31 marzo 2020
Aggiornato 04:00
Sieropositiva guarisce

Bimba di 9 anni sconfigge Aids e Hiv: terzo caso al mondo

Grazie a una cura durata soltanto dieci mesi, durante il primo anno di vita, il virus dell’HIV è scomparso e la piccola ora sta bene

Aids e Hiv nei bambini
Aids e Hiv nei bambini Shutterstock

ROMA – Una bambina sudafricana di 9 anni, nata sieropositiva, è riuscita a sconfiggere l’Aids, guarendo dal virus dell’HIV. È accaduto grazie a uno specifico cocktail di farmaci somministratole per dieci mesi durante il primo anno di vita. Ora la bimba si trova in quella che viene definita una fase di remissione a lungo termine. Questo è il terzo caso al mondo di contrasto al virus, che si mostra inattivo dopo nove anni dalla cura, senza che siano stati somministrati altri farmaci.
«Questo nuovo caso – ha commentato Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive – rafforza le nostre speranze che il trattamento dei bambini affetti da Hiv per un breve periodo all’inizio dell’infanzia possa superare l’ostacolo di una terapia che duri tutta la vita».

Un caso straordinario
Quello occorso alla piccola è un caso straordinario, che avviene soltanto poche volte. Sono infatti meno dell’1% le persone infettate dall’Hiv a riuscire a contrastare autonomamente la replicazione del virus. Queste persone, note con il termine ‘l’élite dei controllori’, pare riescano dunque a rendere inattivo il virus, mentre tuttavia non si sa ancora quale sia il meccanismo che consente questo. Nonostante ciò, la bambina sudafricana risultata sieropositiva al 32 giorni dalla nascita, non fa parte di questo gruppo di ‘élite’, ma è un caso ancora più misterioso, dato che è uno di quei rari casi (uno su 410) in cui si è potuto interrompere definitivamente le cure senza che vi fosse una recrudescenza del virus, hanno sottolineato i ricercatori. Gli scienziati non sanno ancora spiegarsi come sia avvenuto che tra le centinaia di casi curati allo stesso modo, sia stata solo la piccola a ottenere una remissione del virus per un periodo di tempo così lungo, senza aver più seguito alcuna cura.

In realtà il virus non se n’è andato
Una delle caratteristiche del virus dell’Hiv è quella di non sparire del tutto. Il virus infatti è ancora presente, ma troppo debole per agire. Rimane così latente ma, per così dire, innocuo. In questo modo non riesce a replicarsi o a diffondersi per mezzo di rapporti sessuali – così come avviene di solito. Solo che in molti casi, questa condizione rimane tale per qualche tempo, poi il virus riacquista vigore e torna a compiere la sua azione nefasta nelle persone contagiate che avevano interrotto il trattamento – costringendole a riprendere le cure, che non sono prive di effetti collaterali anche pesanti. Nella bimba, invece, pare sia rimasto così dormiente per tutti questi anni, senza che si dovesse ricorrere a un’altra cura dopo quella seguita nel primo anno di vita. Ora i ricercatori auspicano che questi trattamenti durante le prime fasi della vita possano avere successo anche su molti altri pazienti sieropositivi fin dalla nascita.

HIV – AIDS
La malattia dell’immunodeficienza è causata dal virus HIV (Human Immunodeficiency Virus). Ve ne sono due tipi: HIV-1 e HIV-2, di cui il più diffuso è l’HIV-1. L’Aids, invece, è la conseguenza di questa infezione. Si trasmette per via sessuale, ma anche attraverso il sangue infetto.
I sintomi dell’HIV sono dipendenti dal tempo. Dopo il contagio, per esempio, si ha il cosiddetto ‘periodo finestra’ che dura alcune settimane – questo prima che si diventi sieropositivi. Dopo questa fase si possono avere: febbre, malessere generale, ingrandimento dei linfonodi, macchioline chiare sulla pelle, diarrea, mal di testa eccetera. Per alcuni anni si può essere esenti dai sintomi, pur essendo portatori del virus. Dopo possono comparire: perdita di peso, forte stanchezza, ghiandole ingrossate o infiammate, febbre persistente, infezioni vaginali ricorrenti, diarrea. I sintomi dell’AIDS sono invece tutti quelli legati alla compromissione o perdita di immunità: malattie infettive chiamate ‘secondarie’ o ‘opportunistiche’ che attaccano i polmoni, il cervello, l’intestino o il sangue – tutte portano in genere alla morte.

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