20 novembre 2019
Aggiornato 15:49
Salvare i denti dalla caduta

Parodontite o piorrea, oggi non fa più paura e i denti si possono salvare

Grazie alle nuove tecnologie la parodontite (la malattia delle gengive) non fa più paura: laser, microscopio e biologia molecolare permettono di curarla e spesso di salvare i denti

La parodontite o piorrea non è più un problema
La parodontite o piorrea non è più un problema Shutterstock

ROMA ─ Ben il 60 per cento degli italiani soffre di una complessa infezione gengivale (la parodontite o piorrea) che, se non trattata, può portare anche alla caduta precoce dei denti. Questo, nonostante si abbia la corretta abitudine di lavarsi i denti o recarsi dal dentista per la pulizia, o detartrasi.

Un’infezione sottovalutata
La parodontite, nota anche come piorrea, è una infezione sottovalutata, perché pare non colpire direttamente i denti ─ come per esempio la carie. La parodontite attacca i tessuti di supporto del dente, come osso e gengive, facendoli retrarre a causa dell’infiammazione dovuta ai batteri. Quando diviene a uno stadio avanzato, i denti iniziano a muoversi e spesso vengono estratti, e purtroppo anche se perfettamente sani. Ancora oggi, sono molti i dentisti che ritengono non vi sia soluzione a questa patologia. Si possono eseguire le pulizie periodiche, ma alla fine non c’è molto da fare se non attendere l’inevitabile perdita dei denti. Altrimenti, vengono proposti degli approcci chirurgici al problema, con tutti i disagi del caso.

Ma c’è una novità
Ma contro i pensieri più pessimistici, oggi ci sono buone notizia. Grazie ai nuovi approcci diagnostici e terapeutici, basati su importanti innovazioni tecnologiche come il LASER, è possibile trattare in modo non invasivo la parodontite e recuperare denti spesso considerati da estrarre.
Ce ne parla il dott. Simone Stori, odontoiatra di Bologna e responsabile delle strutture Microdent, con sedi a Bologna e Bari e specializzate appunto nel trattamento minimamente invasivo LASER assistito della parodontite.

L’INTERVISTA
Dottor Stori, innanzitutto cos’è la parodontite?

«La parodontite è un’infezione batterica. Questo caposaldo è fondamentale e spesso non spiegato correttamente. Inoltre la terapia che proponiamo si basa su questo concetto, puntando appunto alla risoluzione dell’infezione. Come abbiamo visto è molto frequente in adulti e anche, purtroppo, nei giovani dopo i 20 anni. Va a colpire i tessuti di supporto del dente come osso, legamento parodontale, cemento radicolare e gengiva.
Quando i batteri diventano troppi e non vengono rimossi con le corrette manovre di igiene domiciliare e professionale, oppure il sistema immunitario è particolarmente predisposto a questa patologia, si scatena un processo infiammatorio importante che è quello che va progressivamente a riassorbire i tessuti. Nelle fasi più avanzate può portare perfino alla perdita spontanea dei denti!».

Quali sono i sintomi principali?
«Il primo stadio dell’infiammazione è noto come gengivite, che è un’infiammazione superficiale delle gengive. I sintomi principali che non vanno sottovalutati sono l’arrossamento ed il gonfiore delle gengive. Ma in modo particolare è il sanguinamento che deve dare un campanello d’allarme e non deve essere sottovalutato, in quanto è segno che qualcosa non va.
Se la gengivite viene trascurata – a volte, soprattutto nei fumatori, è comunque silente – l’infezione si sposta ad un livello più profondo dando il via al fenomeno della parodontite.
I segni e sintomi più frequenti sono: retrazioni gengivali (chiamate scientificamente recessioni), aumento della sensibilità al caldo e freddo, alitosi importante, mobilità dentaria, comparsa di tasche profonde con pus, cambiamento della posizione dei denti».

Come si può curare?
«In medicina il primo passo per una terapia corretta è una accurata diagnosi. Per questo motivo il nostro protocollo di cura parte dall’analisi, grazie ad accurate analisi di biologia molecolare, dei protagonisti della patologia, ossia i batteri ed il sistema immunitario.
Queste analisi vengono interfacciate con elementi clinici e radiologici, per raccogliere quanti più dati possibili per elaborare una diagnosi accurata e completa.
Solo a questo punto viene impostata una terapia personalizzata che ha anche la caratteristica di essere quanto più oggettiva possibile: infatti andremo a dichiarare il paziente come guarito quando, ripetendo l’analisi dei batteri, avremo verificato di averli portati al di sotto del livello gestito dal sistema immunitario, ottenendo quindi un equilibrio biologico.
La terapia è poi basata sull’utilizzo di due strumenti ad alto valore tecnologico, ossia il microscopio operatorio ed i LASER ad alta potenza (neodimio-yag).
La prima fase è di rimozione meccanica delle concrezioni di tartaro sopra e sotto gengivali, fase che viene eseguita al microscopio operatorio per permetterci di vedere con alti ingrandimenti il tartaro e quindi di rimuoverlo senza la necessità di aprire chirurgicamente le gengive e spesso senza ricorrere all’anestesia.
Successivamente entra in gioco il laser che, grazie alla sua energia, ci permette in modo indolore di decontaminare le tasche gengivali dai batteri che si annidano nelle zone più nascoste».

Quali sono i vantaggi dell’utilizzo del laser?
«I vantaggi della terapia intesa in modo globale è innanzitutto la massima oggettività, in quanto la guarigione non si valuta solo clinicamente ma anche a livello microbiologico. Essendo la piorrea una infezione, se ci sono i batteri è attiva e se invece sono sotto una certa soglia l’infezione cessa.  Il laser agisce in profondità là dove gli altri strumenti e farmaci non arrivano.
La creazione dell’equilibrio biologico, che si ottiene in poche settimane di terapia, pone la base alla guarigione dai sintomi. Il sanguinamento ed il pus si riducono velocemente, così come l’alitosi e la sensibilità, nonché la profondità delle tasche. Si può anche ridurre la mobilità dentaria ed in qualche zona, spesso e volentieri, può avvenire una ricrescita d’osso. Inoltre la non invasività della terapia evita il danno estetico delle chirurgie, che spesso portano ad un aumento delle recessioni, ed il decorso post-operatorio di ogni «classico» intervento».

I risultati sono definitivi?
«La terapia è stata concepita per essere la più duratura e oggettiva possibile. Inoltre, grazie all’analisi genetici del rischio, anche il protocollo di mantenimento periodico viene calibrato ad-hoc per ogni paziente. Ovviamente la terapia non è un vaccino ma se il paziente si pulisce in modo corretto a casa e segue il protocollo di controlli, i risultati sono positivi a lungo termine. Abbiamo ormai trattato con successo più di 2000 casi, comprese parodontiti giovanili veramente molto gravi».

La parodontite si può prevenire?
«Decisamente sì! La parodontite, come la maggior parte delle patologie, è prevenibile. E’ molto utile eseguire il test per lo studio dei fattori genetici anche nei soggetti giovani, soprattutto se i genitori sono affetti da parodontite. Oltre ad evidenziare il profilo di rischio è ovviamente fondamentale attuare una corretta igiene domiciliare nonché i controlli periodici. Ma una cosa è ancora più importante: non sottovalutare i sintomi iniziali come il sanguinamento gengivale».

Quali sono i costi della terapia?
«Il costo della terapia è estremamente variabile in quanto dipende dalla diagnosi e in base ad esso viene personalizzato. Ma ricordiamo che si tratta di un trattamento conservativo e per questo diventa vincente sia dal punto biologico che da quello economico. Infatti grazie a questo approccio si riducono molto terapie aggiuntive come devitalizzazioni, protesi, amputazioni radicolari ed impianti, che hanno costi importanti rispetto alla terapia! Ad esempio la sostituzione di un solo dente con un impianto può costare oltre 2000 euro».

Esistono correlazioni con altre patologie?
«Recenti studi supportano l’ipotesi che i batteri associati alla parodontite, immettendosi nel torrente circolatorio, possano assumere un ruolo in molte altre patologie sistemiche, in particolare malattie cardiovascolari (infarto e ictus), diabete, patologie polmonari, osteoporosi, infertilità e persino complicanze in gravidanza».

Maggiori info: parodontitelaser.it