16 ottobre 2021
Aggiornato 10:00
Le due anime della Lega

Green pass, 51 leghisti disertano il voto. Salvini: «I nostri Parlamentari sono liberi»

Matteo Salvini prova ancora a tenere tutto insieme dentro la Lega: la permanenza nel governo Draghi ("Ci stiamo e ci restiamo") e le posizioni più oltranziste su vaccini e certificato verde

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA

Nessuna parola di condanna per i no vax, tantomeno per gli oltre 50 deputati che alla Camera hanno disertato il voto di fiducia sul dl green pass 2. Matteo Salvini prova ancora a tenere tutto insieme dentro la Lega: la permanenza nel governo Draghi ("Ci stiamo e ci restiamo") e le posizioni più oltranziste su vaccini e certificato verde; la linea governativa rappresentata dai ministri e dai presidenti di Regione, quella movimentista in fibrillazione dopo l'addio di Francesca Donato.

Il segretario della Lega convoca una conferenza stampa a Milano per annunciare l'arrivo di due big locali di Forza Italia, il presidente del consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi e il consigliere Mauro Piazza. Ma le domande vertono in gran parte su quanto accaduto ieri alla Camera e che si è ripetuto oggi, con 51 deputati leghisti assenti anche al voto finale sul dl green pass. Comportamento che Salvini accetta e giustifica: «I parlamentari sono liberi di esserci o non esserci, votano in coscienza, per fortuna siamo in democrazia non in un regime».

Anche alle domande sulla incongruenza di un voto di coscienza rispetto ad un punto fondamentale dell'attività di un partito, ovvero la fiducia all'esecutivo, Salvini erge un muro: «Abbiamo dato fiducia a Draghi per uscire dalla situazione pandemica e lo stiamo facendo egregiamente. Poi fortunatamente in democrazia ognuno è libero di pensarla come vuole. Noi siamo in questo governo, restiamo in questo governo, se Letta e Conte si trovano male escano loro, noi questo governo non lo molliamo».

Un atteggiamento che Salvini replica anche alle domande sulla netta presa di posizione di Massimiliano Fedriga, «non c'è posto per i no vax nella Lega». Il segretario leghista non vuole pronunciare quelle parole: «La Lega è un movimento democratico che ha decine di migliaia di amministratori locali e milioni di consensi. In democrazia ogni idea è rispettata e rispettabile», è la risposta. Alle domande ripetute, Salvini si sottrae ancora: «Ma siamo o no in una democrazia?». Ma nel suo partito c'è spazio per i no vax? «Io sono contento di come l'Italia sta uscendo dalla pandemia».

Insomma, Salvini prova ancora a coprire tutte le posizioni possibili, e non rinuncia a rivolgersi a chi non si è voluto vaccinare ("Abbiamo 20mila poliziotti senza green pass, ne facciamo a meno? Li lasciamo a casa?") e a chi sta preparando la prossima battaglia contro i vaccini: «Inorridisco quando sento parlare di terapie o vaccini a bimbi di 7 anni». Temi che evidentemente non vuole lasciare al competitor Fratelli d'Italia, in vista della conta sulle liste alle Comunali.

Per impedire il sorpasso di FdI, Salvini prova ancora oggi a rivendicare i successi della Lega al governo, e per dare l'immagine di un partito unito lancia insieme ai governatori leghisti la battaglia contro la riforma del Catasto cui sta lavorando il governo. E a chi gli chiede se non tema altre uscite, risponde annunciando al contrario nuovi arrivi nei gruppi parlamentari del Carroccio: «Nei prossimi giorni entreranno in Lega alcuni parlamentari, di diverse parti, non solo di centrodestra». Un processo di «crescita e allargamento» del partito che Salvini - rispondendo ai malumori della base nordista - definisce «non solo nazionale, dalla Lombardia alla Sicilia, ma anche irreversibile».

Un processo che avviene spesso ai danni di Forza Italia, «colpevole» di dire no alla federazione di centrodestra: «Mi sembra chiaro che qualcuno non la voglia. Ne prendiamo atto, mi dispiace». Ma Salvini spera ora nel voto tedesco che, se vedrà la vittoria dei Socialdemocratici, «spero possa essere di lezione anche in Italia» per chi «ammicca al centrosinistra». Ecco allora il rilancio di Salvini: «Avere tre centrodestra in Europa ci dà meno forza: superiamo egoismi e steccati, uniamo le forze. Se i tre gruppi Ppe, ID e ECR si mettessero insieme saremmo il primo gruppo e potremmo essere incisivi su tutti i temi».

(con fonte Askanews)