28 febbraio 2020
Aggiornato 04:00
Il voto

Caso Gregoretti, il voto della giunta su Salvini lunedì 20 gennaio. Il PD attacca Casellati: «E' di parte»

Dopo il voto della giunta per il regolamento, le spiegazioni del presidente del Senato: «Non è venuta meno la mia terzietà». L'ex ministro dell'Interno è accusato di sequestro di persona

Il leader della Lega, Matteo Salvini
Il leader della Lega, Matteo Salvini ANSA

ROMA - La Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari del Senato voterà lunedì 20 sulla richiesta di autorizzazione a procedere, avanzata dal tribunale dei ministri di Catania, nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini, per il suo operato di ministro dell'Interno in relazione ai migranti trattenuti per alcuni giorni, nel luglio del 2019, a bordo della nave della Guardia costiera Gregoretti. Per l'ex ministro dell'Interno l'ipotesi di reato è sequestro di persona aggravato. Lo ha deciso la Giunta per il regolamento, con il voto decisivo della presidente del Senato, Elisabetta Casellati: l'esito del voto è stato 7 a 6 a favore della interpretazione caldeggiata dal centrodestra e dalla stessa Lega.

Ha prevalso la tesi del centrodestra

Dopo che la Giunta per il Regolamento di Palazzo Madama aveva votato questa mattina all'unanimità l'interpretazione regolamentare secondo la quale il termine di 30 giorni per l'esame della richiesta dei magistrati da parte della Giunta delle immunità è da considerare perentorio, si sono scontrate due interpretazioni: per la maggioranza parlamentare, essendo scaduti i 30 giorni, non ci sarebbe stato più margine per votare in Giunta e la questione sarebbe stata rimessa all'aula nelle prossime settimane (quindi dopo le elezioni in Emilia Romagna, visto che la prossima settimana c'è la pausa nei lavori appunto a causa delle elezioni). Ha prevalso invece la tesi del centrodestra, la Giunta per le immunità sarà quindi convocata lunedì prossimo nonostante la settimana di pausa elettorale nei lavori del Senato.

Marcucci: «Casellati donna di parte»

«La Presidente del Senato Casellati alla fine ha gettato la maschera: ha votato insieme alla destra per convocare una giunta per le elezioni (che dovrà decidere sulla richiesta della magistratura contro Salvini) lunedì 20 gennaio, una giunta illegale, convocata contro il regolamento e contro il buon senso. E' un fatto molto grave, la presidente del Senato da oggi non è più considerabile carica imparziale dello Stato, ma donna di parte». Lo afferma il presidente dei senatori del Pd, Andrea Marcucci.

Casellati: «Terzietà non significa soddisfare ragioni maggioranza»

In riferimento alla seduta odierna della Giunta per il Regolamento, il Presidente del Senato Elisabetta Casellati «respinge con forza ogni ricostruzione dei fatti che in qualche modo possa mettere in discussione la terzietà della sua azione ovvero connotarla politicamente, perché non si può essere terzi solo quando si soddisfano le ragioni della maggioranza e non esserlo più quando si assumono decisioni che riguardano il corretto funzionamento del Senato». È quanto si legge in una nota in cui la seconda carica dello Stato replica al Pd che l'ha accusata, dopo il voto in Giunta per il Regolamento sul caso Salvini-Gregoretti, di essere «di parte».

Il Presidente del Senato, si legge nella nota, «analogamente a precedenti riunioni della Giunta per il Regolamento (dove avrebbe potuto favorire l'opposizione con il suo voto) anche nella seduta di oggi non ha espresso il proprio voto né su proposte avanzate dalle opposizioni né su proposte avanzate dalla maggioranza». In particolare, il presidente del Senato «non ha votato sulla proposta dell'opposizione circa la perentorietà del termine previsto per le autorizzazioni a procedere a carico di ministri, così come non ha votato sulla proposta della maggioranza di assimilare alle commissioni permanenti gli organi del Senato aventi natura giuridica diversa da quelli delle stesse commissioni. Solo ed esclusivamente per contemperare diverse previsioni del regolamento altrimenti confliggenti tra loro (artt. 29 e 135 bis) si è espressa a favore di una proposta avanzata da un singolo componente della Giunta, al fine di garantire la mera funzionalità degli organi del Senato».

Il Presidente del Senato, conclude il comunicato, «inoltre, contro il parere espresso dalla Giunta e segnatamente dai gruppi Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia, ha proceduto ad integrare la stessa Giunta con due componenti appartenenti alla maggioranza di governo, nelle persone delle senatrici De Petris e Unterberger».