27 settembre 2022
Aggiornato 00:30
L'intervista

«La guerra finirà quando Putin avrà il Donbass»

Aleksandr Archangel'skij, scrittore e giornalista russo, parla a tutto campo della situazione in Russia dopo il 24 febbraio, della libertà di informazione e di stampa, delle ragioni che hanno portato il presidente Vladimir Putin a invadere l'Ucraina

Il Presidente russo, Vladimir Putin
Il Presidente russo, Vladimir Putin Foto: tass.com

Parla a tutto campo della situazione in Russia dopo il 24 febbraio, della libertà - inesistente a suo dire - di informazione e di stampa, delle ragioni che hanno portato il presidente Vladimir Putin a invadere l'Ucraina. Non utilizza mai la parola guerra, 'perchè la legge non lo consente', ma il suo messaggio è chiaro: 'La situazione in Russia è di grande immobilismo'. Aleksandr Archangel'skij è uno scrittore e giornalista russo. Non è più conduttore tv da quando ha firmato una lettera in cui si chiedeva l'abolizione del prolungamento senza fine dei mandati a Putin. È arrivato al Meeting di Rimini per raccontare come vive il suo paese, la Russia, dopo il 24 febbraio. Preferisce non parlare di Putin, ma lo definisce 'molto più intelligente di quanto si pensi, freddo e calcolatore'. Per la fine della guerra? 'A Putin basterebbe il Donbass' ma l'Ucraina 'non vuole cedere'.

Come viene vissuta in Russia la guerra in Ucraina?
'Il Paese è grande e molto diversificato, non esiste un pensiero unico in Russia, fattore sia positivo che negativo. La maggior parte dei russi sostiene le operazioni militari. Un quarto, forse anche un terzo della popolazione è contrario. Questi sono i numeri. Ma preferirei parlare della gente. Tra i fautori della campagna militare non tutti hanno la medesima posizione: c'è infatti chi si sforza interiormente di convincersi che sia stato giusto, che la Patria viene prima di ogni cosa. Certamente io non capisco perché sia giusto appoggiare questa operazione. Tra i contrari non tutti disapprovano per motivi ideali. A qualcuno non piace come si sta muovendo l'esercito, come sta andando avanti la campagna militare e che 'successo' sta riportando. Uno tra i più duri critici della campagna in Ucraina è il generale Strelkov che nel 2014 aveva cominciato le operazioni a Lugansk e Donetsk. Non è un liberale, probabilmente mi impiccherebbe volentieri ma critica la campagna in Ucraina perché da un punto di vista di strategia militare le cose non vanno bene. Chi credeva che le sanzioni avrebbero fatto mutare l'atteggiamento russo si è dovuto ricredere e chi sperava che questa operazione avrebbe suscitato un'euforia nel Paese così come accadde con l'ammissione della Crimea si è sbagliato. Io parlerei della situazione della Russia oggi come un grande immobilismo'.

Cosa pensa di questa guerra e di Putin?
'Prima di tutto cerco di non pensare a Putin. E poi, seguendo le leggi russe, non uso la parola guerra Come quando nel Vangelo Gesù dice 'date a Cesare quel che è di Cesare'... La vita è una prova, non soltanto adesso'.

Da scrittore, giornalista e conduttore Tv, come giudica la libertà di stampa nel suo Paese?
'Dal 2020 non lavoro più in televisione. Non so se questa cosa sia legata al fatto che ho firmato una lettera in cui mi dichiaravo contrario al prolungamento senza fine dei mandati di Putin. È andata bene così. Non sono più obbligato a scegliere di restare in Tv o andare via. In Russia oggi esistono ancora i social dove si può parlare liberamente, anche se Meta è stata 'bannata' dal Tribunale di Mosca per attività terroristica. Esiste anche Telegram, inventata da un russo, attraverso la quale si può parlare. C'è poi Youtube che potrebbero chiudere ma non so come potrebbero farlo tecnicamente. Queste sono le possibilità che abbiamo. Ad esempio, un'intervista sulla guerra di un noto giornalista e influencer, Yuri Dud, ha avuto 7 milioni di visite. Questa è la libertà che abbiamo. Per il resto, devo sottolineare, che in Russia non esiste nessun - o sottolineo nessun - giornale, rivista o radio indipendente e che molti giornalisti sono stati definiti 'agenti stranieri'. Questo significa che non possono insegnare nelle Università, non possono tenere lezioni pubbliche su tanti temi, non solo di politica. Qualunque cosa dicano o scrivano deve essere accompagnata dalla dicitura, posta in bene evidenza, 'questo scritto è stato prodotto da una persona considerata agente straniero'. Non esiste nessuna possibilità di lavorare o di fare dichiarazioni libere e personali, se non attraverso la Rete. Il vero problema è un altro: c'è tanta gente che desidera sentirsi dire dalla Tv cosa deve pensare, non vogliono prendersi la responsabilità di raccogliere informazioni, non vogliono assumersi la responsabilità di assumere una posizione critica, quindi avere risposte pronte e preconfezionate cui credere'.

Quale ruolo gioca la propaganda russa nel sostenere le ragioni della guerra?
'Avendo a cuore la mia salute psichica, ho smesso di guardare i talk show televisivi che non fanno altro che riproporre ogni giorno la stessa cosa, ovvero che tutti gli ucraini sono in fuga e che vinceremo. La propaganda è una macchina che lavora. Non è solo lo Stato che la impone ma è la stessa gente che in qualche modo lo chiede. Diversamente la propaganda non funzionerebbe. Se si dice alla gente ciò che non vuole ascoltare, questa non ascolterà. Deve essere, in qualche modo, un messaggio che la gente è disposta ad accettare. Il potere russo è molto forte, anche l'antiamericanismo, tutti sono stufi dell'America. La propaganda russa è effettivamente riuscita a farsi sentire bene all'interno della crisi delle democrazie occidentali. Oggi la situazione in Occidente è un po' cambiata perché quello che dice la propaganda russa la gente non vuole più sentirlo'.

Ha parlato di conflitto nucleare, lo ritiene possibile?
'Se Putin perderà dal suo punto di vista, come minimo arriverà ad affrontare il tema del nucleare. Lui ha bisogno di agitare un argomento temuto dall'Occidente. Quest'ultimo ha dimostrato di non aver paura di pressioni economiche, che è disposto a fornire armi, ma di temere la minaccia nucleare. Non dico che Putin userà armi atomiche ma che non ha paura di agitare questo spettro'.

Putin si accontenterebbe del Donbass per porre fine alla guerra?
Questa concessione potrebbe essere una svolta negoziale? 'Oggi come oggi sì. Domani non saprei. Non so mettermi nella loro testa, ragionano diversamente. Io ero certo di una operazione militare ma non di queste proporzioni'.

Perché Putin ha scatenato questa guerra? Per motivi di politica interna o più per motivi di politica estera?
'La Crimea per Putin era un problema di politica interna ma credo che questa 'operazione speciale' sia servita più per motivi di politica estera. Putin voleva distruggere l'attuale ordine esistente, l'Occidente nato da Yalta, che ha smesso di piacergli. Nella sua testa, quindi, non è una guerra di annessione di territori, non è una guerra contro l'Ucraina ma è qualcosa di altro'.

E cosa?
'Intorno a Putin ci sono una serie di 'pensatori' che credono davvero che l'Europa abbia cessato di essere se stessa e che la Russia sia davvero la depositaria degli antichi valori europei e che li stia restituendo al Vecchio Continente. Può sembrare una cosa folle ma questa è la realta».

Quando finirà questa guerra?
'Non lo so perché non vedo come le due parti possano dire di aver ottenuto quel che volevano. Per l'Ucraina la guerra sarà finita solo quando la Russia si sarà ritirata completamente dai suoi confini. Per Putin la guerra sarà finita quando l'Ucraina riconoscerà il Donbass come territorio russo. Non vedo spazi per un compromesso. Li ho visti solo a marzo a Istanbul in occasione di brevi trattative. Pace sarà quando verrà trovata una formula in cui sconfitta e vittoria saranno ritenute accettabili da entrambe le parti. Da credente dico che i miracoli sono possibili'.

Prima ha parlato delle sanzioni occidentali contro la Russia come uno dei temi in mano alla propaganda putiniana. Ma che impatto stanno avendo sulla vita dei russi?
'Per ora le sanzioni stanno colpendo le persone che erano 'favorevoli' all'Occidente e che sono riparate in Occidente e che non possono più usare le loro carte di credito avendo i conti bloccati. Al momento non si registrano particolari difficoltà all'interno del Paese. L'inflazione è attestata tra il 10-15% e non è arrivata al 50-60% come temuto. Tempo fa ho parlato con un presidente di una grande azienda agricola che si è trovato costretto ad aumentare il salario ai suoi dipendenti del 30% per evitare che si arruolassero nell'esercito andando a percepire, secondo quanto riferiscono i media russi, circa 3500 euro mensili. Una cifra enorme per chi vive nelle zone di provincia. Basti dire che in caso di morte alla famiglia del milite ucciso in guerra andranno 100mila euro. Somma inimmaginabile per molti. Di certo avremo problemi a lunga scadenza: la Siemens, per esempio non farà più manutenzione dei treni veloci. Avremo difficoltà per i pezzi di ricambio degli aerei e nel campo dell'agricoltura, a causa del blocco delle esportazioni di sementi. Di contro alcuni settori, come quello assicurativo, stanno aumentando il loro volume di affari. La gente si assicura più di prima. A far diminuire il consenso vero l'Europa da parte dei russi, sarà la non concessione dei visti. Vedremo se questa sanzione sarà adottata'.

Cosa pensa dell'attentato che ha provocato la morte di Darya Dugina, figlia del filosofo e ideologo di Putin?
'Sono contro il terrorismo. Uccidere persone disarmate è inammissibile. Non conosciamo la versione ufficiale. Secondo un ex parlamentare della Duma, riparato in Ucraina, l'attentato sarebbe opera di un gruppo cospirativo ucraino. Se fosse così il Fsb (ex Kgb) potrebbe scatenare una lotta al tappeto contro il terrorismo e chiunque, al minimo sospetto potrebbe essere fermato. Penso ad un atto politico interno, una guerra tra estrema destra ed estrema sinistra'.

Ha paura di rientrare nel suo Paese dopo aver espresso la sua posizione contraria alla scelta del presidente Putin?
'Cerco di non pensare a Putin. Ci sono tempi piacevoli di riflessione. La vita è una prova ma cerco di non avere paure eccessive'.

(di Serena Sartini - Askanews)