28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
MoVimento delle Sardine

Mattia Santori: «Siamo i partigiani del nuovo millennio»

Il fondatore delle Sardine: «Siamo stati contattati anche da partiti che non ci saremmo mai aspettati, ma non dalla Lega. Infelice la battuta di Toscani, prendiamo le distanze»

Mattia Santoni, fondatore delle Sardine
Mattia Santoni, fondatore delle Sardine ANSA

ROMA - «Noi siamo i partigiani del nuovo millennio, stiamo avviando una seconda fase, ma le piazze non le abbandoniamo. Anzi, dal 10 al 20 febbraio toccheremo tantissime città e faremo grandi manifestazioni a Roma (il 16), Napoli (il 18) e Lecce (il 19). Faremo una staffetta con Tina, la Sardina di 40 metri che abbiamo mostrato in piazza San Giovanni e che ha preso il nome dalla partigiana Costa. Perché per noi l'antifascismo è un tema fondante». Lo afferma Mattia Santori, fondatore delle sardine, in un'intervista al Corriere della Sera.

Santori: «Contattato da politici non leghisti»

«La prossima settimana - spiega - incontreremo a Roma i ministri Giuseppe Provenzano e Francesco Boccia e anche il premier Giuseppe Conte». Avete scritto al presidente del Consiglio ma non vi ha risposto. «C'e attenzione e disponibilità, è stato solo un problema di agenda». Cosa chiederete? «A Provenzano e Boccia una riflessione sul progetto di autonomia differenziata. Rischia di penalizzare proprio le regioni del Sud». Santori rivela di essere stato contattato da politici «di ogni schieramento. Anche leghisti? No ma a siamo stati contattati anche da partiti che non ci saremmo mai aspettati», conclude.

E un incontro con Zingaretti? Anche questo «prima o poi avverrà», ribatte Santori, perché Zingaretti - afferma - «è uno dei pochi che ha capito che non siamo dei mostri ma che possiamo dar e una mano» in quanto il Pd «ha grande bisogno di innovazione e noi rappresentiamo un nuovo modo di fare comunicazione politica».

«Toscani? Battuta infelice»

Noi siamo i partigiani del nuovo millennio» torna a ribadire il leader della Sardine, anzi, meglio: «Siamo gli anticorpi ad un vecchio modo di far e politica». Quindi un’ultima battuta su Toscani, l’incontro con lui e Luciano Benetton a Fabrica e la battuta del fotografo sul crollo del ponte Morandi a «Un giorno da pecora»: «Molto infelice. Lui non ha filtri, si è forse fatto prendere la mano. Giustamente Benetton ha preso le distanze. E lo stesso facciamo noi».