23 aprile 2019
Aggiornato 06:30
Conti pubblici

Def in Consiglio dei Ministri fra crescita al ribasso e duello su flat tax

Il Carroccio vuole blindare l'operazione nel Def per sfruttarla in vista delle imminenti elezioni europee. Ma, per motivazioni diverse, sia il vicepremier Luigi Di Maio sia il ministro dell'Economia Giovanni Tria frenano

Il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria
Il Ministro dell'Economia, Giovanni Tria ( ANSA )

ROMA - Oggi il governo svelerà le carte sul Def, il Documento di economia e finanza che dovrà prendere atto del cattivo stato di salute dell'economia italiana e fissare i paletti per la prossima legge di bilancio. L'ultimo scontro all'interno dell'esecutivo si è consumato sulla flat tax a due aliquote fino a 50mila euro di reddito familiare, cavallo di battaglia della Lega. Il Carroccio vuole blindare l'operazione nel Def per sfruttarla in vista delle imminenti elezioni europee. Ma, per motivazioni diverse, sia il vicepremier Luigi Di Maio sia il ministro dell'Economia Giovanni Tria frenano. Di questo e degli altri 'nodi' del Documento si sarebbe dovuto parlare nel corso di un vertice convocato a palazzo Chigi ma poi rinviato a domani prima del Consiglio dei ministri previsto per le 16.30 che dovrà licenziare il Def.

Tria, che ancora una volta deve fare i conti con la realtà, è costretto a mettersi di traverso: il taglio delle tasse costerebbe ben 12 miliardi e in questa fase di rallentamento dell'economia sarebbe impensabile recuperare le coperture idonee per poterle indicare nero su bianco nel Documento. E poi ci sarebbe il problema dei mercati perché un piano di riduzione della pressione fiscale così ambizioso adesso rischierebbe di avere un impatto negativo sullo spread. Il ministro ha sempre sostenuto la linea della gradualità: l'intervento di riduzione della pressione fiscale per Tria resta negli obiettivi di Legislatura e compatibilmente con le esigenze di bilancio. Nel Def, tranne forzature dell'ultima ora, dovrebbe essere indicato il progetto di riduzione della pressione fiscale rinviando ad ottobre il confronto di merito sulla Flat tax.

Stessa linea di prudenza ma per motivazioni che nulla hanno a che fare con il bilancio dello Stato è sostenuta dal M5S che dal canto suo insiste sulle misure per la famiglia, dal quoziente familiare al bonus pannolini. Ma anche su questo il titolare di Via Venti Settembre ha posto delle riserve. In più i pentastellati vogliono vederci chiaro sulla questione dei rimborsi ai risparmiatori truffati dalle banche dopo che è prevalsa la linee Tria per gli indennizzi con doppio binario e arbitrati flessibili.

Le esigenze di bilancio che mette avanti Tria si fanno sempre più stringenti a causa dell'inversione di rotta sull'economia internazionale e italiana in particolare. Il nuovo quadro macroeconomico dovrebbe certificare una dastrica revisione a ribasso delle stime sul Pil per quest'anno. Dall'1% dell'ultima previsione della legge di bilancio, l'economia italiana dovrebbe viaggiare realisticamente intorno a un +0,2%. Ma i tecnici sono al lavoro per cercare di scontare già nelle previsioni di domani la spinta antirecessiva che dovrebbe venire dal dl crescita (approvato però salvo intese) e dallo sblocca cantieri per aumentare le stime di qualche decimale, al +0,3-0,4%, ed evitare di dare l'idea di una sonora autosmentita di tutto quello che era stato promesso in autunno.

Inoltre, per evitare la manovra correttiva che Tria e tutto il governo hanno sempre escluso potrebbero scattare le clausole di salvaguardia della scorsa manovra con tagli di due miliardi alle spese dei ministeri congelati proprio per far fronte a eventuali esigenze di cassa.

Su tutto pesa come una spada di damocle l'aumento dell'Iva: servono oltre 20 miliardi per scongiurare l'incremento di tre punti previsto dal 2020. La questione dovrebbe però essere rimandata a ottobre.

Tra gli altri obiettivi delicati che il governo dovrà indicare c'è quello del deficit (che dovrebbe tornare al 2,4% dal 2,04% previsto soltanto quattro mesi fa dopo un duro braccio di ferro con la Ue, per poi riscendere al 2,1% nel 2020), ma ancora di più quello del debito (il rapporto debito-pil dovrebbe sfiorare il 133%) su cui il governo aveva previsto un calo dell'1% tutto basato su un ambizioso programma di privatizzazioni per ben 18 miliardi per quest'anno al momento completamente disatteso.