24 agosto 2019
Aggiornato 13:00
Cervello

Alzheimer, svolta nelle cure?

Secondo l'ultimo studio della Duke University, nella malattia sarebbero coinvolte le cellule del sistema immunitario cerebrale. E c'è un farmaco che sembra in grado di guarirle

ROMA (askanews) – Il sistema immunitario potrebbe avere un ruolo nell'insorgere del morbo di Alzheimer: è quanto risulta da uno studio della statunitense Duke Univesrity, che ha identificato nell'anormale consumo dell'aminoacido arginina da parte di alcune cellule uno dei fattori scatenanti della malattia. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Neuroscience, è stato effettuato sui topi e la somministrazione di una molecola che blocca il consumo di arginina è servito a evitare la comparsa delle caratteristiche placche cerebrali e l'associata perdita di memoria.

La ricerca
Secondo quanto mostrato dallo studio l'insorgere della malattia attiverebbe un tipo di cellule immunitarie cerebrali, le «microciglia»: queste esprimono a loro volta una molecola - battezzata CD11c, in grado di inibire l'efficienza del sistema immunitario e che «consuma» arginina. Un semplice farmaco in grado di inibire questa deprivazione locale di arginina, la difluorometilomitina, si è dimostrato efficace nel prevenire i sintomi della malattia (almeno nei topi): il prossimo passo sarà quello di studiare gli effetti del Dfmo, già utilizzato in alcune terapie tumorali, nei casi di malattia già conclamata.