2 giugno 2020
Aggiornato 01:30
MoVimento 5 Stelle

Alessandro Di Battista: «Conte galantuomo ma saremo costretti ad attivare MES»

L'esponente M5s: «I soldi che abbiamo in banca fanno gola al sistema liberista. Salvini e Meloni? Dozzinali conformisti che si fingono populisti per racimolare consensi»

Alessandro Di Battista
Alessandro Di Battista ANSA

ROMA - «Conte è un galantuomo, non ho dubbi che abbia a cuore le sorti delle famiglie e delle imprese italiane e neppure che consideri il Mes una trappola da evitare. Gli credo quando dice che l'Italia non intende attivare il Mes. Il punto è che la contrazione del PIL alla quale andremo incontro e l'aumento del debito pubblico che oggi l'Ue 'generosamente' ci concede ci porterà verso una spirale dalla quale sarà possibile uscire solo attivando, in futuro, strumenti come il Mes con fortissime condizionalità». Lo scrive Alessandro Di Battista, esponente M5s, in un lungo post su Facebook.

«La Germania ha il 62% di rapporto debito-Pil, la Francia il 98,4% e la Spagna il 97,6%. Quello italiano è del 134,8%. Nei prossimi mesi tutti i Paesi europei vedranno aumentare tale rapporto ma nessuno, a parte l'Italia, potrebbe toccare il 160%. E con un rapporto debito-Pil del 160% l'Italia, una volta tornato in vigore il Patto di Stabilità, sarebbe costretta a varare manovre lacrime e sangue», osserva.

«Noi italiani - ricorda Di Battista - deteniamo, mediamente, una ricchezza privata molto consistente. Questo perché siamo un popolo oculato al contrario di come ci descrivono. I soldi che abbiamo in banca fanno gola al sistema liberista e l'unico modo che hanno per farci spendere è impoverire il nostro Stato e costringerlo, ancor di più, nella spirale dell'austerità che ha prodotto le maggiori diseguaglianze nella storia dell'umanità».

Conte giochi carta nostra relazione con la Cina

Nella trattativa in Europa il premier Giuseppe Conte deve giocarsi la carta del «rapporto privilegiato» dell'Italia con la Cina, «merito del lavoro di Di Maio. Conte - ricorda - si definì l'avvocato del Popolo, fu criticato ma per me fu un'espressione felice. Un avvocato, quando sa che il proprio cliente ha ragione da vendere gli dice: 'Sarà dura ma possiamo farcela'. E noi italiani abbiamo ragione da vendere. Abbiamo subito le angherie di una classe politica che ha mercanteggiato sulla nostra pelle. Siamo stati descritti come oziosi scialacquatori quando senza di noi non sarebbe mai nata l'Unione Europea».

«Conte - osserva l'ex deputato pentastellato - si è guadagnato una credibilità che in pochi hanno avuto in passato ma credibilità è sempre un'immensa responsabilità. Proveranno in ogni modo a metterci all'angolo. Ci spingeranno ad indebitarci per poi passare all'incasso ma noi abbiamo delle carte da giocarci in sede di contrattazione: in primis il fatto che senza l'Italia l'Ue si scioglierebbe come neve al sole. Poi un rapporto privilegiato con Pechino che, piaccia o non piaccia è anche merito del lavoro di Di Maio ministro dello Sviluppo economico prima e degli Esteri poi. E la Cina, ed è paradossale essendo stato il primo paese colpito dal COVID-19, uscirà meglio di chiunque altro da questa crisi. La Cina ha utilizzato al meglio il soft-power, è riuscita a trasformare la sua immagine da untore ad alleato nel momento del bisogno».

Cina vincerà terza guerra mondiale senza sparare colpi

«Salvini e Meloni denigrano la Cina perché credono ancora che per sedersi a Palazzo Chigi sia necessario baciare pantofole a Washington ma il mondo sta cambiando e la geopolitica, nei prossimi mesi, subirà enormi mutamenti. La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo e l'Italia può mettere sul piatto delle contrattazioni europei tale relazione».

Salvini e Meloni dozzinali conformisti

«Ieri il Senatore Salvini, in diretta da Giletti, ha pronunciato queste parole: 'la ricetta di Di Battista è diamo il nostro debito in mano ai cinesi'. Da lì sono partiti i soliti giornali con le solite scemenze. Chiaramente quel che ha sostenuto il Senatore Salvini è una menzogna. In molti mi attaccano in queste ore. È anche abbastanza facile farlo adesso: uso poco i social e non vado da molto tempo in TV. Ma le bugie hanno le gambe corte e la statura di certi politici è molto bassa».

«Dozzinali conformisti come Salvini e Meloni - prosegue - si fingono populisti per racimolare consensi. Parlano di Nazione sovrana ma quando hanno ricoperto incarichi rilevanti hanno lavorato per indebolire lo Stato centrale a vantaggio di quel sistema liberista che dicono di voler combattere. Per il potere sono disposti a meschinità ed inversioni ad U. L'uno pur di rioccupare una poltrona che conta ha iniziato a lustrare le scarpe a Draghi; l'altra si erge a paladina dell'anti-europeismo dopo aver sostenuto il governo Monti e votato a favore della riforma Fornero».

Draghi ambisce al Quirinale non a diventare premier

«Draghi non credo che abbia intenzione di diventare presidente del Consiglio, semmai ambisce al Quirinale, ma è indubbio che le sue parole abbiano risvegliato in molti quel desiderio mai sopito di lasciarsi governare dai tecnici, svilendo, ancora una volta, la Politica. 'La lettera di Draghi al Financial Times andrebbe letta e imparata a memoria' ha detto Renzi. E Salvini, in Senato, ha mostrato ancora una volta la poca differenza tra i due Matteo: 'Grazie Draghi per le sue parole. Benvenuto, ci serve il suo aiuto'».

«Chi ha memoria - prosegue - ricorda bene gli aiuti di Draghi al nostro Paese. Fu Draghi, da Direttore del Tesoro, ad adoperarsi affinché la famiglia Benetton acquisisse dall'Iri, ad un costo ridicolo, la Società Autostrade. Lui, insieme a Prodi e Massimo D'Alema fu protagonista di quella stagione di privatizzazioni che ha indebolito lo Stato italiano. Fu ancora lui, diventato nel frattempo Governatore di Bankitalia, ad autorizzare Mps ad acquistare la Banca Antonveneta dalla spagnola Santander al triplo del suo valore. E nel febbraio 2012, fu sempre lui, stavolta da presidente della Bce a dichiarare in un'intervista al Wall Street Journal la morte del modello sociale europeo augurandosi un nuovo ciclo liberalizzazioni. Il diffondersi del COVID-19 ha spazzato via queste parole. Senza il modello sociale europeo, claudicante ma ancora esistente, ci sarebbe stata una carneficina ancor più funesta».

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