25 maggio 2022
Aggiornato 02:30
L'intervista

Zaffini: «Così il Covid ha aumentato le occasioni di corruzione nella sanità»

Il senatore Francesco Zaffini, di Fratelli d’Italia, lancia al DiariodelWeb.it l’allarme sulla corruzione sanitaria in Italia: un problema che provoca gravi danni ai cittadini

Il Senatore di Fratelli d'Italia, Francesco Zaffini
Il Senatore di Fratelli d'Italia, Francesco Zaffini Foto: Ufficio Stampa

Apriamo gli occhi sul problema della corruzione nella sanità. A lanciare l'allarme, nell'aula del parlamento, è stato il senatore Francesco Zaffini, di Fratelli d'Italia. Che ha acceso i riflettori su un tema troppo poco discusso ma esploso anche per via della pandemia da Covid-19. E che rischia di avere conseguenze molto gravi per i cittadini italiani. Il DiariodelWeb.it lo ha raggiunto.

Senatore Francesco Zaffini, che dimensione ha la corruzione sanitaria in Italia?
La mappatura di Transparency International Italia sul numero di casi di corruzione riportati dalle principali testate giornalistiche nel 2020 mostra come il settore della sanità si posizioni al secondo posto, con il 17,33%. Ma è evidente che questa sia solo la punta dell'iceberg. I media riepilogano 117 casi di corruzione, ma sono solo quelli venuti alla luce.

Ce ne sono tanti altri di cui non sappiamo nulla.
La logica banale è che ci sia un sommerso, un sottostimato enorme.

Che danni provoca questo fenomeno per i cittadini italiani?
Al di là dell'odiosa circostanza della corruzione nell'utilizzo del denaro pubblico, i danni sono doppi o tripli. Perché vengono meno risorse, ad esempio, sulla qualità delle prestazioni, sulla lunghezza delle interminabili liste d'attesa, sui dispositivi medici scelti non per la loro qualità ma per il profitto che se ne può trarre...

Ci perdiamo non soltanto in soldi, ma anche in salute.
E, senza esagerare, possiamo perdere anche vite umane. Pensate ai dispositivi per le terapie intensive che sono arrivati inutilizzabili, o alle mascherine cinesi comprate da Arcuri che non filtravano praticamente niente. Per fare solo i primi due esempi che mi vengono in mente.

Che ruolo giocano in questo senso le grandi multinazionali farmaceutiche?
Secondo un gruppo di ricercatori impegnato a migliorare la trasparenza nella sanità, nel triennio 2017-2019 il totale dei finanziamenti destinati dalle big pharma a donazioni, spese di viaggio, compensi per consulenze, organizzazione di eventi medici ammonta a un miliardo di euro. Chiaramente anche qui dentro bisogna andare a vedere che cosa succede, è facile dirlo.

Il Covid ha fornito un'ulteriore occasione di corruzione?
Il Covid ha potenzialmente aumentato il valore della produzione, per chi intende aggirare le norme e appropriarsi di denaro pubblico.

Circolavano più soldi e quindi il bottino era più ghiotto.
Mi vengono in mente quei malaugurati che si fregavano le mani all'indomani del terremoto de L'Aquila...

Il governo ha fatto abbastanza per arginare questo problema?
Il testo che è stato presentato nei giorni scorsi è un punto di partenza. Anche se, come sempre, si pensa di determinare la trasparenza semplicemente aggiungendo passaggi burocratici. E non so quanto questo possa rispondere alle necessità. Non è che la pubblicazione su un sito Internet determina la correttezza della transazione. Fatta la legge, trovato l'inganno.

Diciamo che si è compiuto solo il primo passo.
Come si è legiferato sulla trasparenza bancaria o delle fondazioni politiche, con lo stesso principio si affronta anche il campo sanitario. Non so fino a che punto si risolverà il problema. Anzi, se devo fare una previsione penso che lo si risolverà in minima parte.

Che cosa bisognerebbe fare, invece?
Intanto lasciare spazio a più mercato. Dove c'è concorrenza, porte aperte e circolazione d'aria, gli atteggiamenti truffaldini vengono denunciati prima di tutto dal concorrente che li vede. Bisogna dare la possibilità a tutti di accedere alle gare e agli acquisti, lasciando il minimo spazio possibile alla discrezionalità del singolo.

Poi?
Poi, in questo campo, non bisogna tornare indietro rispetto alla regionalizzazione della sanità. Che, in qualche misura ci ha aiutato, perché quantomeno ha frazionato il rischio. Ormai il 70-80% del bilancio delle Regioni è destinato a questo comparto. Tenere questa enorme massa di denaro concentrata tutta in un ministero, in un ministro, in un direttore generale comporta un rischio assolutamente maggiore rispetto a suddividerla in decine di dirigenti e assessori regionali. Quantomeno il corruttore deve girare l'Italia, invece di andare dritto a lungotevere Ripa, come succedeva nella prima Repubblica.

E infine?
Aumentare il livello di consapevolezza nell'immaginario collettivo, anche attraverso la comunicazione. In modo da creare uno stigma pesante e gravissimo verso chi si appropria illegittimamente di questo denaro, magari creando delle aggravanti nel codice penale. Come se si rubasse l'obolo in chiesa. Ci sono ancora tante cose da fare e voglio sperare che andranno fatte.