15 agosto 2022
Aggiornato 17:30
Il voto al Senato

Letta a parole «rompe» con Conte, è la fine del campo largo?

La fine del governo Draghi scava un solco tra Pd e M5s, e adesso i democratici sembrano intenzionati a rinfacciare la responsabilità della crisi, con tutte le conseguenze che avrà in termini economici e sociali, anche ai 5 stelle

Giuseppe Conte ed Enrico Letta ad un evento della CGIL
Giuseppe Conte ed Enrico Letta ad un evento della CGIL Foto: Agenzia Fotogramma

Adesso il Pd volta pagina, il partito della mediazione lascia il posto a quello in modalità «campagna elettorale» e a questo punto vengono messe da parte anche le cautele verso i 5 stelle che Enrico Letta aveva imposto a tutti in questi giorni. La fine del governo Draghi scava un solco tra Pd e M5s, e adesso i democratici sembrano intenzionati a sfilarsi i guanti e a rinfacciare la responsabilità della crisi, con tutte le conseguenze che avrà in termini economici e sociali, anche ai 5 stelle. Dopo l'estremo tentativo di ieri pomeriggio di riportare Giuseppe Conte e i 5 stelle «a bordo», la scelta di non votare di nuovo la fiducia segna un punto di non ritorno.

Proprio Letta, al Tg1, fa capire che l'aria è cambiata: «Una decisione folle, assurda, una giornata di follia. Tre grandi partiti di questa maggioranza, in forme diverse, hanno deciso di mettere fino a questa esperienza. In particolare Silvio Berlusconi, Matteo Salvini, che hanno seguito la scelta di M5s di una settimana fa di aprire di fatto la crisi. Far cadere il governo Draghi significa essere contro l'Italia e gli italiani».

Conte, raccontano, ha spiegato la decisione di non votare la fiducia attribuendo la colpa a Draghi, che con la sua replica finale avrebbe irriso i 5 stelle, secondo l'ex premier. Ma un esponente della segreteria Pd già qualche giorno fa avvertiva: «Per ora cerchiamo di tenere tutti dentro. Ma se si apre la crisi lo diremo ogni giorno che chi ha fatto cadere il governo ha spazzato via il salario minimo, il taglio al cuneo e tutto il resto... E ripeteremo ogni giorno che ci sono nomi e cognomi per quello che capiterà all'Italia».

Francesco Verducci, senatore vicino a Matteo Orfini, non ha dubbi: «E' un gesto irrecuperabile, un fatto talmente grave politicamente! Noi abbiamo lavorato fino all'ultimo per ricucire con loro, abbiamo fatto di tutto, e invece...». Ma anche Cesare Damiano, ex ministro e attualmente consulente al ministero del Lavoro guidato da Andrea Orlando, è molto netto: «Letta giustamente ha messo insieme Fi, Lega e M5s. Mi pare che quest'idea del campo largo - già di per sé rocambolesca - sia definitivamente tramontata».

Peraltro, dice Damiano, «siamo di fronte a una commedia dell'assurdo. Quello che colpisce è che a pagarne il prezzo saranno ancora una volta i più deboli: possiamo dire addio al salario minimo, al cuneo fiscale, ad una discussione sulla riforma necessaria delle pensioni per ridare flessibilità al sistema. E anche a risorse del Pnrr che servivano per sostenere imprese maggiormente colpite. E' un colpo mortale al paese reale».

Dura anche Sandra Zampa: «Lega, Fi e M5s utili solo a un obiettivo: quello dell'onorevole Meloni». Stefano Bonaccini, poi, già ieri aveva sparato contro Conte. Andrea Marcucci, ma non è una novità, parla di «responsabilità pesantissime di Lega e M5s», ma anche Roberto Morassut accusa «Lega, M5s e Fi di miopia e piccolezza politica».

Insomma, una rottura che a questo punto pare insanabile, alla vigilia di una campagna elettorale che sarà difficile. E il Pd ha già messo in moto la macchina, assicura Letta.

(con fonte Askanews)