12 maggio 2021
Aggiornato 20:00
Il discorso al Senato

L'esordio di Mario Draghi: «L'unità non è un'opzione, l'unità è un dovere. Virus nemico di tutti»

Al termine di un lungo discorso, 53 minuti, il Presidente del Consiglio ha chiesto così la fiducia del Senato al suo esecutivo. Priorità a vaccini, lavoro, fisco ed Europa

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«L'unità non è un'opzione, l'unità è un dovere». Al termine di un lungo discorso, 53 minuti, Mario Draghi ha chiesto così la fiducia del Senato al suo esecutivo. Una fiducia non basata su «alchimie politiche» ma sullo «spirito di sacrificio» e sul sentimento che «unisce tutti: l'amore per l'Italia».

In apertura, Draghi ha voluto dare subito un riconoscimento ai partiti, dicendo che l'esecutivo non è tecnico, politico, tecnico-politico, del presidente, come più volte è stato definito nei giorni scorsi. «Non ha bisogno - ha sottolineato - di alcun aggettivo che lo definisca. Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono, alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti». E soprattutto, è stata la rassicurazione ai partiti, non nasce dal «fallimento della politica» perchè «nessuno fa un passo indietro rispetto alla propria identità ma semmai, in un nuovo e del tutto inconsueto perimetro di collaborazione, ne fa uno avanti nel rispondere alle necessità del Paese». Se un'etichetta deve esserci, dunque, è quella di un governo «repubblicano».

Draghi è poi sceso nel dettaglio del programma, che ha come priorità la lotta al virus, il lavoro, la ripresa economica, la scuola, l'innovazione, il fisco.

«Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo», è quello di «combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini». Il virus «è nemico di tutti» e la «prima sfida» è quella del vaccino per poter, «ottenutene le quantità sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente» in «tutte le strutture disponibili, pubbliche e private».

La pandemia è strettamente connessa alla crisi economica. In Italia il ritorno a livelli di attività economica pre-pandemia «non accadrà prima della fine del 2022» mentre con la scadenza del blocco dei licenziamenti l'impatto sull'occupazione è «destinato ad aggravarsi quando verrà meno il divieto di licenziamento». Dunque occorre proteggere il lavoro e il tessuto produttivo, ma non con elargizioni a pioggia. «Il governo - ha sottolineato - dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche. Acune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi».

Al di là della crisi contingente, all'Italia servono riforme economiche, in primo luogo per favorire la concorrenza, e su questo chiederà proposte all'Antitrust, e per il fisco, campo nel quale occorre evitare gli interventi spot che fino a oggi hanno fallito. Dunque «va studiata una revisione profonda dell'Irpef con il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo, riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività».

Per quanto riguarda la scuola «non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale» ma anche cercare di «recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno». Ma il progetto deve andare oltre l'emergenza, con «innesti di nuove materie e metodologie» per aggiornare l'istruzione agli standard internazionali, potenziare gli Istituti tecnici, aggiornare la formazione universitaria e investire sulla ricerca.

Draghi si è anche soffermato sul tema dell'ambiente, citando papa Francesco quando dice che «le tragedie naturali sono la risposta della terra al nostro maltrattamento». Dunque, per il premier, occorre «proteggere il futuro dell'ambiente, conciliandolo con il progresso e il benessere sociale, richiede un approccio nuovo: digitalizzazione, agricoltura, salute, energia, aerospazio, cloud computing, scuole ed educazione, protezione dei territori, biodiversità, riscaldamento globale ed effetto serra, sono diverse facce di una sfida poliedrica che vede al centro l'ecosistema in cui si svilupperanno tutte le azioni umane».

Per quanto riguarda le relazioni internazionali, Draghi ha naturalmente ribadito che il governo «sarà convintamente europeista e atlantista», ma non è sfuggito che per difendere l'euro ha usato la parola «irreversibilità», lo stesso termine che ieri aveva usato il leader della Lega Matteo Salvini che, a proposito della moneta unica, aveva detto che «solo la morte è irreversibile».

Sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, ha garantito, il governo partirà dal progetto messo a punto dal precedente esecutivo, visto anche che il tempo per la consegna stringe. Ma non rinuncerà a modifiche, a «rafforzare» l'impianto anche alla luce degli indirizzi del Parlamento. Dunque le missioni «potranno essere rimodulate e riaccorpate» ma resteranno quelle già scritte: l'innovazione, la digitalizzazione, la competitività e la cultura; la transizione ecologica; le infrastrutture per la mobilità sostenibile; la formazione e la ricerca; l'equità sociale, di genere, generazionale e territoriale; la salute e la relativa filiera produttiva. Parte integrante del Piano sarà una serie di riforme che riguarderanno anche la giustizia e la Pubblica amministrazione.

(con fonte Askanews)