25 febbraio 2021
Aggiornato 05:30
L'ora di Draghi

Il centrodestra si «spacca» in tre

In attesa che oggi tocchi a Matteo Salvini, il centrodestra si presenta al cospetto di Mario Draghi non solo in delegazioni separate ma anche con posizioni distantissime

Da sinistra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti
Da sinistra: Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti ANSA

Due facce diametralmente opposte di una coalizione che, solo pochi giorni fa, tentava ancora di tenere in piedi la narrazione dell'unità e della compattezza. In attesa che oggi tocchi a Matteo Salvini, il centrodestra si presenta al cospetto di Mario Draghi non solo in delegazioni separate ma anche con posizioni distantissime: dal no di Giorgia Meloni, disposta al massimo a ragionare di un'astensione, al «pieno appoggio» espresso da Forza Italia.

Silvio Berlusconi avrebbe dovuto essere uno dei grandi protagonisti di questa seconda giornata di consultazioni, atteso a Roma dopo il lungo isolamento in Provenza. La decisione di guidare personalmente la delegazione azzurra era stata assunta anche sotto la forte pressione del partito che sognava un suo ritorno in grande stile sulla scena politica. Alla fine, però, la trasferta è stata sconsigliata - viene riferito - sia dal medico Alberto Zangrillo sia dai figli «per motivi precauzionali» di salute. Potrebbe esserci, forse, in occasione del secondo giro.

Il Cavaliere ha però avuto in mattinata una lunga telefonata con il premier incaricato in cui gli ha anticipato quel sostegno totale poi ribadito da Antonio Tajani. «Forza Italia - ha spiegato il numero due azzurro - si aspetta un esecutivo di alto livello, capace di rappresentare al meglio l'unità del paese coinvolgendo tutte le risorse migliori della politica, dell'economia, della cultura per affrontare insieme la più grave emergenza sanitaria ed economica della storia della repubblica».

Forza Italia sottolinea dunque come «l'alto profilo del presidente Draghi, che fu proprio il governo Berlusconi a volere prima alla guida di Bankitalia e poi della BCE, è garanzia non solo della credibilità del nuovo esecutivo in Europa e nel mondo, ma anche della serietà di un progetto intorno al quale il Paese si possa riunire». Insomma, quello che il Cav «per primo ha chiesto per settimane e quindi è naturale la disponibilità di Forza Italia a fare la sua parte».

Un appoggio, insomma, che pare senza condizioni anche se sarebbe stata posta la questione di un approccio non giustizialista a viale Arenula.

Ma il centrodestra, oggi, era anche rappresentato da Giorgia Meloni. «Abbiamo ribadito al presidente incaricato Draghi - ha detto dopo le consultazioni - che in ogni caso Fdi non voterà la fiducia al suo governo. Non riguarda l'autorevolezza di Draghi e non ha nulla a che fare con un eventuale pregiudizio sulla sua figura». Per la leader sovranista, infatti, «serve sì un governo autorevole ma anche coeso, con una visione chiara. Gli italiani non sono un popolo di serie B. Serve un governo con una maggioranza omogenea, cosa che sarebbe possibile solo con elezioni e un altro Parlamento».

Meloni lascia aperto, tuttavia, un piccolo spiraglio. «Abbiamo detto che non votiamo la fiducia, dopodiché se il nostro sarà un voto contro o un voto di astensione - ha aggiunto - dipende da quello che vedremo, perché io non so niente: non so il programma, non so la squadra, non so se è un governo tecnico o politico, non so quanto dura».

(con fonte Askanews)