26 novembre 2022
Aggiornato 23:00
Elezioni 2022 | Lega

Matteo Salvini tira dritto: «Pagato il sostegno a Draghi, deciso con tutti»

Nessun passo indietro, nessuna autocritica. Perchè se il risultato della Lega è sicuramente deludente, la causa va cercata nell'appoggio al governo Draghi: scelta «condivisa con gran parte della dirigenza» del partito.

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini Foto: Agenzia Fotogramma

Nessun passo indietro, nessuna autocritica. Perchè se il risultato della Lega è sicuramente deludente, la causa va cercata nell'appoggio al governo Draghi: scelta «condivisa con gran parte della dirigenza» del partito. Matteo Salvini archivia in mezza giornata il crollo della Lega, che ha praticamente dimezzato i consensi rispetto alle politiche del 2018 e si è vista superata da Fratelli d'Italia anche in tutte le roccaforti del Nord. Una velocità che non piace al governatore del Veneto Luca Zaia, che domani sarà al Consiglio Federale: «È doveroso che siano ascoltate le posizioni, anche quelle più critiche, espresse dai militanti», dice mentre diversi assessori della sua giunta criticano la gestione Salvini e l'europarlamentare Toni Da Re ne chiede le dimissioni.

Ma per Salvini semplicemente, è «l'analisi della sconfitta» che offre nella conferenza stampa di via Bellerio, «Giorgia Meloni era all'opposizione e ha aumentato i suoi consensi, noi eravamo al governo e abbiamo pagato». E se il problema è questo, è di facile soluzione: «Ci aspettano 5 anni al governo, senza stravolgimenti». Ora la Lega «può portare avanti le sue battaglie, non quelle di altri», e «se la Lega fa la Lega non ce ne è per nessuno».

E allora decreto contro il caro bollette, Autonomia, pace fiscale, Quota 100, il sarcasmo e i «bacioni» verso la Ue: il segretario leghista rilancia i temi identitari, e su questi è convinto di andare a recuperare anche il voto di tanti astenuti. Ora ci sono le condizioni per cui «si vedranno i risultati che la Lega può ottenere in un governo di centrodestra, non in un governo con Pd e Cinque Stelle», dice spostando il traguardo già al 2024: «Il prossimo anno concluderemo i congressi locali e regionali, e poi un bel congresso nazionale in cui si mettono in campo idee e proposte».

Perchè l'idea delle dimissioni neanche lo ha mai sfiorato: «Mai avuta così tanta voglia di lavorare». Mica come qualche dirigente «da anni in Parlamento» che per la campagna elettorale non si è dato poi tanto da fare. Con chi ce l'avesse non è dato saperlo, ma qualcuno a via Bellerio nota l'assenza di Giancarlo Giorgetti: «E' vero che ha il mal di schiena, ma non si è visto nè ieri nè oggi... Si è solo fatto dare il collegio di Sondrio, quello più blindato di tutti».

Quello che Salvini dice in chiaro riguarda però la linea politica seguita in questi tre anni: «Su richiesta di parte rilevante della classe dirigente del partito uscimmo dal governo col M5s perché non ci davano l'autonomia; su richiesta di buona parte della classe dirigente entrammo nel governo Draghi perchè gli imprenditori lo volevano e perchè ci avrebbero dato l'Autonomia».

Una cosa Salvini rivendica di aver fatto «di testa mia», e cioè «il momento dell'uscita dal governo Draghi». Una scelta di cui «vado orgoglioso», perchè «9 mesi in più di un governo litigioso non avrebbero fatto bene né all'Italia né alla Lega». Concetti che chiarisce ancora meglio quando risponde ad una domanda sul calo di consenso nelle roccaforti del Nord: «C'era una narrazione per cui gli imprenditori del Nord volevano la Lega al governo con Draghi. Poi hanno dato il triplo dei voti alla Meloni? O l'una o l'altra». Ad essere bocciata, insomma, è l'agenda Draghi, non il progetto della Lega nazionale.

E allora Salvini dà l'impressione di voler trasformare via Bellerio in un fortino. A chi mette in dubbio la sua segreteria (oltre ai veneti, un paio di consiglieri regionali lombardi e l'ex segretario della Lega Lombarda Grimoldi), risponde a muso duro: «Chi danneggia la militanza ora dovrà parlare con me». A chi spera in ruoli e riconoscimenti per il passato o per lo status, fa sapere che «la squadra al governo sarà composta in base al merito, non su altri ragionamenti». E più in generale è arrivato il momento di «una fase di riorganizzazione del movimento, puntando su sindaci e amministratori». E poi, «se qualcuno ha altri progetti... questa non è una caserma. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile».

(con fonte Askanews)