12 maggio 2021
Aggiornato 18:30
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Governo Draghi, il PD punta a «maggioranza larga» che tenga dentro anche i 5 Stelle

Dario Franceschini è apparso molto meno preoccupato nel tracciare i prossimi scenari, arrivando a dirsi certo che Conte per primo «sosterrà coerentemente Draghi»

Nicola Zingaretti, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio
Nicola Zingaretti, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio ANSA

Adesso il Pd prova ad improvvisare un «piano B», dopo il naufragio del «Conte ter» e l'incarico a quel Mario Draghi che solo un paio di settimane fa Andrea Orlando aveva giudicato come non percorribile per i democratici. Nicola Zingaretti assicura sostegno a Mario Draghi, spiegando che con lui «si apre una fase nuova che può portare il Paese fuori dall'incertezza creata da una crisi irresponsabile e assurda», ma al tempo stesso chiarisce che il Pd «metterà in campo le sue idee» e cercherà di «farle pesare nelle scelte».

Inoltre, i democratici avviano da subito un'iniziativa per provare a tenere M5s almeno nell'orbita del governo Draghi, se non proprio dentro, perché quello che davvero i vertici democratici vogliono evitare è di ritrovarsi da soli insieme magari a Matteo Renzi e al centrodestra a sostenere l'ex presidente della Bce. Per questo Zingaretti ha subito chiesto, e ottenuto, un vertice con Leu e 5 stelle. Un incontro «difficile», viene raccontato da chi era al tavolo, «interlocutorio», ma che «ha aperto comunque una breccia».

Nelle note ufficiali tutti e tre i partiti spiegano che si è deciso di portare avanti un «percorso comune», sia pure tenendo conto delle «differenze» rispetto a Draghi. A microfoni spenti, chi era alla riunione spiega: «Il nodo su cui lavorare è quello del profilo politico del governo. M5s non accetterà mai un esecutivo tecnico, alla Monti, ma sul governo politico è disponibile a ragionare. Si tratta di capire fin dove sono disposti ad arrivare». Del resto, Luigi Di Maio in serata ha evitato di pronunciarsi su Draghi, ribadendo che il punto è lavorare ad un «governo politico».

Il problema è capire cosa significhi «governo politico». Può voler dire rimarcare una continuità con alcune scelte simbolo del governo Conte bis, ma anche e soprattutto prevedere ministri di diretta emanazione dei partiti, magari gli stessi leader. Una soluzione che probabilmente non è quella preferita da Draghi, ma sulla quale si sta ragionando per provare a smuovere il no dei 5 stelle. «Ma può anche significare - continua chi era alla riunione - mettere dei paletti al perimetro», cioè escludere il centrodestra o almeno Salvini e Fdi.

Un quadro complicato, che Andrea Orlando, dopo l'incontro racconta con evidente preoccupazione. «Avevamo detto che sarebbe stato complicato trovare un nuovo equilibrio». Il Pd, insiste, lavora per una «maggioranza larga» e questa definizione può essere intesa in molti modi, perché «anche un'astensione» del Movimento 5 stelle, sarebbe già un dato importante. Permetterebbe al Pd di tenere in vita quell'asse con il Movimento - e con Conte - sul quale Zingaretti, Orlando e Bettini hanno lavorato a lungo.

Quell'asse che, insistono i leader Pd, era il vero obiettivo di Renzi quando ha deciso di aprire la crisi. Il problema è capire fino a che punto il Pd insisterà sulla «maggioranza larga», ovvero sul coinvolgimento dei 5 stelle. Dario Franceschini è apparso molto meno preoccupato nel tracciare i prossimi scenari, arrivando a dirsi certo che Conte per primo «sosterrà coerentemente Draghi». Bisogna capire cosa deciderà di fare il Pd se la «maggioranza larga» con i 5 stelle dentro non fosse possibile. Perché lo scenario di tirarsi indietro e puntare alle elezioni evocato nei giorni scorsi da Bettini non è nemmeno pensabile per la maggior parte dei parlamentari democratici.

(con fonte Askanews)