5 dicembre 2022
Aggiornato 02:30
I nostri polmoni stanno sempre peggio

Fumo e smog, dal 1985 raddoppiati asma, allergie e espettorato

Studio Cnr evidenzia i disturbi respiratori negli ultimi 25 anni. Come già mostrato da ricerche precedenti l'abitudine al fumo e l'esposizione lavorativa restano fra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di affezioni respiratorie

ROMA - I nostri polmoni stanno sempre peggio. A dirlo è un'indagine dell'Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa, condotta in collaborazione con l'Istituto di Biomedicina e Immunologia Molecolare (Ibim-Cnr) di Palermo e le università di Pisa e Verona. Lo studio ha monitorato dal 1985 ad oggi un campione di oltre 3000 soggetti residenti nel comune di Pisa per indagare l'evoluzione della prevalenza delle malattie respiratorie. I risultati, che confermano il preoccupante andamento riscontrato in altri Paesi, sono stati pubblicati su Respiratory Medicine.

Raddoppiati i disturbi polmonari
«I tassi di prevalenza di alcuni disturbi polmonari sono più che raddoppiati negli ultimi 25 anni - spiega Sara Maio dell'Ifc-Cnr di Pisa - in particolare, gli attacchi d'asma sono passati dal 3.4% al 7.2%, per la rinite allergica si è saliti dal 16.2% al 37.4%, l'espettorato ha superato il 19% rispetto all'8.7% del 1985 e la broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), ostruzione delle vie respiratorie non completamente reversibile, ha raggiunto il 6.8% contro il 2.1% iniziale. Questi elementi confermano analoghi studi condotti a livello nazionale e in altri Paesi come la Svezia».
L'osservazione è stata svolta partendo da un campione di gruppi familiari scelto casualmente e poi estesa, con il passare degli anni, ai nuovi membri delle famiglie. «Lo studio è stato articolato su tre periodi: dal 1985 al 1988, dal 1991 al '93 e dal 2009 al 2011. Per ogni fase è stato chiesto ai volontari di rispondere a un questionario, indicando a quali fattori di rischio fossero esposti e a quali disturbi fossero soggetti», specifica la ricercatrice.

Il fumo il peggior fattore di rischio
«Come già mostrato da ricerche precedenti - prosegue Maio - l'abitudine al fumo e l'esposizione lavorativa restano fra i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di affezioni respiratorie. Ad esempio, chi fuma anche meno di 7 pacchetti di sigarette all'anno rischia di soffrire in più rispetto ai non fumatori, dell'85% per quanto riguarda la tosse e dell'80% per l'espettorato». Ma anche il 'fattore urbano' rimane un elemento importante, sia per le allergopatie sia per le malattie croniche ostruttive: «In particolare, i risultati hanno mostrato nei soggetti residenti in area cittadina, rispetto a quelli che risiedono in zone suburbane, un rischio maggiore del 19% di rinite allergica, del 14% di tosse, del 30% di espettorato e del 54% di Bpco», conclude Giovanni Viegi, dell'Ibim-Cnr di Palermo.
«L'incremento dell'impatto delle malattie respiratorie sulla popolazione indicato dai risultati suggerisce di prestare ancora maggior attenzione agli sviluppi e alle cause di disturbi così comuni, di pianificare indagini epidemiologiche longitudinali e ampliare le conoscenze sui fattori (allergeni, inquinanti atmosferici...) potenzialmente associati a tale aumento».