4 giugno 2020
Aggiornato 16:00
Inquinamento e salute

Smog le particelle possono intaccare il cervello

Le particelle sottili intaccano il cervello lasciando dei residui nei nostri tessuti corporei. Più elevata è l’esposizione, maggiore è il rischio di sviluppar deficit cognitivi

Lo smog potrebbe causare l'Alzheimer
Lo smog potrebbe causare l'Alzheimer Shutterstock

L’inquinamento è un problema serio. Molto più rilevante di quanto si possa pensare. Le notizie in merito ai suoi effetti collaterali si sprecano. Soltanto pochi giorni fa si parlava di come lo smog, unito al colesterolo alto potesse essere un mix micidiale per invecchiare prima. Si pensi poi che dal 1985 i casi di asma e malattie respiratorie sono più che raddoppiati. La colpa è sempre dell’inquinamento. Mentre le allergie sembrano essere direttamente collegate con un’esposizione ad alti livelli di smog fin dal primo anno di vita. Insomma, una città pulita probabilmente ci aiuterebbe a prevenire molte delle malattie moderne. Ma in realtà sta accadendo esattamente l’opposto.

Polveri sottili e Alzheimer
Se tutto ciò che abbiamo detto finora non fosse bastato a comprendere la gravità del problema, c’è una recentissima ricerca che mostra un legame alquanto pericoloso tra polveri sottili e deficit cognitivi, di cui la più temuta è la famigerata malattia di Alzheimer.

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    Studio del Cnr evidenzia i disturbi respiratori negli ultimi 25 anni. Come già mostrato da ricerche precedenti l'abitudine al fumo e l'esposizione lavorativa restano fra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di affezioni respiratorie.

Lo smog intacca il nostro cervello
Le microparticelle prodotte dall’inquinamento non penetrano solo nel tratto respiratorio causando allergie e quant’altro. Ma è evidente che riescono a raggiungere anche siti più delicati come il nostro cervello. È in questa sede, infatti, che avverrebbero dei cambiamenti negativi come la formazione delle placche beta amiloidi, formazioni che occludono zone cerebrali spianando la strada per l’Alzheimer. La drammatica correlazione è stata recentemente fatta dagli scienziati dell’Università di Lancaster.

Lo studio
Durante lo studio pubblicato su Pnas, i ricercatori hanno esaminato lo stato di salute e il tessuto cerebrale di alcuni abitanti di Città del Messico e di Manchester, con un’età compresa fra i 62 e i 92 anni. Alcuni di questi erano già affetti dalla malattia di Alzheimer. Dai risultati inerenti all’analisi del tessuto cerebrale si è potuto evidenziare come vi fossero residui di particelle sottili rilasciate dall’ossido di ferro. In pratica maggiore era la degenerazione, più elevati erano i residui di smog. A questo punto gli scienziati non hanno fatto altro che fare una semplice constatazione: l’esposizione elevata allo smog, non fa altro che aumentare l’accumulo di particelle di ossido di ferro nei tessuti cerebrali. A lungo andare il risultato è una perdita di alcune facoltà cognitive e, nella peggiore delle ipotesi, dello sviluppo della malattia di Alzheimer.

Un killer silenzioso
Lo smog continua dunque a mietere vittime e non si può far altro che confermare l’ipotesi del killer silenzioso che intacca, giorno per giorno, il nostro organismo creando patologie in vari distretti corporei. Tuttavia, a differenza di altre problematiche legate allo stile di vita, questa non è una di quelle facilmente risolvibili, specie se si abita in una grande città. Fuggire nelle campagne, infine, non è una soluzione: se tutti abitassimo in campagna lo smog si sposterebbe fuori città. È indubbio che urgono nuove soluzioni a livello tecnologico e noi cittadini non possiamo far altro che attendere, sperando di non essere le prossime vittime.

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