13 novembre 2018
Aggiornato 23:00

Depressione: ecco come Google ci insegna a riconoscere i segnali

Arriva un nuovissimo strumento offerto da Google in grado riconoscere i segnali della depressione. Le risposte da noi fornite non verranno memorizzate dal sistema
Google Clinical Depressione
Google Clinical Depressione (Shutterstock.com)

Solo in Italia ci sono oltre quattro milioni di persone che soffrono di depressione. Ma non è una malattia che si rileva con un esame del sangue o guardandosi allo specchio. Il disturbo presenta centinaia di sfaccettare che - in molti casi – non ne permettono una corretta identificazione. Per fortuna, da ora le cose cambieranno. A questo scopo, infatti, ci è venuto in soccorso il nostro caro vecchio Google, che ha ideato un nuovissimo strumento in grado di dirci se i sintomi che accusiamo fanno pensare alla vera depressione e non a un momento passeggero di malinconia.

Nato negli USA
Lo strumento messo a punto da Google prende il nome di clinical depression ed è, sostanzialmente, un questionario che ci aiuta a comprendere se siamo davvero in preda alla depressione o, come in molti casi accade, stiamo solo trascorrendo un periodo di immensa tristezza. L’idea è, per ora, disponibile in lingua inglese, ma è molto probabile che a breve verrà tradotto anche in altre lingue come l’italiano.

Il test
Il test validato da personale esperto, viene chiamato PHQ-9 e, tra i vari parametri richiesti c’è anche il livello di energia, appetito e concentrazione. Google, specifica anche che tutti i dati immessi nel questionario da lui proposti rimarranno in forma privata e che le risposte verranno cancellate subito dopo. L’iniziativa è stata sviluppata in collaborazione con NAMI (National Alliance on Mental Illness). «Per contribuire a sensibilizzare alla consapevolezza di questa condizione, abbiamo collaborato con Google per fornire un accesso più diretto agli strumenti e alle informazioni alle persone che potrebbero soffrirne», ha dichiarato la National Alliance on Mental Illness.

Non sostituisce il medico
Va da sé che lo strumento di Google non può sostituire in alcun modo il proprio medico curante, tuttavia, Mary Giliberti, CEO di NAMI spiega che «I risultati del PHQ-9 possono aiutare ad avere una conversazione più informata con il proprio medico».

Uno spunto di riflessione
Google, in questo caso, ci aiuta per lo più a riflettere su molti aspetti della nostra vita che, spesso, non sono chiari. Per esempio proviamo sempre interesse nel fare alcune cose? Oppure non c’è niente che svolgiamo con piacere? Riusciamo a concentrarci quando leggiamo il giornale o la televisione oppure siamo anche poco stimolati dal farlo?

Cure precoci
L’intento di clinical depression è quello di riconoscere al più presto il disturbo, affinché possa essere curato tempestivamente. Come ogni patologia che si rispetti, infatti, è la rapidità delle cure a fare davvero la differenza. Secondo le statistiche americane, invece, le persone che presentano sintomi della depressione impiegano dai sei a gli otto anni per iniziare la terapia. Proprio perché non hanno i giusti strumenti per riconoscerla subito.

Più consapevolezza
«Crediamo che la consapevolezza della depressione possa contribuire a potenziare ed educare tutti consentendo un accesso più rapido al trattamento. E questo strumento può aiutare», spiega Google. D’altro canto l’azienda sottolinea che la sua idea è solo quella di migliorare la comprensione dei segnali e non di certo di sostituirsi al personale medico né in termini di diagnosi né in termini di cure.