19 agosto 2019
Aggiornato 02:00
Analizzare il Dna colpito dal cancro

Un test del sangue smaschera 4 tumori killer prima della comparsa dei sintomi

Scienziati sviluppano un nuovo test del sangue che rivela il DNA modificato dal tumore in modo precoce e prima che compaiano i sintomi. Una rivoluzione nelle terapie preventive e tempestive

Un esame del sangue per individuare precocemente il cancro
Un esame del sangue per individuare precocemente il cancro Shutterstock

STATI UNITI – Finalmente un esame del sangue che rivela in modo precoce la possibile presenza di un tumore in fase di sviluppo. Il test rivoluzionario, definito come una ‘biopsia liquida’, è stato sviluppato dai ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center utilizzando come campione di analisi 200 parti di tessuto e sangue provenienti da Stati Uniti, Danimarca e Paesi Bassi. Il metodo si basa sull’individuazione nel sangue di piccole parti di DNA cancerogeno, e si è già rivelato efficace contro tumori come quelli del colon-retto (o colorettali), del seno, del polmone, dell’ovaio. I risultati completi dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Translational Medicine.

Biopsia liquida
La prova dell’efficacia di questo innovativo test, spiegano i ricercatori, è che può distinguere tra il DNA sparso dai tumori e altri DNA alterati che possono tuttavia essere scambiati per i biomarcatori del cancro. «Questo studio – dichiara il prof. Victor Victor Velculescu – dimostra che l’individuazione precoce del cancro sfruttando i cambiamenti del DNA nel sangue è fattibile e che il nostro metodo di sequenziamento ad alta precisione è un approccio promettente per raggiungere questo obiettivo». Allo stato attuale i test del sangue per il cancro, pur essendo una parte crescente dell’oncologia clinica, sono tuttavia ancora nelle prime fasi di sviluppo. Fino a oggi, per individuare piccoli parti di DNA derivato dal cancro nel sangue dei pazienti affetti da tumore, gli scienziati si sono spesso affidati alle alterazioni del DNA individuate nei campioni di tumori sottoposti a biopsia. Queste modifiche, sono prese a esempio per gli errori genetici che si dovrebbero cercare tra le masse di DNA che circolano nei campioni di sangue dei pazienti oncologici.

Andare oltre
Ma per andare oltre, gli scienziati hanno dovuto trovare nuovi modi per individuare questo Dna alterato, soprattutto nelle persone apparentemente sane, e non soltanto in quelle che hanno già ricevuto una diagnosi di cancro. L’importanza di scovare segni della presenza di un tumore non individuato in precedenza può dunque fare la reale differenza. «La sfida – spiega Velculescu – è stata quella di sviluppare un esame del sangue che potrebbe prevedere la probabile presenza del cancro senza conoscere le mutazioni genetiche presenti nel tumore di una persona».
L’obiettivo è stato quello di sviluppare un test di screening è altamente specifico per il cancro e abbastanza preciso per rilevare il cancro quando presente, riducendo al contempo il rischio di risultati ‘falsi positivi’ che spesso portano a inutili sovrasondimenti e sovradosaggi, ha aggiunto Jillian Phallen, coautore dello studio.

Un compito complicato
Il compito – ha proseguito Phallen – è notevolmente complicato dalla necessità di discernere tra mutazioni vere del cancro e alterazioni genetiche che si verificano nelle cellule del sangue e come parte delle normali variazioni ereditarie del DNA. Durante il processo di divisione cellulare, sottolineano gli autori, può accadere che queste acquisiscano errori o mutazioni. In una piccola porzione di persone questi cambiamenti spingeranno una cellula ematica a moltiplicarsi più velocemente delle cellule vicine, dando luogo a condizioni pre-leucemiche. Tuttavia, per la maggior parte del tempo le mutazioni derivate dal sangue non sono promotrici del cancro. Sono per esempio le cosiddette mutazioni ‘germinali’ che alterano il DNA come conseguenza di variazioni normali nelle persone e non sono di solito legate a particolari tumori.

Lo studio e i risultati
Per lo sviluppo di questo nuovo test del sangue i ricercatori hanno analizzati i campioni di sangue provenienti da 200 pazienti oncologici. I test condotti in laboratorio si sono concentrati sulle mutazioni all’interno di 58 geni notoriamente legati a diversi tipi di cancro. I risultati dell’analisi hanno mostrato che era possibile rilevare il 62% (86 su 138) tumori di stadio I e di stadio II. Nello specifico, in 42 pazienti con tumore del colon-retto, il test ha predetto correttamente il cancro in metà degli otto pazienti con malattia di stadio I e in otto su nove (l’89%) di quelli con malattia di stadio II, e poi 9 su 10 (il 90%) di quelli con tumore allo stadio III e 14 su 15 (il 93%) di coloro con malattia di stadio IV.
Delle 71 persone con cancro ai polmoni, il nuovo test ha individuato il cancro in 13 soggetti su 29 (il 45%) con malattia di stadio I, mentre in coloro che erano allo stadio II, è stata individuato in 23 soggetti su 32 (il 72%). Infine, 3 su 4 (il 75%) per quelli in stadio III e 5 su 6 (l’83%) in coloro con il cancro di fase IV. Per 42 pazienti con cancro ovarico le percentuali di individuazione variavano da un minimo del 67% in quelli con la fase I fino ad arrivare all’83% in quelli con malattia di stadio IV. Tra i 45 pazienti con cancro al seno si è partiti da un 46% per i tumori di fase III per arrivare al 67% nei tumori di fase I. Nel campione composto da 44 individui sani, i ricercatori non hanno trovato nessuna delle mutazioni derivate dal cancro.

I prossimi passi
Sebbene i primi risultati siano promettenti, il test del sangue per la diagnosi precoce del cancro dovrà ancora essere convalidato da studi che coinvolgano un numero molto più grande di persone, precisano gli autori. Il test del sangue sviluppato dal team del Johns Hopkins utilizza un tipo di sequenza genomica che i ricercatori chiamano ‘sequenziamento mirato di correzione degli errori’. Questo metodo è basato su un sequenziamento profondo, che legge ogni codice chimico nel DNA 30.000 volte. «Stiamo cercando di trovare l’ago nel pagliaio, quindi quando troviamo un’alterazione del DNA, vogliamo assicurarci che sia quello che pensiamo», ha affermato Velculescu.