3 agosto 2021
Aggiornato 06:30
Appello dei due Matteo

Ddl Zan, bagarre al Senato: ma le pregiudiziali per fermare la legge vengono bocciate

A carte scoperte, insomma, gli equilibri restano più o meno gli stessi anche se oggi erano assenti dieci M5s e tre del Pd. Restano determinanti i 17 senatori di Italia Viva

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Il ddl Zan avanza a fatica nell'aula del Senato e prima di una settimana non si capirà il suo destino. Ieri l'assemblea di palazzo Madama ha respinto le questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate da Fratelli d'Italia e Lega: i contrari sono stati 136, i favorevoli 124, 4 gli astenuti. Uno scarto di 12 voti, vicino agli 11 della scorsa settimana con cui si è approvata la calendarizzazione della legge bloccata da mesi in commissione Giustizia.

A carte scoperte, insomma, gli equilibri restano più o meno gli stessi anche se oggi erano assenti dieci M5s e tre del Pd. Restano determinanti i 17 senatori di Italia Viva, l'unico tra i partiti che alla Camera hanno sostenuto e votato il provvedimento che punisce l'omotransfobia che ora invece spinge per modificare il testo a palazzo Madama trovando un accordo con i partiti del centrodestra di governo. In aula l'appello alla mediazione arriva dai due Matteo.

«L'accordo nel merito - interviene per primo il leader di Iv Matteo Renzi - è a un passo, a portata di mano». Senza accordo «il passaggio a scrutinio segreto è difficile». Ma secondo il leader di Iv «serve anche un accordo di metodo: tutte le forze politiche devono fare un patto perché alla Camera questa legge, se modificata dal Senato, possa essere approvata in due settimane. In questi anni omosessuali, transessuali e persone con disabilità non hanno avuto tutele perché sono sempre mancati i voti. Se facciamo un accordo abbiamo dimostrato che la politica non fa schifo. Se si perderà a scrutinio segreto avrete distrutto le vite di quei ragazzi».

L'esortazione di Matteo Salvini è simile: «Togliamo dal banco una volta per tutte quello che divide e in un mese sia il Senato che la Camera approvano una norma di civiltà che punisce pesantemente chi offende, aggredisce o discrimina un altro essere umano e andiamo votare questa legge. Se invece qualcuno per tenere unito un partito ed evitare che si divida in mille correnti non vuole che gay e trans siano tutelati lo dica in quest'aula», dice il leader della Lega.

Il fronte giallorosso di Pd, M5s e Leu non ci sta. Reputa la giornata di oggi «positiva», per citare la capogruppo dem Simona Malpezzi, e ritiene che il voto sulle pregiudiziali abbia dimostrato che «la maggioranza per approvare il ddl Zan c'è e si può andare avanti». Domani mattina ci sarà un altro voto sulla questione sospensiva presentata da Fi e Fdi, poi due giorni e mezzo di discussione generale, quindi martedì 20 alle 12 scadrà il termine per gli emendamenti. Dalla quantità delle proposte di modifica si capirà la sorte del provvedimento che rischia di finire ingabbiato nell'ingorgo parlamentare che precede la pausa estiva: ci sono diversi decreti in scadenza (sostegni bis, reclutamento nella P.a. e semplificazioni) che avranno la precedenza. «Vogliamo scongiurare il rinvio a settembre», ha detto oggi il presidente dei senatori M5s Ettore Licheri. Ma l'impresa non è facile.

Il clima intorno alla legge Zan resta incandescente: oggi dopo la ricostruzione dell'iter del ddl fatta dal leghista presidente della commissione Giustizia Andrea Ostellari in avvio di seduta con successiva richiesta di una conferenza dei capigruppo per tentare una convergenza su possibili modifiche, l'ex presidente del Senato Pietro Grasso (Leu), in un intervento animato, ha attaccato la presidente Elisabetta Casellati. «Lei - ha detto - non può consentire al Presidente della Commissione di dare la sua versione, doveva dire qual è lo stato dei lavori, non può egli fare la storia, tra l'altro non corretta, di tutti quelli che sono stati i lavori in Commissione. Ci è stato detto in Commissione dal centrodestra che non si doveva nemmeno trattare un provvedimento che era stato votato dalla Camera. Abbiamo dovuto forzare e chiedere voti per essere a questo punto. E ora che siamo a questo punto dobbiamo tornare indietro? Lei non lo deve consentire».

Tra le proteste, i fischi e i buu del centrodestra, anche la pentastellata Alessandra Maiorino ha chiesto alla seconda carica dello Stato «di rispettare il voto e di consentire l'avvio della discussione generale sul disegno di legge Zan». Infuriato anche il senatore Pd Franco Mirabelli: «Adesso basta, Presidente si è deciso un percorso, lo si faccia in Assemblea e lo si faccia bene. Purtroppo in Commissione non ci sono state le condizioni neanche per aprire la discussione».

«Per favore, non riusciamo a individuare i fischietti sotto le mascherine. Abbiamo già vinto gli europei. Non voglio un clima da stadio», ha invitato Casellati sospendendo la seduta e convocando la conferenza dei capigruppo. In quella sede, tuttavia, Italia viva non si è schierata con Lega e Fi e dunque dopo un'ora e mezza si è deciso di proseguire con la battaglia in aula.

(con fonte Askanews)