13 dicembre 2018
Aggiornato 16:30

Le gengive infiammate possono portare all'Alzheimer

Un nuovo studio ha scoperto che c’è una relazione tra la malattia infiammatoria delle gengive e lo sviluppo della malattia di Alzheimer. L'importanza dell'igiene orale
Gengive e Alzheimer, c'è un nesso
Gengive e Alzheimer, c'è un nesso (Stefano Garau | shutterstock.com)

La malattia infiammatoria gengivale, o parodontite, affligge molte persone. E fin qui, a parte il rischio che cadano i denti, spesso non ci si preoccupa più di tanto. Eppure, sono molti gli studi che hanno mostrato come l’infiammazione delle gengive possa in realtà causare altre, e anche serie, malattie. Da non ultimo, questo nuovo studio che suggerisce come la parodontite possa essere, in qualche modo, l’anticamera dell’Alzheimer.

Il batterio responsabile
Secondo i ricercatori dell’Università dell’Illinois a Chicago, a essere responsabile di questo ‘effetto collaterale’ dell’infiammazione gengivale è un batterio. Lo hanno dedotto dopo aver condotto questo studio su modello animale con parodontite, che ha mostrato di subire una degenerazione dei neuroni nel cervello. «È stata una grande sorpresa – ha dichiarato in un comunicato il corrispondente e autore dello studio dottor Keiko Watanabe, professore di parodontologia all’UIC College of Dentistry – Non ci aspettavamo che il patogeno parodontale avrebbe avuto così tanta influenza sul cervello, o che gli effetti sarebbero così tanto simili alla malattia di Alzheimer».

Ci sono dei precedenti
Approcciandosi a condurre questo studio, Watanabe e colleghi hanno osservato come altri studi avessero già trovato una stretta associazione tra parodontite e deterioramento cognitivo. «Tuttavia – sottolinea il ricercatore – questo è il primo studio a dimostrare che l’esposizione ai batteri parodontali determina la formazione di placche senili che accelerano lo sviluppo della neuropatologia nei pazienti con malattia di Alzheimer».

Lo studio
In questo studio, i ricercatori hanno indotto in 10 topi una parodontite cronica, che è caratterizzata da danni ai tessuti molli e perdita ossea nella cavità orale. Mentre altrettanti 10 topi sono serviti come gruppo di controllo. Dopo 22 settimane di applicazione orale ripetuta dei batteri che caratterizzano l’infiammazione gengivale, i ricercatori hanno studiato il tessuto cerebrale dei topi e hanno confrontato la salute del cervello.

I risultati
Pubblicati sulla rivista scientifica PLOS One, i risultati dello studio hanno rivelato che i topi cronicamente esposti ai batteri avevano quantità significativamente più elevate di placca beta-amiloide accumulata, oltre a una maggiore infiammazione cerebrale e un minor numero di neuroni intatti a causa della degenerazione stessa. Oltre a ciò, le analisi della proteina beta amiloide e dell’RNA hanno mostrato una maggiore espressione di geni associati a infiammazione e degenerazione. Inoltre, nei topi con parodontite il DNA dei batteri parodontali è stato trovato anche nel tessuto cerebrale ed è stata osservata una proteina batterica all’interno dei loro neuroni. «I nostri dati non solo dimostrano il movimento dei batteri dalla bocca al cervello, ma anche che l’infezione cronica porta a effetti neurali simili all’Alzheimer. L’uso di un modello murino di tipo selvatico ha rafforzato il nostro studio perché questi topi non sono stati preparati per sviluppare la malattia, e l’uso di questo modello dà ulteriore peso ai nostri risultati che i batteri parodontali possono dare il via allo sviluppo dell’Alzheimer», conclude il prof. Watanabe, ricordando la fondamentale importanza di una corretta igiene orale.