31 marzo 2020
Aggiornato 03:00
Medicina

Salvare la fertilità nell'endometriosi delle ovaie

Nuova tecnica chirurgica messa appunto dai ginecologi dell'Università «La Sapienza» e del Campus Biomedico di Roma

ROMA - Una nuova tecnica chirurgica per il trattamento delle cisti endometriosiche nell'ovaio è stata messa appunto dai ginecologi dell'Università «La Sapienza» e del Campus Biomedico di Roma, combinando insieme due tecniche già conosciute.

Si svolge in due fasi: nella prima la cisti viene tolta con il classico metodo dello «stripping» ( uno scollamento della capsula che riveste questa cisti) ma quando ci si avvicina alla zona più ricca di vasi, l'ilo dell'ovaio, si passa ad un'altra tecnica. Si pratica cioè un'escissione utilizzando anche la coagulazione bipolare con cui attraverso due sottili elettrodi ed una delicata corrente elettrica si stacca quel che resta della cisti senza provocare danni alla circolazione dell'ovaio. Questa tecnica è stata sperimentata con successo su 12 pazienti portatori di grosse cisti endometriosiche nelle ovaie. A distanza di molti mesi non solo fastidi e dolori erano scomparsi o assai ridotti ma all'ecografia il conteggio dei piccoli follicoli delle ovaie ha dimostrato che il loro numero non è diminuito preservando così la riserva ovarica d'origine.

L'endometriosi è una delle più frequenti malattie della donna in età riproduttiva e può compromettere seriamente la fertilità. La chirurgia in molti casi è uno strumento molto utile per il suo trattamento ma deve essere utilizzata da ginecologi esperti e con molta attenzione per non creare danni. Infatti uno dei rischi maggiori è di danneggiare le ovaie quando si tenta di eliminare le cisti endometriosiche di quest'organo. In particolare tali interventi possono disturbare in modo permanente la circolazione delle ovaie che quando si riduce molto può portare alla morte (atresia ) di numerosi piccoli follicoli. Questi sono il prezioso patrimonio che ogni donna ha per ovulare ogni mese oppure per fornire gli ovuli che servono ad alcune terapie dell'infertilità come la fecondazione in vitro. Si tratta della cosiddetta riserva ovarica che si misura contando il numero di questi piccoli follicoli mediante l'ecografia.

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