Lotta al cancro

Arriva la molecola che uccide le cellule del tumore, ma non quelle sane

Ricercatori dell’Università di Padova hanno sintetizzato una molecola «killer» in grado di attaccare e distruggere le cellule cancerose, lasciando intatte quelle sane. Si prospetta una svolta nel trattamento di tumori e cancro

La lotta al cancro potrebbe presto subire una svolta
La lotta al cancro potrebbe presto subire una svolta (Twinsterphoto | shutterstock.com)

PADOVA – Combattere e vincere il cancro colpendo direttamente le cellule malate, lasciando però intatte quelle sane. Una sfida che, se vinta, potrebbe davvero essere la svolta nella cura dei tumori che tutti attendevano.

I protagonisti
Protagonisti di questa scoperta sono i ricercatori dell’Università di Padova, i quali hanno sviluppato una nuova metodologia di sintetizzazione molecolare. La molecola così sintetizzata e creata ad hoc è capace di causare un’alterazione pilotata delle funzioni dei mitocondri (che sono la ‘centrale energetica’ delle cellule) che sottendono alla respirazione cellulare.

I primi test
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Cancer Cell e mostra come i primi test condotti in laboratorio siano stati un successo – evidenziando come questa sia una strada percorribile. Nello specifico, i composti disegnati e sintetizzati dai ricercatori sono «in grado di bloccare farmacologicamente il funzionamento del canale ionico Kv1.3 che permette il passaggio di ioni potassio attraverso membrane biologiche», si legge nel comunicato UniPd. Questa è una proteina altamente espressa in vari tipi di tumori, per cui diviene uno strumento elettivo nel trattamento. La si trova soprattutto nei mitocondri, che hanno un ruolo importante nel determinare il destino delle cellule cancerose e sono ottimi bersagli nella cura dei tumori, sottolineano gli autori.

Giocare con lo stress
Lo stress è deleterio per l’organismo umano, specie quando raggiunge livelli elevati. La stessa cosa avviene con le cellule malate. Gli scienziati hanno infatti osservato che quando si inibisce l’azione di Kv1.3, le funzioni dei mitocondri vengono alterate e la conseguenza sono «livelli molto elevati di stress ossidativo nelle cellule malate». La buona notizia è che le molecole sintetizzate dai ricercatori «portano alla morte le cellule tumorali, anche se resistenti ai chemioterapici classici, mentre le cellule sane vengono risparmiate».

Eliminate!
«Le nuove sostanze – spiegano i ricercatori – eliminano quasi del tutto le cellule B leucemiche, ottenute da pazienti affetti da leucemia linfatica cronica, una delle leucemie più diffuse nel mondo occidentale. Nel sangue dello stesso paziente solo i linfociti B patologici vengono eliminati, mentre i linfociti T sani, importanti per la difesa immunitaria, rimangono inalterati, dimostrando l’azione selettiva dei composti verso le cellule tumorali». Questi nuovi composti mostrano così di non essere tossici per le cellule sane, e non alterano né i tessuti sani che la funzione del sistema immunitario. Infine riescono anche ad ‘aggirare’ le mutazioni di alcuni oncosoppressori e ad agire su cellule resistenti ad altri chemioterapici, precisa la nota UniPd.

Funziona anche negli animali
I successi ottenuti in laboratorio sono stati confermati anche da test condotti su modello animale. Nello specifico, gli scienziati hanno potuto verificare l’efficacia del trattamento su modelli tumorali di topo e in casi come melanoma e adenocarcinoma del dotto pancreatico, due tumori con prognosi difficile. «Nel primo caso – si legge nella nota UniPd – hanno ottenuto una riduzione del volume tumorale del 90%; nel secondo caso del 60%. Non è stato inoltre riscontrato alcun effetto collaterale nei topi, ma anzi sono state preservate le funzionalità cardiache e immunitarie che spesso invece risultano compromesse in seguito ai cicli di chemioterapia».

Via anche le staminali
«Ora – aggiunge Ildiko Szabo – stiamo cercando di mettere a punto una terapia di combinazione con varie altre sostanze per riuscire a eliminare anche le cellule cancerose staminali. Queste infatti sono a lenta proliferazione, possono stare nell’organismo anche per cinque anni e dare luogo a metastasi in un secondo momento dopo la prima cura: una terapia in grado di eliminarle risulterebbe pertanto più risolutiva».

Un grande lavoro di squadra
«È stato un grande lavoro di squadra – tiene a precisare la docente – che ha visto lavorare fianco a fianco molti scienziati padovani». Hanno contribuito alle indagini ricercatori del dipartimento di Scienze chimica, di Scienze biomediche, di Medicina dell’ateneo, oltre al Venetian Institute of Molecular Medicine e all’istituto di Neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova. Dall’estero, oltre ad alcuni scienziati dell’università del Cincinnati, hanno partecipato alla ricerca due gruppi di ricercatori tedeschi dell’università di Kiel e Duisburg-Essen. Con loro i padovani hanno collaborato per esaminare l’azione dei nuovi composti sui tumori al pancreas e per indagare gli effetti collaterali sul sistema immunitario.
La ricerca è stata finanziata dall’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, dall’università di Padova, dal Miur, oltre che dalla Regione Veneto, dall’European Molecular Biology Organization e dal Marie-Curie European training network.

Cosa si farà ora?
I primi risultati sono dio certo stati promettenti, tuttavia – fanno sapere i ricercatori – è ancora presto per parlare dello sviluppo di veri e propri nuovi farmaci. Come di norma, «la sostanza sintetizzata dovrà essere sottoposta a una fase di sperimentazione preclinica e testata su un ampio numero di animali, sottolinea la prof.ssa Szabo. Solo poi, come avviene per ogni farmaco, ha inizio la sperimentazione clinica nel corso della quale il principio attivo viene testato sui pazienti. Si tratta di un iter lungo, che richiede circa una decina d’anni. E, nel caso specifico, molto dipenderà dai finanziamenti che si riusciranno a ottenere e dall’interesse dell’industria farmaceutica».