22 gennaio 2019
Aggiornato 07:30
Decreto sicurezza

Nardella: grave Salvini ci definisca «traditori». Renzi: dl scritto male ma si rispetta

Il sindaco di Firenze ha chiesto che il decreto sicurezza sia «riscritto radicalmente» e che il Ministro dell'Interno convochi i sindaci

Il senatore Pd Matteo Renzi con il sindaco di Firenze Dario Nardella
Il senatore Pd Matteo Renzi con il sindaco di Firenze Dario Nardella ANSA

FIRENZE - «Nella storia della Repubblica mai un ministro dell'Interno aveva definito traditori sindaci che sono eletti direttamente dai loro cittadini e indossano la fascia tricolore». Lo ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella, commentando la replica del ministro dell'Interno, Matteo Salvini, alle sue dichiarazioni di questa mattina. Nardella ha chiesto che il decreto sicurezza sia «riscritto radicalmente» e che il ministro convochi i sindaci. «Si può anche non essere d'accordo al cento per cento con un sindaco, ma definire traditori i sindaci credo che sia un fatto istituzionale grave e anche una mancanza di rispetto verso i cittadini che li hanno eletti».

Renzi: «Decreto scritto male ma si rispetta»

Il suo concittadino nonché senatore Pd Matteo Renzi la pensa come lui: sulle dichiarazioni dei sindaci contrari al decreto sicurezza «io la penso come il sindaco Dario Nardella» spiega Renzi. Il decreto Salvini «è scritto male, creerà molti problemi e pasticci e forse sarà sanzionato dalla Corte Costituzionale. Ma in attesa della decisione della Consulta, le leggi si rispettano» scrive in un passaggio della sua enews settimanale. «Salvini tre anni fa invitava alla disobbedienza civile contro le nostre leggi sui diritti civili, sul canone Rai e su molto altro», ricorda l’ex premier, invitando al rispetto della legge «proprio perché noi non siamo come Salvini». Aggiunge Renzi: «Per tenersi in forma», sempre Salvini «ha bloccato una nave con 49 persone al largo di Lampedusa perché notoriamente se teniamo 49 persone in mare per venti giorni si risolvono i problemi dell’immigrazione, ovvio no?».

Questura smentisce visita Digos all'anagrafe di Palermo

Intanto, la questura di Palermo ha smentito la visita della Digos negli uffici dell'anagrafe. La smentita della notizia, diffusa nel primo pomeriggio di oggi dopo essere stata confermata da ambienti vicini all'ufficio del comune palermitano, è contenuta in una nota diffusa dalla Questura di Palermo poco dopo le 16. «Con riferimento alla notizia diffusa in data odierna da organi di stampa locale, in ordine ad un asserita presenza di personale della Digos di Palermo presso l'Ufficio Anagrafe del Comune - si legge nel comunicato -, per assumere informazioni sulle procedure, inerenti i richiedenti asilo politico, adottate da quell'ufficio, si riferisce che tale notizia è destituita di ogni fondamento e che nessun dipendente della locale Digos ha fatto accesso nei predetti uffici comunali, in data odierna».