14 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Esami medici e clinici

Torch, tutto sull’esame o test in gravidanza e nei neonati

L’analisi o test Torch: che cos’è e a cosa serve. Le infezioni e i danni al feto delle infezioni. Come si fa

Test di Torch in gravidanza
Test di Torch in gravidanza Shutterstock

Che cosa è il test Torch?
È un esame di screening che si esegue in gravidanza e nei neonati per individuare il rischio di malattie congenite dovute a infezioni. Nella donna in gravidanza, in particolare, si esegue per rilevare la presenza di anticorpi. Il termine TORCH (in inglese) è un acronimo che sta per Toxoplasmosis, Others (altre infezioni), Rubeola (rosolia), Citomegalovirus, Herpes.

A cosa serve il test di Torch?
Serve a individuare la presenza nella donna incinta di anticorpi attivati a seguito di infezioni batteriche, virali, fungine o da parassiti. È importante individuare la presenza di anticorpi e quali di questi siano perché l’infezione potrebbe essere trasmessa al feto. Non tutte le infezioni sono pericolose allo stesso modo per il feto: per questo motivo, si eseguono diversi test durante il periodo di gestazione, che è determinante nel rischio.

Cosa indicano gli anticorpi nel test di Torch?
La presenza di anticorpi non è di per sé indice di malattia. Difatti questi possono essere attribuiti a

  • Vaccinazioni a cui la donna incinta si è sottoposta durante la propria vita (non pericoloso per il feto)
  • Infezioni pregresse (non pericoloso per il feto)
  • Infezioni in atto (potenzialmente pericoloso per il feto)

In base al tipo di anticorpi e alla causa della loro presenza, il medico può valutare le azioni da intraprendere.

Quali sono le infezioni pericolose per il feto evidenziate dal test di Torch?
Ci sono diversi tipi di infezione che possono essere pericolose per il feto, tra queste

  • Toxoplasmosi: è l’infezione provocata dal Toxoplasma gondii, un parassita che si può acquisire per contatto di feci infette, carne infetta, latte non pastorizzato (di capra ecc.) Se la madre risulta positiva al test prima della gravidanza o all’inizio, a testimonianza che ha contratto l’infezione in passato, non dovrebbero esserci pericoli per il feto. Al contrario, se risulta negativa (ossia non ha gli anticorpi) dovrà prestare particolare attenzione a non contrarre l’infezione nel corso della gestazione, specie durante le prime settimane. L’infezione può causare danni cerebrali al nascituro.
  • Others (le altre infezioni): tra quelle che rientrano nella voce ’’others’’ ci sono le epatiti B e C, l’HIV, l’Aids, malattie sessualmente trasmissibili come la sifilide e altre, il Parvovirus e altre ancora. Tutte queste possono essere molto pericolose per il feto.
  • Rosolia: è malattia esantematica acuta. È molto contagiosa ma benigna. La donna in gravidanza risulta positiva al test se è stata vaccinata o ha contratto la malattia in passato. Se tuttavia contrae l’infezione durante la gravidanza, il virus può attraversare la barriera placentare e raggiungere il feto. Risulta pericolosa per il feto se contratta durante i primi tre mesi di gravidanza, dopo di che non lo è più. Se invece viene contratta durante il primo trimestre si può andare incontro ad aborto spontaneo o parto prematuro. Altri danni congeniti anche gravi sono: ritardo mentale, sordità, malformazioni cardiache, danni alla vista e cataratta, danni epatici e splenici, microcefalia.
  • Citomegalovirus: appartiene alla famiglia degli herpesvirus. È un virus assai diffuso tra la popolazione, per cui è facile che la donna in gravidanza ne abbia già contratto l’infezione. Come tutti gli herpesvirus, una volta insediatosi nell’organismo vi rimane per sempre. L’infezione può risvegliarsi in qualunque momento, specie dopo momenti di stress per l’organismo. Oggi si ritiene sia piuttosto difficile possa essere trasmessa al feto, tuttavia se questo dovesse verificarsi, i danni possono essere simili a quelli dovuti alla rosolia, più un danno al sistema nervoso centrale.
  • Herpes: il virus dell’herpes, in particolare quello genitale, può essere trasmesso al bambino durante il parto. Ma solo se in quel momento la madre ha un’infezione in atto.

Quando si esegue il test di Torch nel neonato?
Nel neonato si esegue quando questi mostri sintomi che possano essere riconducibili a una delle infezioni comprese nel test stesso, di cui sopra. Oltre a questi, può essere richiesto in presenza di

  • Ingrossamento del fegato
  • Ingrossamento della milza
  • Numero di piastrine basso
  • Ittero
  • Eccessivo ridotto peso alla nascita

Come si esegue il test di Torch?
L’esame prevede un semplice prelievo di sangue che si può fare anche senza digiuno. È consigliato a tutte le donne in gravidanza.