22 maggio 2022
Aggiornato 17:00
L'intervista

Cappelli: «In Occidente la democrazia sta lasciando il posto al totalitarismo»

Il professor Guido Maria Cappelli, docente di letteratura italiana all’università L’Orientale di Napoli, al DiariodelWeb.it mette in guardia dalla svolta totalitaria in atto

I leader del G7 al vertice di Carbis Bay
I leader del G7 al vertice di Carbis Bay Foto: Palazzo Chigi

C’è un filo rosso che lega la pandemia da coronavirus che ha imperversato negli ultimi due anni con la guerra in Ucraina che domina ora il dibattito pubblico. Ed è quello della svolta totalitaria che l’Occidente sta vivendo, un processo rispetto al quale questi ultimi due eventi epocali rappresentano due passaggi di grande accelerazione. Questo è il punto di vista del professor Guido Maria Cappelli, docente di letteratura italiana all'università L'Orientale di Napoli, che l’ha illustrato ai microfoni del DiariodelWeb.it.

Professor Guido Maria Cappelli, perché si è convinto che in Occidente si sia instaurato un sistema pre-totalitario?
Perché sono collassati i pilastri sui quali si reggeva il concetto di cittadinanza. Non soltanto la democrazia liberale, quindi l'impossibilità di interferire in certe sfere della vita personale, ma addirittura la concezione stessa del cittadino, dell'essere umano. Per questo io parlo di transumanesimo.

In che modo sta cambiando questa nozione?
Sul piano pubblico, stiamo passando dal cittadino razionale al suddito rassegnato. Sul piano individuale, dall'uomo artefice della propria fortuna alla monade medicalizzata e impaurita. Perfino quelle che erano battaglie per diritti sacrosanti, per la parità femminile o contro il razzismo, sono diventate strumenti delle élite per mettere gli esseri umani l'uno contro l'altro. Cioè per approfondire il processo di separazione fisica e mentale degli individui, impossibilitati ad aggregarsi, occupati a respingere le presunte invasioni di campo, pieni di condizionamenti ideologici e di paure. E a questo proposito torna anche l'«invenzione della pandemia», come l'ha chiamata Agamben.

Che ruolo ha giocato il Covid-19 in questo scenario?
Questi ultimi due anni si configurano come un trauma intenso, che sconteremo per decenni a livello individuale e collettivo. A partire dal quale il potere tecnocratico e invisibile può cominciare a restituirti poco a poco, in forma autorizzatoria e condizionata, quelli che prima erano i tuoi diritti normali: entrare e uscire, decidere della tua vita e della tua giornata.

E la guerra in Ucraina in che modo si inserisce?
Dopo l'accelerazione del controllo biopolitico interno, delle élite tecnocratiche nei confronti dei loro stessi popoli, ora si passa al delirio geopolitico di dominio assoluto della Terra. Certamente la Russia ha compiuto un'aggressione militare illegale, ma è stata messa in condizione di fare questo dalla macchina di morte e di guerra più potente della storia umana: la Nato. Che è il braccio armato di quelle élite.

Da dove parte questo processo?
Da lontano. Ci sono due piani di analisi. Il primo è quello filosofico, per il quale possiamo forse risalire addirittura all'Illuminismo e certamente ad alcuni snodi importanti del Novecento. Il secondo è quello politico e di costume: su questo piano le origini le colloco al colossale equivoco del '68. Le classi dirigenti che hanno favorito questa mutazione genetica delle nostre democrazie si sono formate in quell'epoca. Il sogno di rigenerare l'umanità, che coltivavano a vent'anni, lo stanno compiendo adesso in senso transumanista e artificiale. Non a caso quel periodo ha aperto la porta alla rivoluzione neoliberista, che storicamente è iniziata solo dieci anni dopo.

E allora che fine ha fatto il concetto di rappresentatività?
È collassato, non c'è più. Non abbiamo più alcun rapporto con le nostre élite. La democrazia è ridotta ad un guscio vuoto, perché è collassato il sistema che la manteneva.

Non solo più a livello sostanziale, ma anche formale. In Italia a legiferare non è più il parlamento eletto dal popolo, ma il governo a suon di decreti.
Certo. E le tecnocrazie europee hanno espropriato anche il governo italiano, quindi è doppiamente vero.

Che ruolo ha Mario Draghi rispetto a queste élite tecnocratiche?
Ne è un terminale diretto. Non una marionetta come era Conte, che infatti è stato dismesso. Ma è uno di loro, un proconsole di questi poteri neofeudali. Con Draghi al potere l'Italia è venduta, è finita. Noi siamo stati gli inventori della diplomazia, del pensiero politico: in questo senso siamo una culla della civiltà. E lui ha il mandato di smantellare il Paese della sua identità, per farlo diventare un pezzetto del nuovo potere globale, nelle mani delle grandi multinazionali della farmaceutica, dei media e della logistica.

Come possiamo noi cittadini resistere a tutto questo?
Privatamente, io questa domanda cerco di non pormela. Perché il nemico sembra grandissimo, una montagna impossibile da scalare. Ma, in una proiezione pubblica, testimoniare l'opposizione, la lotta e la dignità è un nostro dovere morale e storico e quindi tutto acquista senso. E i progressi si iniziano a vedere: questo è confortante.

A cosa si riferisce?
Un anno e mezzo fa non c'era niente. Oggi possiamo contare su centinaia o migliaia di comitati locali in connessione tra di loro, su una rete ufficialmente appena nata delle assemblee di resistenza costituzionale su tutto il territorio nazionale, su diversi partiti extraparlamentari e soprattutto sul Comitato di liberazione nazionale, di cui sono stato uno dei fondatori e che è diretto dal giurista Ugo Mattei, composto anche dal sindacato Fisi, che sta moltiplicando esponenzialmente i propri iscritti. Ma anche queste ultime due realtà, che sono le più strutturate e coese, da sole non andranno da nessuna parte.

Devono mettersi insieme?
La preoccupazione che anima tutti noi è quella di federare queste entità, pur senza creare un improbabile partito unico, su un tema unitario: rimettere l'uomo al centro. Con la sua imperfezione, i suoi limiti, i suoi caratteri imprevedibili e incalcolabili che sono la vita stessa.

Dove può arrivare una federazione del genere?
Io credo che in Italia ci sia la potenzialità per cacciare il governo Draghi e riportare il popolo al potere. C'è un 30% di popolazione, se non di più, fortemente scontenta di questa situazione, che aspetta una proposta vera e credibile, non contaminata con il vecchio potere né con la finta opposizione.