24 agosto 2019
Aggiornato 05:30
Salute

Epatite E, in Italia quasi una persona su dieci l’ha avuta

L’infezione è asintomatica nel 90% dei casi e la trasmissione avviene in modo prevalente per mezzo degli alimenti. La situazione in Italia e chi è a rischio

Epatite E, in Italia sono in molti ad averla contratta
Epatite E, in Italia sono in molti ad averla contratta Shutterstock

ROMA – L’Istituto Superiore di Sanità ha presentato i risultati del primo studio sulla prevalenza nazionale fatto sui donatori di sangue dal Centro Nazionale Sangue e dall’ISS in cui emerge che in Italia quasi una persona su dieci ha gli anticorpi per l’epatite E. questo sta a indicare che si è entrati in contatto con il virus, che nel nostro Paese si trasmette soprattutto per via alimentare.

L’infezione a due facce
Secondo l’ISS, l’infezione da epatite E ha ‘due facce’. In particolare è causa di decine di migliaia di morti ogni anno nei Paesi in via di sviluppo, dove sono presenti i genotipi 1 e 2. Al contrario, nel Paesi industrializzati troviamo in prevalenza i genotipi 3 e 4, che in genere causano una malattia asintomatica nel 90% dei casi – che tuttavia si può tramutare in epatiti acute e croniche nei pazienti immunodepressi.

L’analisi
I ricercatori hanno condotto un’analisi per verificarne la prevalenza nazionale. Per questo motivo sono stati utilizzati oltre 10mila campioni da donatori di sangue di tutta Italia. «Nell’8,6% dei campioni sono stati trovati gli anticorpi per il virus – ha spiegato Simonetta Pupella, coordinatrice dell’Area sanitaria del Cns, durante il convegno ‘Virus dell’epatite E e sicurezza del materiale biologico umano’ – segno che nel passato c’è stato un contatto con il virus. Il dato ha una grande variabilità sia regionale che all’interno delle singole regioni».

Le differenze nelle regioni d’Italia
I dati acquisti hanno permesso di stabilire che la minore prevalenza la si ha in Basilicata, con il 2,2%, un decimo di quella dell’Abruzzo, che è risultata del 22,2%. In generale – si legge nella nota dell’ISS – le regioni dell’Italia centrale, Abruzzo, Marche, Lazio, Toscana e Umbria, e la Sardegna hanno mostrato la prevalenza maggiore, dovuta probabilmente al consumo maggiore di carne cruda di maiale –per esempio le salsicce di fegato che diversi studi hanno indicato come possibile veicolo. In nessuno dei campioni è stato invece trovato il virus attivo e capace di replicarsi.

Il prossimo passo
«Lo studio è stato condotto su indicazione del Centro di Controllo delle Malattie del ministero della Salute – spiega Giancarlo Maria Liumbruno – ed è solo il primo step. Ora proseguirà con uno studio prospettico, in cui il virus verrà cercato in donatori arruolati tenendo conto dei dati di prevalenza emersi da questo studio. L’infezione è considerata una malattia emergente in Europa, e tutti i paesi stanno iniziando ad analizzarla con attenzione per valutare l’eventuale necessità dell’adozione di misure di screening».

La situazione in Europa
Il Paese europeo con più casi di epatite acuta da virus E è la Francia, che nel 2014 ne ha avuti 1.825, mentre in Gran Bretagna ne sono stati censiti 800. In Italia la rete del ministero della Salute ha rilevato 211 casi tra il 2007 e il 2016, in prevalenza in uomini di età media 40 anni. «Il rischio maggiore è di una trasmissione per via alimentare per quasi tutti i pazienti – ha osservato Dragoslav Domanovic dell’Ecdc – solo per quelli fortemente immunodepressi, che sono trattati con una grande quantità di prodotti del sangue, è maggiore il rischio di trasmissione attraverso questi prodotti».