20 novembre 2018
Aggiornato 01:00

Il colesterolo buono ora è diventato cattivo, e fa morire prima

Scienziati scoprono che il colesterolo buono o HDL in realtà non è così buono o salutare, pare infatti possa addirittura aumentare il rischio di morte prematura del 106 per cento. Già altri studi avevano ipotizzato il ruolo 'dannoso' del colesterolo HDL
Colesterolo buono o hdl può far morire prima
Colesterolo buono o hdl può far morire prima (Shutterstock.com)

COPENAGHEN - Scienziati danesi hanno condotto uno studio in cui si è scoperto che il colesterolo HDL, detto anche colesterolo buono, potrebbe non essere così buono come si credeva. I risultati dello studio, pubblicati sull’European Heart Journal mostrano infatti che potrebbe addirittura aumentare in modo significativo il rischio di morte prematura, anziché il contrario proteggendo dalle malattie cardiovascolari, l’ictus e l’infarto.

Il colesterolo che era buono
Per anni la comunità medica ha ritenuto che alti livelli di colesterolo HDL (lipoproteine ad alta densità) fossero l’ottimale per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo LDL, o cattivo, e proteggere dalle malattie dell’apparato cardiovascolare. Il colesterolo buono, tra le altre cose, si occuperebbe proprio di ripulire le arterie dal quello cattivo che ha la tendenza ad accumularsi in placche e bloccare il flusso sanguigno. Ora, il nuovo – e primo – studio che si è occupato di tracciare una connessione tra alti livelli di HDL la eccessiva mortalità tra la popolazione generale, mostra che il colesterolo buono potrebbe appunto rivelarsi cattivo.

Lo studio
Lo studio è stato condotto dai ricercatori dell’Università di Copenaghen in Danimarca. Il team è stato guidato dal dottor Christian M. Madsen, del Dipartimento di Biochimica Clinica dell’Università, insieme al prof. Børge Nordestgaard, del Dipartimento di Medicina Clinica dell’Università. Qui, Madsen e colleghi hanno raccolto i dati provenienti dal Copenhagen City Heart Study, il Copenaghen General Population Study, e il Danish Civil Registration System. Nel totale sono stati analizzati dati relativi a oltre 116mila persone, che sono state seguite dal punto di vista clinico per un periodo medio di 6 anni. Durante questo lasso di tempo, 10.500 partecipanti sono morti. Nel periodo di studio, ai partecipanti sono stati eseguiti esami del sangue a digiuno per rilevare e misurare i livelli di colesterolo. Con i dati in mano, i ricercatori li hanno controllati per fattori confondenti, che possono essere noti fattori di morte come per esempio, l’età, l’indice di massa corporea (BMI), il vizio del fumo e dell’alcol, il diabete, l’attività fisica e altri ancora.

I risultati
Al termine dello studio, i risultati dei test del sangue hanno mostrato che nel complesso, lo 0,4% degli uomini e lo 0,3% delle donne avevano livelli molto elevati di HDL nel loro sangue. Per ‘livelli estremi’, i ricercatori hanno inteso quantità uguali o superiori a 3,0 millimoli al litro per gli uomini e uguali o superiori a 3,5 millimoli al litro per le donne.
I dati hanno poi rivelato che gli uomini con livelli estremi di HDL nel loro sangue hanno avuto una probabilità del 106% maggiore di morire prematuramente rispetto agli uomini con livelli normali di colesterolo buono. Mentre le donne con livelli estremamente elevati di colesterolo HDL avevano il 68% più probabilità di morire prematuramente rispetto alle donne con livelli normali.
Le cose miglioravano un pochino nel caso che i livelli di colesterolo HDL fossero altri, ma il dato rimaneva comunque elevato e significativo. Nello specifico, il tasso di mortalità negli uomini con livelli molto elevati di HDL avevano un tasso di mortalità superiore al 36% per cento rispetto agli uomini con livelli normali. Stessa cosa accadeva alle donne.
Per contro, nelle persone con livelli medi di colesterolo HDL, il tasso di mortalità era quello più basso. Per livello medio, i ricercatori intendevano 1,9 millimoli al litro per gli uomini e 2,4 millimoli al litro per le donne.

Sfatare il mito
Dai risultati ottenuti, i ricercatori ritengono che sia da sfatare il credo comune che più sono alti i livelli di colesterolo HDL meglio è. Invece, con questo studio, si «dimostra che gli individui con un colesterolo HDL estremamente elevato hanno un tasso di mortalità più alto di quelli con livelli medi – ha commentato il prof. Nordestgaard – Le persone e i medici dovrebbero smettere di pensare che il colesterolo HDL è un colesterolo buono e che possa essere vantaggioso aumentarlo». Secondo i ricercatori è più importante concentrarsi sul ridurre sì il colesterolo LDL e il colesterolo residuo attuando programmi che prevedano modifiche allo stile di vita delle persone e supportando con l’aiuto di farmaci adeguati.
Al termine dello studio, gli scienziati ricordano che questo era osservazionale, e non può spiegare un nesso di causalità. Tuttavia è bene continuare a indagare sul perché le persone con alti livelli di colesterolo ‘buono’ in realtà hanno un aumento della mortalità.

Gia altri studi l'avevano detto
Una ricerca condotta dai ricercatori dell’Università del Maryland (Usa) e pubblicata su Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes, basata sui dati acquisiti in quasi 25 anni con la coorte Framingham Heart Study ha infatti scoperto che l'utilità del colesterolo buono, o HDL, è tale solo se i livelli di altri due grassi nel sangue o lipidi associati con la malattia di cuore sono entro i valori normali, altrimenti si è comunque a rischio. «Non c’è dubbio che il colesterolo HDL abbia un ruolo protettivo, come ci conferma anche lo studio, ma l’HDL è stato sopravvalutato – dichiara l’autore senior prof. Michael Miller dell’Università del Maryland School of Medicine.
Un altro studio dei ricercatori della University of Pennsylvania, pubblicato sulla rivista Science, mostra che il colesterolo buono diverrebbe cattivo a causa di una specifica mutazione in un gene che sta dietro alla codifica di una proteina recettore cellulare, e che impedisce al recettore di funzionare legandosi al colesterolo HDL. Questo processo determina un aumento del rischio di malattia coronarica, anche in presenza di elevati livelli di colesterolo HDL-C. «Il lavoro - spiega il dott. Daniel J. Rader - dimostra che gli effetti protettivi di HDL dipendono più da come esso funziona, piuttosto dalla quantità in cui è presente».