitori della bimba deceduta e sul suo gemellino per stabilire se siano positivi all’agente infettivo che causa la Seu.

L’acqua contaminata
Che possa essere stata l’acqua contaminata a causare la morte della piccola è emerso in sede regionale durante un vertice convocato in occasione dell’emergenza Seu, visti i numerosi casi verificatisi negli ultimi tempi in Puglia. Al tavolo di crisi della Regione Puglia sulla sicurezza alimentare, presieduto dal direttore del Dipartimento politiche della Salute di via Capruzzi, Giancarlo Ruscitti, hanno partecipato la Asl Bari, il Policlinico, l’Istituto Zooprofilattico e Arpa Puglia. Al momento, è emerso, non vi sarebbe alcun rischio per la salute di altri bambini.

A volte non lascia scampo
Il maggior problema della Seu è che, colpendo in maniera massiccia l’apparato renale e intestinale, quando si trova di fronte a bambini che non riescono a reagire con forza all’infezione, spesso non lascia scampo. Come nel caso della bimba di Corato. In altri casi, grazie alla tempestività degli interventi medici e alla magari maggiore reattività dell’organismo, le persone colpite le infezioni si salvano.