17 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Europee 2019

Sinistra, Partito Comunista e Verdi a caccia di visibilità fra sovranisti e pro-Ue

Vietato parlare di sondaggi, con le liste che soffrono per il 4 per cento. Il punto delicato è però la credibilità di queste aggregazioni

Nicola Fratoianni
Nicola Fratoianni ( ANSA )

ROMA - Attratti e respinti inesorabilmente, ad ogni tornata elettorale nazionale e locale, dal centro di gravità rappresentato dal Partito democratico, i partiti della fu «sinistra radicale» da anni non riescono a sottrarsi alla maledizione dello sbarramento elettorale: anche quando lo superano, grazie a patti premiati dal successo come nel caso della lista Tsipras alle europee del 2014, tornano a dividersi dopo il voto. E' successo ancora dopo le politiche del 2018, con la spaccatura di Liberi e Uguali in almeno due tronconi (e una parte degli ex Pd ed ex Sel aggregata al Pd) e con la scissione più recente di Potere al Popolo, fra l'ala di Rifondazione comunista e quella legata alla sinistra sindacale e ad alcuni centri sociali.

Alle europee del 26 maggio l'elettore di sinistra troverà sulla scheda tre opzioni: la Sinistra, di fatto un patto fra Rifondazione di Maurizio Acerbo e Sinistra italiana guidata da Nicola Fratoianni; Europa Verde, ennesimo tentativo di rilanciare la proposta politica «tematica» degli ecologisti; infine una classica falce e martello, quella del Partito comunista di Marco Rizzo, che è riuscito ad aggirare le norme sulla raccolta di firme grazie all'affiliazione con i comunisti greci del Kke. Rizzo descrive un mondo nel quale i partiti comunisti «stanno rinascendo» di fronte al dominio della «globalizzazione capitalistica che ci vuole tutti poveri, perché è centrata non sul lavoro ma sul consumo» e in una intervista al Tempo prende le distanze dalla sinistra postcomunista variamente denominata: «Arcobaleni, liste Ingroia, Tsipras, Potere al popolo... abbiamo avuto tanti di quei nomi. Sono tutte conseguenze tardive della svolta occhettiana della Bolognina».

Ma se Rizzo potrebbe forse accontentarsi del ritorno di falce e martello nell'urna («era dal 2006 che non c'era più sulla scheda», dice), la montagna da scalare per le altre forze, sbarramento del 4 per cento a parte, è quella della loro collocazione nel dibattito politico europeo. Nel confronto fra «sovranisti» ed «europeisti» i temi sociali e ambientali tendono a passare in secondo piano. «Non credo - avverte Monica Frassoni, copresidente dei Verdi europei - che il punto chiave di queste elezioni sia un derby fra pro-Europa e anti-Europa, altrimenti noi dovremmo far parte del fronte di chi ha sostenuto le politiche di austerity: ma così si gioca nelle mani di Orban (il leader del governo di destra ungherese, ndr) e Salvini. E' importante invece dire quale Unione europea si vuole».

Per Fratoianni il vento delle destre nazionaliste «si alimenta della povertà crescente frutto delle politiche di questi anni». Dunque, l'appello al «voto utile» al Pd contro le destre «è un grande inganno e ormai anche un disco rotto». In Europa il Gue, il gruppo delle sinistre cui fa riferimento la lista Si-Prc, «è il quarto per dimensioni». Ma fra gli interlocutori coi quali discutere dei cambiamenti necessari in Europa «ci sono quelle forze socialiste che come in Portogallo o in Spagna hanno rotto con la stagione liberista». L'asticella dell'ambizione però è posizionata in alto, addirittura una riforma complessiva dell'Unione europea: «I trattati Ue - spiega Acerbo - hanno portato alla crisi del modello sociale europeo noi siamo alternativi sia al nazionalismo delle destre estreme sia allo status quo delle forze di centrodestra e centrosinistra che hanno condiviso le gestioni della Commissione europea e gli accordi fra gli Stati nel Consiglio».

Vietato parlare di sondaggi, con le liste che soffrono per il 4 per cento. Il punto delicato è però la credibilità di queste aggregazioni. Se i Verdi hanno dovuto fare i conti con la polemica di Pippo Civati di Possibile, che si è dissociato dalla lista nella quale pure è stato candidato per la presenza di presunti esponenti di destra («un errore materiale di Civati», taglia corto Frassoni), la Sinistra deve motivare l'ennesima ricomposizione in chiave elettorale. «Penso si apra una stagione nuova - garantisce Fratoianni - su una piattaforma chiara e condivisa». Insomma, stavolta è quella buona. Prova a crederci anche il suo partner Acerbo: «Fare una coalizione elettorale - dice, sfiorando La Palice - è già meglio che presentarsi divisi. Ma un buon risultato della lista porterà non solo alla prosecuzione dell'esperienza ma al suo allargamento. Appuntamento all'assemblea che abbiamo già convocato a Roma per il 9 giugno». Alle urne (e al sempre difficile dopo voto delle sinistre divise) l'ardua sentenza.