26 giugno 2017
Aggiornato 07:00
Sintomi e malattie

Emofilia: da ieri a oggi come è cambiata la vita dei pazienti. Sintomi, diagnosi e nuove cure

La vita dei pazienti affetti da emofilia sta cambiando grazie ai progressi della scienza. Dalla diagnosi alle nuove opzioni di cura

Sintomi, diagnosi e cura dell'emofilia
Sintomi, diagnosi e cura dell'emofilia (Gwolters | Shutterstock)

L’emofilia non è uno scherzo. Tutt’alto. Ciò che appare come un semplice disturbo della coagulazione del sangue impedisce a 400.000 persone in tutto il mondo – di cui 4.000 solo nel nostro Paese – di condurre una vita normale. Ma se tanti pazienti oggi possono migliorare la qualità della loro vita, lo dobbiamo all’instancabilità dei ricercatori provenienti da tutto il pianeta che sono riusciti a trovare soluzioni farmacologiche al problema. Ma il lavoro da fare è ancora molto.

Ma cos’è l’emofilia?
Prima di entrare nel merito delle ultime scoperte scientifiche è bene focalizzare con attenzione quali sono le caratteristiche di questa patologia rara, ma invalidante. L’emofilia è una malattia genetica di tipo ereditario caratterizzata da un difetto della coagulazione del sangue. A causa di difetti genetici, infatti, i fattori di coagulazione non funzionano come dovrebbero. Nello specifico si parla del fattore FVIII nei pazienti affetti da emofilia A – la forma più diffusa – e del FIX in chi soffre di emofilia B.

I più colpiti sono i maschi
Il genere maschile è quello che può essere più colpito dalla patologia. Anche se sarebbe più corretto affermare che entrambi i sessi possono soffrire di emofilia; la differenza sta nel fatto che le femmine sono generalmente portatrici sane, mentre i maschi sviluppano la sintomatologia. Ed è così che una mamma che non sa di avere una mutazione genetica legata alla malattia, può trasmettere l’emofilia al proprio piccolo.

  • Sapevi che…?
    Uno dei casi più remoti di emofilia – e anche uno dei più conosciuti – è quello che si verificò nell’800 alla Regina Vittoria. Senza volerlo e ignara della sua malattia, ha infatti trasmesso la patologia al suo ottavo figlio maschio che morì per emorragia cerebrale all’età di 31 anni. Non a caso oggi l’emofilia viene anche denominata Royal Disease – ovvero malattia regale.

Cosa succede a un paziente che soffre di emofilia?
Una persona che soffre di emofilia può trovarsi davanti a un dramma anche quando si fa un piccolo taglio. Quando tutto funziona correttamente, infatti, a seguito della ferita il nostro sangue coagula grazie all’azione tempestiva di piastrine, enzimi e vari fattori di coagulazione. Nel caso dell’emofilia questo intervento naturale non avviene e si può assistere a un’emorragia – interna o esterna – anche a seguito di piccoli traumi.

  • Approfondisci: perché più i maschi che le femmine?
    Verrebbe da chiedersi perché il sesso maschile sia più colpito dalla patologia. In realtà non si tratta di un’ingiustizia divina, bensì di un problema legato al cromosoma X. Chi ricorda un po’ le basi della biologia saprà che l’uomo possiede un cromosoma X e uno Y, mentre la donna ha una coppia del cromosoma X. Essendocene due, raramente sono mutati entrambi. Quindi uno dei due sopperisce al lavoro dell’altro utilizzando in maniera del tutto normale i fattori di coagulazione. Se una donna ha alterato solo uno dei due cromosomi viene detta portatrice sana.

I sintomi dell’emofilia
Trattandosi di una malattia presente dalla nascita, si evidenzia fin dai primissimi anni di vita. Specie quando il piccolo comincia a muoversi da solo: una caduta o un trauma sono all’ordine del giorno. Tra i vari sintomi che si possono manifestare ci sono, in primis, le emorragie a seguito di un piccolo taglio. Ma anche edemi, ematomi, sangue nelle urine e nelle feci, epistassi (sangue dal naso), emorragie interne. I sintomi saranno tanto più importanti quanto più elevato sarà il grado di severità della malattia (lieve, moderata o grave).

Le complicazioni più importanti
Va da sé che una malattia di questo livello non può passare inosservata. Ma se il trattamento farmacologico non viene fornito al più presto si può incappare in tutta una serie di complicazioni. In particolare, le emorragie interne potrebbero dar luogo a gonfiore degli arti, problemi muscolari e artrosi. Se poi si ha un trauma cranico il rischio di gravi emorragie cerebrali è alle porte.

(Jshya | Shutterstock)

Una diagnosi tempestiva
Se si hanno dei casi in famiglia è fondamentale richiedere un esame diagnostico il prima possibile, o alla nascita del proprio figlio. La diagnosi avviene in maniera piuttosto semplice, attraverso un semplice esame del sangue che valuti i fattori di coagulazione e il tempo di tromboplastina parziale (aPTT). Attraverso tale test è possibile valutare anche il grado di severità della malattia, nel seguente modo:

  • Grave: < 1 % della normale disponibilità del fattore di coagulazione
  • Moderata: da 1 a 5% della normale disponibilità del fattore di coagulazione
  • Lieve: da 6 a 30 % della normale disponibilità del fattore di coagulazione

Diagnosi prima della nascita
A oggi esistono anche dei test genetici prenatali che si possono eseguire direttamente sul feto. Tuttavia non sono esenti da rischi. Per tale motivo, prima di richiederlo sarebbe opportuno discuterne con il proprio medico curante.

Emofilia tra passato e futuro
La storia della regina Vittoria è molto eloquente: il rischio di mortalità è altissimo nei pazienti affetti da emofilia. Specie un tempo quando una delle poche cure a disposizione erano complicatissime trasfusioni di sangue. Ma questo, per fortuna, fa parte del passato. Passi avanti furono fatti già intorno agli anni ‘90 del secolo scorso, quando si cominciarono a utilizzare i primi concentrati liofilizzati contenenti i fattori di coagulazione. Tuttavia, anche in questo caso sorsero i primi problemi: molti dei fattori di coagulazione che derivavano dal sangue umano erano contaminati da HIV ed epatite C – con tutti i danni che si possono solo lontanamente immaginare. Una piccola svolta arriva a fine degli anni Novanta quando si diede il via alla produzione industriale grazie alla tecnologia del DNA ricombinante. Purtroppo, però, anche questa non era la soluzione definitiva. Un’alta percentuale di pazienti produceva auto-anticorpi contro i fattori della coagulazione.

  • Prevenzione delle complicazioni
    L’attività fisica è uno dei migliori metodi per prevenire e complicazioni derivanti dalla patologia. Anzitutto è sconsigliato assumere farmaci anticoagulanti come per esempio una semplice aspirina. Ma anche altri insospettabili come l’ibuprofene o l’eparina. Inoltre è importante fare molta attività fisica allo scopo di proteggere la degenerazione delle articolazioni.

I trattamenti odierni
I progressi della medicina sono stati davvero molto importanti negli ultimi anni. I pazienti affetti da emofilia A, per esempio, possono effettuare iniezioni di desmopressina (DDAVP), un ormone che ha la capacità di aumentare il rilascio dei fattori di coagulazione VIII. Oggi si trovano persino in commercio spray nasali che sostituiscono efficacemente le iniezioni. Vero gioiello dell’ingegneria genetica è, invece, l’Octocog alfa. È commercializzato con il nome di Kogenate ed è prodotto dalla nota azienda farmaceutica, Bayer. Il farmaco deve essere iniettato da personale esperto direttamente in vena, a una velocità massima di due millilitri al minuto. In caso di intervento chirurgico può essere utilizzato tramite flebo per sette giorni.

  • Sapevi che…?
    L’Octocog alfa è una proteina direttamente collegata con i fattori di coagulazione. È estremamente sicura perché non viene estratta direttamente dal plasma umano, ma grazie alla tecnologia del DNA ricombinante. Ciò significa che viene ottenuta grazie a una cellula in cui è stato infuso un gene che produce i fattori di coagulazione – in questo caso FVIII. Mentre i pazienti affetti da emofilia B possono utilizzare il Nonacog alfa, che contiene l’FIX. Con il farmaco la produzione di autoanticorpi è relativamente bassa: si parla del 1417% dei casi trattati.

L’efficacia
I farmaci di nuovissima generazione generati attraverso la tecnologia del DNA ricombinante hanno dimostrato un alto tasso di efficacia. Le emorragie hanno mostrato di interrompersi nel 95% dei pazienti affetti da emofilia a seguito di una/due iniezioni endovenose.

Gli effetti collaterali dei nuovi farmaci
Octocog e Nonacog sono considerati farmaci estremamente sicuri e possono dar luogo, raramente, a episodi di nausea e mal di testa. In seguito a quasi 3.000 pazienti testati nell’anno 2000, durante uno studio, i ricercatori hanno concluso che «Non sono stati osservati eventi avversi inaspettati correlati ai farmaci. […] In conclusione, KOGENATE Bayer è efficace e ben tollerato per il trattamento nei bambini affetti grave emofilia A». L’ingegneria genetica ci ha così messo a disposizione una valida alternativa alle trasfusioni di sangue che, seppure più controllate rispetto a un tempo, sono comunque un tipo di terapia complicata e non priva di problematiche.

Cosa assumere in caso di estrazione dentale
Un’estrazione dentale può essere molto pericolosa per i pazienti affetti da emofilia. Il consiglio è quindi quello di curare i denti nel migliore dei modi al fine di evitare dolorosi interventi. Tuttavia, nel caso, il medico potrebbe prescrivere farmaci antifibrinolitici allo scopo di evitare la rottura di coaguli.

[1] Informed Health Online - Simoctocog alfa (Nuwiq) for hemophilia A: Overview

[2] Cochrane Database of Systematic Reviews: Plain Language Summaries. Regular clotting factor replacement therapy to prevent joint disease in people with severe hemophilia A or B

[3] Cochrane Database of Systematic Reviews: Plain Language Summaries. Recombinant factor VIIa for the prevention and treatment of bleeding in patients without haemophilia

[4] Informed Health Online. Hemophilia: Overview

[5] Drugs. 2008;68(6):839-53. Sucrose-formulated octocog alfa: a review of its use in patients with haemophilia A. Frampton JE, Wagstaff AJ.

[6] Int J Hematol. 2009 Nov;90(4):446-54. doi: 10.1007/s12185-009-0435-x. Epub 2009 Nov 3. Evolution of recombinant factor VIII safety: KOGENATE and Kogenate FS/Bayer. Lusher JM, Scharrer I.

[7] Haemophilia. 1998 Nov;4(6):785-9. Evaluation of recombinant factor VIII (Kogenate) stability for continuous infusion using a minipump infusion device. Hurst D, Zabor S, Malianni D, Miller D.

[8] Haemophilia. 2002 Mar;8 Suppl 2:19-22. Safety and efficacy of KOGENATE Bayer in previously untreated patients (PUPs) and minimally treated patients (MTPs). Giangrande PL; KOGENATE Bayer Study Group.