Sicurezza alimentare

Micotossine e glifosato nella pasta: facciamo chiarezza una volta per tutte

L’indagine di Granosalus ha generato un putiferio: consumatori allarmati, aziende che negano, produttori sul piede di guerra. In mezzo a tutto ciò, emerge tuttavia una situazione che esiste da sempre e che a quanto pare non deve allarmare più di tanto

Pasta inquinata?
Pasta inquinata? (svariophoto | shutterstock.com)

ROMA – In questi giorni si parla molto di micotossine (DON), glifosato e metalli pesanti nella pasta, specie quella commercializzata da alcune note aziende: per esempio Granoro, Voiello, Barilla, De Cecco. Il putiferio è stato scatenato da una ricerca pubblicata da Granosalus in cui si afferma che molte marche di pasta sono appunto contaminate. Ma, dopo l’allarmismo, ora emergono fatti nuovi che suggeriscono come questo sia ingiustificato. Le aziende smentiscono, i produttori sono sul piede di guerra e minacciano di adire legalmente.

Neanche con 300 kg al giorno
Per L’Aidepi, l’associazione di Confidustria che riunisce i maggiori produttori di pasta italiani, è tutta una bufala e ribadisce che nemmeno mangiando «300 kg al giorno per 365 giorni all’anno» di pasta ci sarebbero davvero rischi per la salute. Dall’altra parte, anche aziende come Voiello e Granoro respingono al mittente le accuse, dichiarando che la loro pasta è di qualità. È il caso di Voiello che ha dichiarato di produrre la propria pasta esclusivamente con grano aureo coltivato in Italia. Mentre Granoro, a voce di Michele Torelli responsabile del controllo qualità dell’azienda di Corato, ribadisce «Possiamo assicurare con la massima serenità che il grano utilizzato nella produzione della Pasta Granoro Dedicato 100% Puglia è ottenuto da filiera costituita da operatori esclusivamente pugliesi e controllata da uno dei più prestigiosi enti certificatori internazionali. Abbiamo chiesto di conoscere il nome del laboratorio, la metodica utilizzata e il numero di lotto per fare delle controanalisi ma la nostra richiesta è rimasta inascoltata». La stessa Granoro ha annunciato poi di avere presentato querela per diffamazione nei confronti di GranoSalus.

Le sostanze sotto accusa
Tra le sostanze sotto accusa, e che si dice presenti nella pasta venduta in Italia troviamo:
il Glifosato, che è un erbicida totale del tipo acido amminato. È da tempo (e quindi non solo da poco) ampiamente utilizzato in tutta Italia. È stato approvato per l’uso in Europa fin dal 2010. Certo, secondo le stime di IARC (International Agency for Research on Cancer) è una sostanza di categoria 2° e probabile cancerogeno. Con probabile s’intende che forse lo è, ma non vi sono evidenze che supportano l’affermazione. E poi, in questa categoria compare anche la legna da ardere. L’EFSA nel 2015 l’OMS e la FAO nel 2016 l’hanno classificato come improbabile agente di rischio. È inoltre bene sapere che nelle analisi pubblicate da GranoSalus i livelli di glifosato sono risultati in alcuni casi talmente bassi da essere al di sotto della soglia considerata attendibile (50 µg/kg).

La micotossina DON (Desossivaleonolo o Vomitotossina) prodotta da Fusarium, anch’essa sotto accusa fa parte delle micotossine che in Italia troviamo dappertutto. Sempre la IARC l’ha inserita nella classe 3, ovvero non cancerogeno. Anche qui il livello di contaminazione rilevato nell’analisi risulta essere al di sotto dei limiti stabiliti dalla normativa europea (750 ppb) in tutti i campioni del test, per cui non c’è alcun motivo per accanirsi contro la pasta.

Il Piombo e il Cadmio, si sa, sono metalli pesanti, di cui il terreno è purtroppo ricco in molte zone d’Italia (come lo è per l’arsenico e il mercurio che troviamo nel riso). La loro presenza è dovuta all’uomo e all’inquinamento da esso generato. È dunque un problema ambientale che coinvolge l’Italia e anche molte altre parti del mondo, per cui è un qualcosa che ci dobbiamo tenere volenti o nolenti. Se ne abbiamo paura, allora il problema non è solo la pasta, ma tutto il cibo che assumiamo e che viene coltivato o che deriva da un animale che mangia prodotti vegetali o coltivati.

La pasta italiana è sicura
L’Aidepi, nel suo comunicato, è irremovibile: «La pasta italiana è sicura. Far credere che aver individuato tracce di residui ben al di sotto dei limiti di legge costituisca di per sé un problema per la salute è irresponsabile. Solo considerando il glifosato, nella misura trovata dalle analisi di Grano Salus, non sarebbe possibile superare i limiti di sicurezza stabiliti dalle autorità sanitarie neppure mangiando 300 kg di pasta al giorno: oltre 20 volte la pasta che consumiamo in media in un anno».
«Esistono leggi a tutela dei cittadini – ribadisce Aidepi – e le analisi si dovrebbero fare per scoprire chi supera i limiti imposti dalla legge, non per fare un processo mediatico a chi invece produce nel pieno rispetto delle norme. L’EFSA stabilisce limiti precauzionali molto restrittivi, addirittura 100 volte inferiori al livello più basso al di sotto del quale non si hanno riscontri di effetti negativi».
«Ma tutta l’operazione di Grano Salus è diffamatoria e crea disinformazione – conclude la nota Aidepi – la presenza di fitofarmaci, tossine e metalli pesanti non è un marker di provenienza geografica e non è escluso che tracce delle sostanze citate possano trovarsi in grani italiani e del Sud Italia. Ed è inaccettabile insinuare che l’industria della pasta italiana miscelerebbe grani fuorilegge con grani a norma. Lo proibisce la legge europea, cui tutti i produttori italiani di pasta si attengono, lo impone la tradizione centenaria dei migliori pastai del mondo. Aidepi si riserva di agire nelle sedi più opportune per tutelare la propria immagine e il proprio operato da queste gravissime accuse».

Sostanze cancerogene
In natura, e non solo, vi sono quindi molte sostanze che si potrebbero ritenere cancerogene. Ma per mettersi al riparo da tutto ciò bisognerebbe chiudersi in una campana di vetro. Non dimentichiamolo, le ‘sostanze cancerogene’ sono nell’aria che respiriamo tutti i giorni, nell’acqua che beviamo, nei cibi che mangiamo (praticamente tutti, e non solo la pasta), nei prodotti che usiamo per l’igiene personale e la pulizia della casa, in quello che esce dalle nostre auto, dagli aerei che passano sopra le nostre teste (sono i più grandi inquinatori)… Insomma, fare tutto questo baccanale per la pasta a molti è parso davvero un po’ eccessivo.